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Da Renzi a Emiliano: tutti gli spiriti del Pd

Dal "mangiafuoco" del partito al "baffo biforcuto", dal "fedele infedele" al "Dottor Freud" di Renzi: breve catalogo delle anime che agitano il partito

Lo stato dell'arte

Scomparire o ritornare? Dimettersi o rimanere? Salutata come la più eccezionale presa del potere, quella di Matteo Renzi, sta per mutarsi nella più lunga agonia dello sconfitto. Dimessosi dopo aver perso il referendum costituzionale, Renzi torna a fare il segretario del partito (per un giorno). E infatti, con una lettera agli iscritti, Renzi chiede “un grande coinvolgimento della base” e “una leadership legittimata da un passaggio popolare”. Oggi, alla direzione del Pd, potrebbe dimettersi da segretario per tornare rottamatore. Potrebbe dimissionare Paolo Gentiloni per condurci alle elezioni anticipate. E già la direzione si annuncia “ultima”, “tesa”, “una resa dei conti”. Torna così il lessico da vecchio partito, le liturgie, i “caminetti” snervanti, le correnti litigiosissime e l’assedio alla segreteria. L’Italia che Renzi aveva accelerato oggi si ferma ancora sull’ipotesi di scissione a sinistra, un altro classico italiano come Sanremo, sfoglia il calendario che è sempre elettorale. Insomma, è re-iniziata la conta non dei voti, ma degli spiriti. Eccone alcuni…

 

Renzi

Era pronto ad andare in America (6 mesi). Poi si è scoperto che stava scrivendo un libro di memorie. Si è fatto fotografare da “Chi” con il carrello della spesa ma sta per presentare il conto a Gentiloni che vuole defenestrare. La verità è che sogna le elezioni. Dicono che voglia, addirittura, presenziare il G7 di fine Maggio a Taormina. Ha sempre detto di poter fare a meno della politica e invece si è ammalato di politica.

D'Alema

Senza riposo e senza respiro. Renzi è l’elisir di Massimo D’Alema. La storia lo aveva accantonato, ma Renzi lo ha restituito alla contemporaneità. Organizza movimenti, recluta truppe, e minaccia la scissione. Mai i suoi baffi erano stati più biforcuti. Mai il suo vino (gestisce un’azienda vitivinicola “La Madeleine”) era stato più alcolico come nel 2017. Rancore d'annata.

 

 

Emiliano

È il Mangiafuoco del Pd. Fa il governatore della Puglia ma vuole scalare il partito. Estromettere Renzi “perché con lui siamo diventati il partito delle banche”. È arrabbiato come il Sud. Pancia e strepito. Proprio come il personaggio di Pinocchio, che starnutiva perché non sapeva piangere, annuncia ogni giorno di candidarsi perché in realtà non vuole candidarsi. Come si dice a Napoli: “Sono assai più le vuci che le nuci

Gentiloni

Il più sobrio e il più leale. Rimarrebbe fino a fine legislatura come desidera il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma non sa tradire Renzi che, proprio per il carattere, lo ha scelto come successore a Palazzo Chigi. Da ministro degli Esteri sarebbe stato hackerato dai russi, forse dai cinesi. Ma lui scriveva a penna e su fogli di carta. Sarà capace di nascondere, come nella lettera rubata di Edgar Allan Poe, la sua lettera di dimissioni e dunque restare premier?

 

Bersani

Cerca un nuovo Romano Prodi ma è costretto ad accontentarsi di Roberto Speranza. Non se ne va dal Pd ma chiede ogni giorno a Renzi di andarsene. È fedele alla ditta, ma ha votato no al referendum costituzionale. In pratica contro la ditta. Non vuole seguire D’Alema, né Emiliano, né Enrico Rossi, governatore della Toscana e candidato alla segreteria del Pd. È solo come nella celebre foto che lo ritraeva. “Cameriere? Una birra”.

 

Cuperlo

Intriso di letteratura. Condannato alla giovinezza (è stato l’ultimo segretario della Fgci) e come Italo Svevo all’inettitudine. Da outsider di Renzi sì è trasformato nel suo dottor Freud. Si inventa nuove leggi elettorali, rilascia interviste alla Oliver Sacks. La geografia (è triestino) lo condanna a essere diviso fra la lotta e la contemplazione.

Il Pd

Consolazione del cronista politico, rifugio del politico confuso. Non è un partito ma un ospizio d’inquieti, la casa accogliente dei nomadi senza residenza e dal futuro instabile. Descritto come un partito liquido. Il Pd è in realtà nebuloso e imprendibile come il vapore. Gas democratico.

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