Covid sangue
(Ansa)
Covid sangue
Salute

Un esame del sangue ci dirà quanto è grave il nostro Covid

Ci sono novità nella lotta contro la pandemia, sia nella diagnosi che nelle possibili cure

Quando un paziente arriva al pronto soccorso con una diagnosi di Covid-19, i medici hanno pochi mezzi per prevedere se diverrà un malato grave e necessiterà di una terapia intensiva. La possibilità concreta di una tale previsione sarà una svolta cruciale nella lotta a questo virus perché permetterà di razionalizzare e pianificare i ricoveri in maniera più efficace. Siamo ora molto vicini a questo traguardo: uno studio della Yale University negli Stati Uniti, riporta su Blood Advances di avere individuato alcuni biomarker, sorta di segnali biologici associati all'attivazione di globuli bianchi, i cui livelli alti sono indice della necessità, a distanza di giorni, di terapia intensiva con respiratori artificiali.

Questa ricerca è basata sul profilo proteomico di un vasto numero di pazienti che hanno avuto differenti decorsi della malattia. Cinque proteine associate con un tipo di globuli bianchi, i neutrofili, erano molto elevate all'entrata al pronto soccorso in quei pazienti che sarebbero diventati malati gravi e che non avevano sintomi seri al momento dell'esame del sangue. Erano invece basse per tutti i pazienti che non sarebbero divenuti gravi e non sarebbero morti. Alfred Lee, uno degli autori dello studio, dice che «questa ricerca si tradurrà in uno strumento diagnostico a breve e che favorirà non solo la previsione ma anche l'efficacia delle cure. Molti dei farmaci in uso attualmente hanno potenziali effetti collaterali, quindi identificare quali pazienti possono veramente trarne benefici sarà essenziale».

La cosa interessante è che la maggior parte delle proteine identificate erano state associate in precedenza all'obesità, ma mai al Covid-19 e altre malattie virali. Quindi questa ricerca suggerisce una connessione tra i rischi per Covid-19 e l'obesità che era del resto già nota nei fatti: il rischio di ricovero per i pazienti obesi è tre volte maggiore degli altri pazienti ed è stata provata una correlazione tra obesità e rischio di morte da Covid-19. I neutrofili sono cellule che rilasciano mediatori chimici della risposta infiammatoria e che sono di per sé elevati già quando una persona è obesa, ma il Covid-19 amplifica l'infiammazione fino a provocare danni a tessuti e organi.

Nel frattempo altri gruppi di ricerca stanno cercando di capire se esistano vitamine capaci di frenare le tempeste di citochine che possono verificarsi nella fase acuta del Covid-19, ma anche in altre malattie infettive come l'Ebola, il vaiolo e l'influenza aviaria. Le citochine sono molecole proteiche prodotte da alcune cellule che possono indurre nelle cellule vicine o di tutto l'organismo effetti deleteri. Insieme alle trombosi, le tempeste di citochine sono legate alla gravità del Covid-19.

Finora vari studi avevano esplorato il ruolo delle vitamine B e C e di minerali come lo zinco e il magnesio per fortificare la risposta immunitaria contro il Covid-19. Adesso la rivista di ricerca Frontiers in Nutrition chiarisce che anche un'altra vitamina, la B6 ha un immenso potenziale nella difesa contro l'infezione da Covid 19. Nello studio, i ricercatori scrivono che i suoi livelli sono sempre estremamente bassi nelle persone che hanno infiammazioni croniche, come potrebbero essere gli obesi, i diabetici e i malati di cuore, cioè proprio quelle categorie più a rischio di morte di Covid-19. Tra l'altro è anche noto che la vitamina B6 è un nutriente anti-trombosi e anti-infiammazione. La sua mancanza genera insonnia, ritenzione idrica e debolezza fisica e mentale. È presente nella frutta, in particolare la banana e l'avocado (ma non negli agrumi), nel pesce, negli spinaci, nelle patate e nei legumi. Il suo fabbisogno giornaliero è di circa 1,5 milligrammi per gli uomini e di 1,1 milligrammi per le donne. Se uno mangia una grossa banana assume almeno il 45 per cento del fabbisogno giornaliero di una donna, mentre se uno mangia una piccola banana ne assume il 28 per cento circa. Per la resistenza alle infezioni, è comunque necessaria una dieta nella quale sono presenti anche le vitamine C, E e D, potenti ossidanti.

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