Renzinomics: il gioco delle bolle e delle balle
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Renzinomics: il gioco delle bolle e delle balle
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Renzinomics: il gioco delle bolle e delle balle

Il bluff dietro la regalia una tantum degli ottanta euro

Ci siamo. Alla fine di maggio un gruppo selezionato di italiani senza alcun criterio di equità (perché i poveri no? E i pensionati? E gli autonomi?) troverà in busta paga il bonus: che, calcolato per tutto il 2014, sarà in totale di 640 euro e dunque inferiore ai 54 euro al mese. Cifra assai lontana dai 1.000 euro netti all’anno di cui vaneggiò Matteo Renzi nella conferenza stampa del 12 marzo scorso. È ovvio che siamo contenti per chi intasca il bonus, anche se non è per sempre ma è limitato a quest’anno.

Quando però, esaurita la sbornia della propaganda, i «selezionati» faranno per bene i conti scopriranno il bluff che Panorama, in compagnia di pochi altri «gufi», denuncia fin dall’annuncio del premier. E i conti sono quelli che si faranno mettendo insieme i balzelli sussurrati dal governo e nascosti sotto il tappeto dalla grancassa mediatica, ovvero le impressionanti tasse sulla casa, le addizionali comunali e regionali, le insopportabili patrimoniali nascoste qua e là e via tartassando. Piaccia o no, la verità è che la pressione fiscale aumenterà ancora nel 2014 fino al 44,1 per cento (lo dicono i gufi di Bankitalia) e porrà l’Italia stabilmente in testa tra i paesi più bastonati dell’eurozona. A dar retta agli altri gufi di Confcommercio sarà ancora più alta (44,2 per cento), per non parlare dei gufoni della Cgia di Mestre che hanno calcolato addirittura oltre il 53 per cento le tasse che paga un artigiano senza dipendenti su un reddito di 30 mila euro.

Alle piccole e medie imprese va ancora peggio: versano allo Stato fino al 63 per cento di quanto incassano. Piccolo dettaglio: le imprese italiane con meno di 10 dipendenti rappresentano il 95 per cento del totale. In definitiva il giorno della liberazione fiscale, cioè la data a partire dalla quale non lavoreremo più per pagare le tasse ma per le nostre tasche, sarà il 22 giugno e quindi dopo 164 giorni dall’inizio dell’anno. E siccome questa scadenza è calcolata sul principio che tutti pagano le tasse, la verità è che la «liberazione» giungerà quasi a fine luglio.

Potrei continuare a snocciolare numeri e cifre, inganni e affabulazioni, magheggi e illusioni messi in fila da Renzi (un elenco, ancora incompleto, è disponibile da pagina 52). Sulle grandi riforme annunciate e arenate vale per tutte la tragicommedia del «Jobs Act» e si veda in proposito la lucida e spietata analisi di Luca Ricolfi a pagina 48. Basta e avanza questa vicenda per capire in che mani siamo. Matteo Renzi, tra una smargiassata e l’altra, può ancora recuperare. È sufficiente che si sforzi, con un po’ di umiltà, di dire come stanno veramente le cose e di rinunciare finalmente al pirotecnico gioco delle bolle e delle balle. Ma qui casca l’asino.
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