Renzi cotto a fuoco lento
ANSA/CARLO FERRARO
Renzi cotto a fuoco lento
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Renzi cotto a fuoco lento

Per il leader del Pd cresce il rischio logoramento, stretto com’è fra Letta e nomenklatura di partito.

Che il rischio sia quello di un logoramento lento lo hanno presente tutti i renziani. Sia quelli doc, sia gli acquisiti. «Io» dice Nicola Latorre «andrei alle elezioni non in maggio, ma domani. È evidente, infatti, che il tentativo degli altri è quello di cucinare Matteo Renzi a fuoco lento. Non so, però, se riusciremo ad andare al voto, anche perché non so fino a che punto il Cavaliere le vuole». La tesi è condivisa anche da una renziana di vecchia data come Rosa Maria Di Giorgi: «Se il governo va avanti così, ci ucciderà». Il primo a saperlo è Renzi, che parla del governo come se fosse di qualcun altro: «Io con quelli non c’entro niente».

Solo che il leader pd si trova in una gabbia: è costretto a sostenere un esecutivo che non gli piace e che, paradossalmente, lavora contro di lui. Insomma, Renzi oggi è forte ma rischia di finire in un angolo da cui uscirà molto debole, se non avrà la capacità di reagire. E il suo primo problema è la legge elettorale. Ne ha bisogno subito perché, se l’indice di gradimento del governo continua a precipitare (un sondaggio Swg gli assegna il 20 per cento, indicandolo come il peggiore della storia), il leader pd deve garantirsi una via d’uscita. Intanto deve stare attento alla scelta del sistema elettorale. Il doppio turno di coalizione, che piace alla nomenklatura del vecchio Pd e ad Angelino Alfano, è un’arma a doppio taglio: darà pure una maggioranza (come farebbe anche un Mattarellum corretto), ma favorisce i partiti intermedi, offre loro una prospettiva. Quindi, com’è funzionale al partito di Alfano, lo è anche per una potenziale scissione nel Pd. Eventualità non da escludere, visto che il numero delle vittime del Rottamatore cresce ogni giorno. Per ora i possibili protagonisti di un’operazione del genere hanno scelto il silenzio: per aprire la scissione devono sapere quando si voterà (se fosse in maggio non avrebbero tempo di organizzarsi) e come. Ma intanto caldeggiano il doppio turno di coalizione. E lanciano avvertimenti: «Matteo» dice Ugo Sposetti, che controlla le fondazioni proprietarie degli immobili degli ex Ds, «deve stare attento. Se si mette d’accordo con Berlusconi rischia di ripetere gli errori di Walter Veltroni, che s’accordò sulla legge elettorale col Cavaliere, poi perse le elezioni e il partito. Anche perché il Pd è spietato, carnivoro. Non è un partito padronale come Forza Italia: non perdona nessuno».

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