Sotto l'albero niente, le riforme di carta delle strette intese
ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Sotto l'albero niente, le riforme di carta delle strette intese
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Sotto l'albero niente, le riforme di carta delle strette intese

Natale alla Camera tra caos e spot sulla legge di stabilità

L’abolizione delle Province? Ci pensa il disegno di legge del ministro renziano Graziano Del Rio. E di colpo scompaiono. Al loro posto? Le città metropolitane.  Le Province non ci sono più, oplà. Ia riduzione del cuneo fiscale e della presione fiscale in generale? Qualche cosetta si fa, certo non basta, ma l’inversione di tendenza c’è. Oplà. Alberto Alesina si arrabbia su «Il Corriere della sera» e dice in buona sostanza che siamo stati presi in giro e che con questi tagli inesistenti l’Europa non ci concederà  alcuna flessibilità? Ma che fa? Il segnale «signori si cambia» è stato dato.  Così sere fa in tv il ministro Beatrice Lorenzin (Nuovo centrodestra) risolutissima ha ammonito,  con il ditino alzato,  l’imprenditrice della nota grappa Nonino, che con signorile pazienza  l’ha ascoltata.  Ma la nave del governo Letta-Alfano va.  Oplà. Dove va? Va forte verso le riforme di carta.

Che gli italiani si troveranno sotto l’albero di Natale. Scarteranno i tanti pacchi e pacchetti  che sono stati loro donati dalla legge di Stabilità e dentro troveranno il vuoto.  I portafogli sono già stati svuotati dalle nuove tasse messe al posto dell’Imu, sopravvissuta in molte città.Troveranno anche i pacchi e pacchetti  del «maghetto di Firenze» (come chiamano i detrattori  interni il neosegretario del Pd Matteo Renzi) e troveranno altre riforme di carta. Tante scatolette ben confezionate,  sotto il nome «cambiamento». Il più importante è il job act:  flessibilità del lavoro: assunzioni a tempo indeterminato  ma senza articolo 18 per tre anni e sgravi fiscali per gli imprenditori. Ma se già ai medesimi imprenditori sono state date briciole per la riduzione del cuneo fiscale perché, di grazia, ora di colpo sarebbero beneficiati dal job act? Inutile avventurarsi in seriose domande.  L’importante per il governo Letta-Alfano e per il detentore della golden share delle piccole e strette intese è annunciare.

 La madre degli annunci di tutte le riforme di carta,  ben confezionate in pacchi e pacchetti  propinati agli italiani sotto l’albero di Natale,  fu l’abolizione del finanziamento ai partiti. Un bel decreto di Enrico Letta (che  in realtà doveva  subito dare il segnale a Renzi su chi comandava)  dopo le primarie del Pd e oplà ecco  la riforma tanto agognata dagli italiani. Se tutto andrà bene ci sarà nel 2017, emendamenti  e imboscate in parlamento  permettendo.  Campa cavallo. Ma il segnale è stato dato. L’importante è anunciare. Come concretamente fare è solo un noioso dettaglio.

Tra un trionfo di spot del governo di  piccole intese, contento di aver mangiato il suo primo panettone,  e un caos che non si vedeva più dai tempi in cui arrivavano all’ultimo momento utile in parlamento le vecchie Finanziarie stracariche di emendamenti  omnibus, benvenuti al Natale alla Camera, ridottasi  ad approvare in affanno  la legge di Stabilità (se la legge che regola l’economia del Paese non viene approvata entro il 31 dicembre si va all’esercizio provvisorio). Ora la palla ripasserà al Senato. Ma intanto Letta si è fatto valere su Renzi. Il quale nel frattempo per non essere da meno ha fatto anche un bello spot umanitario a Lampedusa.  Dice, «il maghetto di Firenze» di non essere d’accordo sugli affitti d’oro degli edifici della Camera,  usciti dalla porta e rientrati dalla finestra, ma per carità no ai «populismi» grillini e di Forza Italia. Poi, rassicura Letta che il governo va avanti.  Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni in tv si avventura  addirittura in un’analisi secondo la quale ora che Silvio Berlusconi è all’opposizione il governo sarebbe più forte. Oplà. I forconi, le aziende che chiudono,  le tasse che aumentano?  Una fiction. L’importante è aver mangiato il panettone  e mangiarne tanti altri ancora. Tutto il resto (la realtà) è noia.

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