Scienza

Smog a Milano; l'area B non basta

Aperta il 25 febbraio, il giorno successivo le polveri sottili erano più alte di quelle precedenti. Segno che gli interventi anti-smog del Comune sono palliativi

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Luca Sciortino

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Nel primo giorno di area B a Milano, la più grande zona a traffico limitato d’Italia, si è registrato un aumento delle concentrazioni di polveri sottili. Quelle del tipo PM10, cioè con diametro uguale o inferiore a dieci millesimi di millimetro, hanno raggiunto punte fino a 75 microgrammi al metro cubo, molto sopra la soglia di 50 stabilita per legge. Nei giorni successivi queste polveri si sono mantenute sempre oltre il limite, con valori medi di 63 grammi per metro cubo registrati il 28 febbraio.

Questi numeri non sono di per sé significativi di quella che sarà la media delle emissioni registrata in tutto il 2019. Tuttavia fanno temere che le diminuzioni previste dal Comune di Milano per quest’anno, cioè del 14 per cento per il PM10 e del 4 per cento per gli ossidi di azoto, siano piuttosto ottimistiche. Infatti, nel 2018 vi erano stati 79 giorni di superamento della soglia e nei primi due mesi del 2019 ne sono già stati registrati più di 40 senza che vi siano perturbazioni all’orizzonte. Per i prossimi quattro anni il Comune prevede invece una riduzione della metà della concentrazione del PM10, una stima tutta da verificare.

Come provano studi recenti del Massachusetts Institute of Technology, il cambiamento climatico sta alterando sempre più i flussi di energia in atmosfera determinando alle medie latitudini condizioni meteorologiche caratterizzate da inverni sempre più miti e meno piovosi. Ciò significa che potremo contare meno sull’aiuto dei venti e delle piogge per sbarazzarci delle polveri sottili, un fatto che potrebbe riflettersi in una diminuzione meno marcata delle concentrazioni. Bisogna poi considerare che il Consiglio Europeo ha previsto nuovi limiti di riduzione delle polveri sottili da attuarsi in due fasi e a partire dal prossimo anno.

Intanto, gli effetti dell’inquinamento continuano a mietere vittime e, proprio per questo, richiedono interventi molto più urgenti e severi. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità i bambini del Nord Italia sono i più esposti d’Europa a polveri sottili e altri inquinanti: la media dei tumori infantili è di circa 200 per milione contro i 175 di tutta Italia e i 140 di tutta Europa.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente stima invece che nel 2015 in tutta Italia siano morre prematuramente 60200 persone per l’esposizione al PM2,5, 20500 per quella agli ossidi azoto e 3200 per l’ozono. Non è un caso che nel Maggio 2018 l’Italia sia stata deferita alla Corte Europea per il mancato rispetto dei limiti del PM 10, dopo la precedente procedura di infrazione per il superamento dei limiti degli ossidi di azoto.

Infine, come spiega Giampaolo Gobbi, un ricercatore del Cnr-Isac specializzato nella rilevazione e nello studio di modelli sulle polveri sottili, « a causa della sua geografia, e del fatto che le particelle si diffondono nell’atmosfera, la pianura padana è come un enorme recipiente: se le polveri sottili vengono emesse in un punto è l’intera regione che ne risente». Interventi per ridurre le polveri nel resto della pianura padana sono quindi altrettanto urgenti.

Secondo dati dell’Arpa, negli ultimi 18 anni in Lombardia si è registrata una lenta diminuzione delle medie annuali di PM10. Resta però il fatto che il numero di giorni per anno in cui le soglie sono state superate continua a essere alto, superiore ai 70 negli ultimi anni. In certi punti di rilevamento delle polveri sottili a Milano, anche vicino a scuole e luoghi frequentati dai bambini, si raggiungono valori di molto superiori alla media. «La principale fonte di emissione risulta il riscaldamento domestico» spiega Gobbi «tuttavia i trasporti su strada contribuiscono notevolmente e in diversa percentuale a vari inquinanti: per il 20-30 per cento al PM10 e per più del 50 per cento agli ossidi di azoto».

Questi ultimi, in condizioni di alta pressione ed elevata insolazione, danno luogo a reazioni di produzione di altri inquinanti come l’ozono. Non sono tanto i riscaldamenti a gas, quanto le stufe a pellet o a legna a produrre circa il 45 per cento del Pm10 in Lombardia. I motori diesel contribuiscono con il 14 per cento e gli attriti delle auto (freni e rotolamento dei pneumatici) per circa il 13 per cento.

E’ un fatto che più è alta la concentrazione di polveri sottili, e di inquinanti gassosi come l’ossido di azoto e l’ozono, maggiore è il danno sulla salute della popolazione: si calcola, per esempio, che un aumento di 10 microgrammi della media di PM10 per metro cubo di aria in una città faccia crescere il rischio del tumore al polmone del 22 per cento.

Mentre l’esposizione di uno due giorni a elevate concentrazioni di polveri sottili può provocare infiammazioni alle vie respiratorie, asma e problemi al sistema cardiocircolatorio, un’esposizione di tipo prolungato può causare malattie ben più gravi, a partire dalle patologie polmonari. Gli effetti acuti degli ossidi di azoto vanno da malattie infiammatorie alle vie respiratorie a patologie ischemiche del miocardio e aritmie cardiache. L’ozono è invece responsabile, tra le altre cose, di un abbassamento delle difese immunitarie.

Vista la situazione, bisognerebbe prima di tutto mettere fuori legge, a livello nazionale, tutti i tipi di riscaldamento più inquinanti, specialmente quelli a legna a bassa efficienza, e attuare politiche di sostegno per l’istallazione di boiler a pannelli solari. Secondo Gobbi, il Comune di Milano dovrebbe lavare le strade frequentemente, coordinandosi con le situazioni meteorologiche che via via si presentano. E dovrebbe proseguire con più decisione la sua azione di disincentivazione del trasporto privato a favore di quello pubblico, che dovrebbe essere ulteriormente potenziato.

Sono poi molti i punti della città dove si potrebbero piantare ancora alberi, scegliendo le specie capaci di assorbire maggiormente gli inquinanti e sulle quali vi è ormai una vasta produzione di articoli scientifici. Nei periodi di freddo intenso il Comune dovrebbe anche fare un uso oculato del sale a scopo antighiaccio. I copertoni che vi passano sopra mettono in circolo una notevole quantità di polveri sottili. Le auto elettriche che si diffonderanno sempre più in futuro produrranno più PM10 da attriti (frenate e rotolamento dei copertoni) perché più pesanti, ma in compenso emetteranno inquinanti da combustione.

Al comune cittadino non resta che attuare comportamenti tali da evitare il più possibile di inspirare queste sostanze. Usare l’automobile per spostarsi di pochi chilometri produce polveri sottili e non offre la possibilità di fare moto, utile per la nostra salute. Meglio evitare di sostare in luoghi vicini agli scarichi delle auto: ciò significa preferire abitazioni nei piani alti e muoversi in tram piuttosto che in metro, visto che le polveri tendono a concentrarsi in basso. Le giornate con condizioni meteorologiche avverse, vento, pioggia o neve, sono un vero e proprio antidoto alle polveri sottili. Un motivo per sopportarle un po’ di più finché non verranno presi provvedimenti più seri.

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