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Salute

Bassetti: «Rispetto a febbraio oggi possiamo combattere meglio il Covid»

L'infettivologo genovese spiega quale sia oggi la situazione dei malati di Covid e contesta alcune norme contenute nell'ultimo Dpcm del governo

«Siamo tornati alle misure di aprile, invece occorre vivere giorno per giorno da realisti».

Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova da sempre in prima fila contro il Covid commenta così le norme presenti nell'ultimo Dpcm del governo come le nuove misure restrittive contro il Covid. E non è molto convinto delle decisioni dell'esecutivo

«Il Dpcm va a colpire completamente la vita di relazione che gira intorno a bar ristoranti e locali ma non è la movida che fa girare il covid e la dimostrazione lo darà il fatto che nonostante il decreto cambieranno poche cose. I miei pazienti da luglio a oggi si sono contagiati in famiglia andando a lavorare, a scuola, in viaggio o venendo in contatto con operatori sanitari. Se si continua a colpevolizzare la vita notturna non ne usciremo più. Il virus è entrato nel Paese e dobbiamo tutti insieme accettare le misure e spiegarle non imporle. I contagi delle scuole rappresentano un problema minoritario ma portano tutto un movimento di genitori e studenti che favoriscono i contagi. Sulla mascherina all'aria aperta non c'è nessuna evidenza scientifica ma noi del mondo scientifico ci siamo piegati alla politica per aiutarla a dare un segnale forte sulle norme anticovid. Invece sulla nuova presa di posizione nella quale si prevede un solo tampone e si riduce a 10 giorni la quarantena ritengo sia molto valida. Anzi avremmo dovuto adottarla prima ma ci sono voluti 2 mesi e mezzo. Abbiamo chiuso in casa tanta gente, quando avremmo potuto adottare un protocollo da subito più rapido. I ricoverati oggi sono di bassa complessità ed il 95 per cento sono asintomatici. Per arrivare a zero casi bisognerebbe chiudere il mondo ma il virus circolerebbe comunque, dobbiamo accettare un rischio minimo. Con queste misure quindi é come ammazzare gli uccellini usando un bazooka, muoiono tutti ma si sarebbero potuti usare altri mezzi».

La forza del virus è diminuita?

«Oggi noi siamo più bravi a curarlo. Ci siamo accorti che la durata della positività è molto ridotta. La mortalità tende quasi allo zero come accade per poche malattie infettive».

Da un punto di vista scientifico come spiega che molte persone venute a contatto con il virus non abbiano contagiato altri membri dello stesso nucleo familiare?

«Per quanto riguarda la trasmissione del virus, il covid dopo l'influenza ha la contagiosità più bassa di tutte le malattie infettive. Lo dimostra il tasso di riproduzione R0. Ad esempio il morbillo può contagiare fino a 30 persone in una stanza con un RO di 12.18 mentre il SARS-Cov-2 fino a 3/4 persone con R0 di 1.4. Le altre malattie tipo la Varicella hanno 5.7, la pertosse 12.17, la poliomielite 5.7 ed infine la semplice Influenza ha un RO di 1.2 1.6 molto vicino al coronavirus. In conclusione credo che noi medici diciamo tutti la stessa cosa ma in maniera diversa chi più allarmista chi meno e purtroppo la gente continua a venire in ospedale anche quando non ne ha bisogno. Dobbiamo remare in tutti insieme e far passare il messaggio che se ti infetti adesso possiamo curarti cosa che a marzo ad aprile non potevamo fare. Bisogna diffondere ottimismo nei pazienti il terrorismo non serve».

Questa la risposta alla stessa domanda del Prof. Lopalco, altro noto infettivologo

«È abbastanza normale. Non tutti hanno la stessa suscettibilità all'infezione. Se circolano cariche basse molto riescono ad evitare l'infezione naturalmente con le proprie difese. Dipende comunque sempre un po' anche dal caso. Su 100 focolai ci sono quelli in cui si infettano 4 persone e quelli in cui se ne infettano 50»

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