Ustica: fu guerra. Parola di Kojac
L'aereo Dc 9 dell'Itavia ricostruito nell'hangar di Pratica di Mare (Ansa)
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Ustica: fu guerra. Parola di Kojac

Come Eravamo

Da Panorama del 18 gennaio 1996


Alla venerabile età di 76 anni è tornato alla ribalta il generale Demetrio Cogliandro, ex capo del controspionaggio del Sismi, per decenni al centro di tutte le vicende più riservate e oscure legate al servizio segreto militare, soprannominato alternativamente "cap' e muorto" o "Kojac" per via del suo cranio calvo e lucido.

Cogliandro tolse il disturbo dagli uffici del Sismi nel 1982, anno della sua andata in pensione. Solo ufficialmente, però, perché quando il 2 novembre scorso Rosario Priore, il magistrato che indaga sulla strage del Dc 9 di Ustica (27 giugno 1980,81 morti) fece perquisire la lussuosa abitazione del generale, al terzo piano di una palazzina nel quartiere Giustiniana-Cassia, a Roma, trovò che Kojac aveva continuato a fare il suo mestiere, il controspionaggio, sino al 1991.

Risultato: 510 pagine sui più svariati misteri d' Italia, da Moro a Pecorelli, alle stragi e sui politici più potenti della Prima repubblica, tra le quali spiccano 15 schede su Ustica.

Destinate a chi? "E' verosimile che il destinatario fosse il Sismi" dice Massimo Brutti, presidente del Comitato parlamentare di controllo dei servizi. "La pratica di affidare la creazione di subarchivi a ex agenti è sempre stata diffusa. Ed è da cancellare, per evitare deviazioni, ricatti, inquinamenti".

Dalle carte di Cogliandro emerge una verità già delineata da numerose inchieste giornalistiche, ma mai ammessa da nessuna fonte istituzionale, politica o militare che sia. Ci fu una vera battaglia, quella sera, nei cieli di Ustica: da una parte caccia libici, dall' altra aerei militari americani e francesi. Obiettivo: il jet del colonnello Muammar Gheddafi che avrebbe dovuto passare per quelle rotte. Scrive Cogliandro nel marzo del 1990: "Secondo fonti confidenziali, il Dc 9 Itavia sarebbe stato abbattuto da un missile aria-aria. L' ipotesi più accreditata è che il missile sia stato lanciato da un Mirage francese". Uno scenario di guerra mai presentato all' autorità giudiziaria che su Ustica indaga ormai da oltre 15 anni. Del resto la massima segretezza è sempre stata la specialità di Cogliandro e del suo riservatissimo ufficio di controspionaggio di piazza Barberini: da una parte indagini precise che portarono alla scoperta di decine di agenti sovietici che venivano poi accompagnati al confine senza pubblicità, dall' altra dossier velenosi e informazioni sconvolgenti sugli affari del bosco e del sottobosco politico e militare, che finivano inevitabilmente in rapporti discreti che alimentavano guerre di potere, ma mai (o troppo tardi) arrivavano ai magistrati che avrebbero potuto far luce su quegli anni oscuri. Il tutto all' ombra di quella P2 che negli anni Settanta imperversava negli uffici dei servizi italiani.

Ecco allora Cogliandro al centro di vicende legate alle Brigate rosse (Francesco Pazienza, uomo legato al Sismi quando il capo era Giuseppe Santovito, lo accusò di aver avuto rapporti, con il nome in codice di Corti, con il brigatista Giovanni Senzani); al caso Cirillo (prima di essere ucciso dalla camorra, il criminologo Aldo Semerari chiese protezione proprio a Cogliandro); al tentativo della P2 di salvare il banchiere Roberto Calvi (è Pazienza a parlare di una sua partecipazione a una riunione, a Montecarlo, nella quale si presero decisioni per screditare i vertici della Banca d' Italia, ostili a Calvi). Ecco, ancora, Cogliandro al centro di quel dossier Mi. Fo. Biali sullo scandalo dei petroli, pubblicato dall' agenzia Op di Mino Pecorelli, che segnò, sul finire degli anni Settanta, il momento più drammatico della guerra sotterranea politica in Italia e portò in galera i vertici della Guardia di finanza, ma non i loro padrini politici. Sulla vicenda, per la prima volta in modo così palese, interviene oggi il senatore Giulio Andreotti, che è imputato per l' omicidio di Pecorelli. "Dalle carte" dice "appare che il colonnello Cogliandro era quello che aveva fatto l' assemblaggio di tutto quel carteggio Mi. Fo. Biali che fu poi trovato da Pecorelli e che è forse alla base di una delle possibili interpretazioni di tutta la vicenda che è accaduta dopo (la morte di Pecorelli, ndr)".

Ma è su Ustica che Cogliandro appare davvero protagonista. Non ufficialmente, perché, come scrive la commissione parlamentare Stragi sulla base delle carte, incomplete, che le sono arrivate, "il Sismi si preoccupò solo di vedere come procedeva l' inchiesta, non fece altro" e "la sua attività sembra quasi esclusivamente interessata a verificare la tenuta della posizione ufficiale assunta dall' Aeronautica militare della assoluta estraneità italiana all' incidente". Ma protagonista in gran segreto. Prima, come colonnello in servizio, con rapporti rimasti nelle casseforti del Sismi; poi, dal 1984 al 1991, quando direttore del Sismi era l' ammiraglio Fulvio Martini, come generale in pensione, con quelle 15 schede trovate a casa sua. Si scopre ora che sulla telefonata anonima fatta alle 14.10 del 28 giugno 1980, il giorno dopo la strage, che attribuiva falsamente la caduta del Dc 9 a una bomba portata dall' estremista di destra Marco Affatigato, Cogliandro sapeva tutto. Il 2 luglio, quattro giorni dopo, stila un rapporto: la telefonata è stata fatta da un giornalista amico dell' allora ministro dell' Industria, Antonio Bisaglia, che, per concordarne i termini, la mattina del 28 giugno, prima si è recato al Viminale, poi alla questura di Roma.

Che bisogno c'era di depistare se, ufficialmente, il Dc 9 era caduto per cedimento strutturale? Perché erano i vertici del potere a depistare? Ebbene, quel rapporto di Cogliandro non giunse mai al presidente del Consiglio di allora, Francesco Cossiga, né al ministro della Difesa, Lelio Lagorio. Dalle carte di Cogliandro si scopre, ancora, che la mattina dopo la strage, su Ustica ci fu una riunione di militari al ministero della Difesa. Perché mai, se era cedimento strutturale di un aereo di linea? Da due altri appunti del controspionaggio si scopre poi che il Mig libico trovato sulla Sila il 18 luglio 1980 viene dato per caduto in giugno, dunque ha a che fare con la vicenda di Ustica. Di tutto questo la magistratura non ha saputo nulla per 15 anni. E i politici? Dice Daria Bonfietti, deputato e segretario della commissione Stragi: "Io mi rifiuto di pensare che ci fossero dei militari, dei servizi e dello stato maggiore, incapaci e inefficienti e dei politici ingenui. Dalle carte emerge che Cogliandro parlava già, anni fa, di uno scenario di guerra. Ci sono responsabilità politiche e dei nostri servizi segreti. Bisognerà stanarle".

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Corrado Incerti