Ecco come Regioni meno care diventano più efficienti
Alessandro Di Marco/Ansa
Ecco come Regioni meno care diventano più efficienti
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Ecco come Regioni meno care diventano più efficienti

L'esempio del Lazio. Mentre si attendono le riforme istituzionali promesse da Renzi

Con la riforma del Titolo V della Costituzione promessa da Matteo Renzi i 939 milioni di euro l'anno – quasi un miliardo – spesi dalle regioni per pubblicizzare l'Italia nel mondo (a fronte di ricavi molto modesti rispetto alle potenzialità del nostro settore turistico) saranno, forse, solo un brutto ricordo.

L'intento del governo è infatti quello di riportare sotto la gestione centrale molte delle competenze affidate negli anni scorsi agli enti locali che, tra sprechi e inefficiente, le hanno mal gestite. Nel frattempo, i tagli ai costi della politica cominciano a dare i loro frutti. E' il caso del Lazio dove, nell'arco di un anno, la Regione ha cominciato a produrre di più costando sempre meno alle tasche dei cittadini.

Per quanto riguarda le riforme, c'è, per esempio, un disegno di legge costituzionale che prevede di riportare il commercio con l'estero tra le competenze esclusive dello Stato. Sarebbe la fine di quelle missioni di dubbia utilità che spesso hanno visto coinvolti i nostri amministratori locali. Si pensi, per esempio, a quella effettuata a Giacarta dall'ex vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio, o alla trasferta giapponese di Roberto Cota per “rafforzare il Made in Piemonte nel mondo” o ancora alla governatrice del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, volata a Baku per incontrare i vertici azerbagiani al fine di mantenere alto l'onore delle barbatelle di Rauscedo tra i viticoltori locali.

Inoltre, mentre nelle aule dei tribunali di tutta Italia inizieranno a sfilare i consiglieri regionali rinviati a giudizio per le spese pazze (dai gratta e vinci ai vibratori, dai suv alle vacanze in Sardegna, dalle pecore alle seghe elettriche), il nuovo articolo 122 della Costituzione potrebbe aver già iniziato a vietare il versamento di soldi pubblici ai gruppi politici delle regioni. 

C'è poi il capitolo sulla riduzione dei dipendenti. Secondo Confartigianato nelle regioni italiane uno su tre oggi è di troppo e in alcuni casi l'esborso per i cittadini arriva a cifre astronomiche come i 178 euro versati da ciascun molisano. Mentre le aziende controllate dagli enti locali sono ormai oltre 7mila. Un numero che in parte spiega il perché del costante aumento delle tasse a carico dei cittadini per far fronte a costi sempre più elevati e che in futuro dovrebbero tornare sotto il controllo dello Stato.

Succederà davvero?

Intanto, come previsto dalla legge 213 del 7 dicembre del 2012 che recepiva il famoso decreto 174 sui costi della politica (funzionamento gruppi consiliari e trattamento economico di consiglieri regionali e assessori), le regioni avrebbero già dovuto operare tagli sostanziali alla spesa.

Come, per esempio, ha fatto il Lazio del dopo-Fiorito.

A un anno dall'elezione di Nicola Zingaretti il costo del consiglio regionale pro capite per i cittadini laziali è passato dai 18,50 euro dell'era Polverini agli attuali 10,50.

E' vero che alcuni costi restano indigeribili, come i 20 milioni annui spesi in vitalizi, ma grazie alla riduzione da 70 a 50 del numero di consiglieri e la sforbiciata del 20% ai loro stipendi, la spesa è stata ridotta del 35%, da 12.460.058 milioni di euro a 8.015.623.

Ci sono poi ulteriori 211,9 milioni di euro risparmiati, da quest'anno in poi, tra la riduzione delle direzioni regionali, delle posizioni apicali e l'introduzione della centrale unica degli acquisti per beni e servizi, tagli agli stipendi, consulenze, sponsorizzazioni, spese varie e la riorganizzazione di alcune società regionali.

Dal 2015 i contratti di locazione verranno abbassati del 15% per un risparmio di 700mila euro l'anno (si pensi che fino al 2008 la regione Campania spendeva 500mila euro all'anno per affittare un lussuoso appartamento di rappresentanza a New York con dipendenti annessi) e le spese di rappresentanza (consulenze, relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, mobili, arredi) ridotte del'80%, 6 milioni di euro l'anno in meno.

Assunzioni a tempo determinato e collaborazioni dimezzate; auto blu tagliate (risparmio di 1,3 milioni di euro in tre anni); tetto massimo ai compensi dei manager e amministratori di enti e società regionali ed eliminazione delle attuali 5 società controllate. Una cura da cavallo grazie alla quale il Lazio ha potuto ricominciare a investire in alcuni settori come l'innovazione e l'impresa, pagare i suoi debiti con i fornitori o trasferire al Comune di Roma una parte dei fondi bloccati per il trasporto pubblico locale.

E se si pensa che con meno soldi i consiglieri regionali abbiano avuto meno motivazioni per darsi da fare di più, basta citare il numero di leggi approvate quest'anno per dimostrare il contrario: 15 (su 127 presentate) contro le 7 (su 144 presentate) dell'anno scorso. E anche il consiglio regionale si è riunito con maggiore assiduità: 8 volte in più rispetto a 4 anni fa.

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