Renzi ed il linguaggio delle slide
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Renzi ed il linguaggio delle slide

Per l'esperto di comunicazione Alessandro Amadori, Renzi, con il suo linguaggio aziendale e antiburocratico è il miglior allievo di Berlusconi - Foto: Renzi o Obama?

Non è un caso che Marcello Dell'Utri, storico fondatore di Forza Italia, abbia dichiarato a La Stampa che uno come Matteo Renzi lo avrebbe assunto immediatamente in Publitalia. Lo dice, in modo diverso, anche Alessandro Amadori, tra i più originali esperti di comunicazione politica: «Le slide di Matteo per spiegare i provvedimenti del governo presentate in pompa magna durante la conferenza stampa? Non rappresentano una novità dirompente in Italia. Sono state mutuate dalle tecniche di comunicazione aziendale introdotte, in politica, vent'anni fa, da Silvio Berlusconi. Anche in questo caso - con buona pace di molti elettori di sinistra - Renzi si è dimostrato un ottimo allievo del Cavaliere» spiega il sondaggista.

«Ma direi che quasi tutto, sul piano del linguaggio - continua Amadori -  ricorda il Berlusconi nel 1994: la forma della convention aziendale, si pensi alla Leopolda, il linguaggio così lontano da quello ingessato dei governi Letta e Monti e della prima repubblica, le slide. Tutto stride con il linguaggio tradizionale della sinistra. Il suo vero problema è che cosa succederà al suo Pd, come reagirà il corpo e l'elettorato del suo partito, dopo l'introduzione - anche linguistica - di questi geni mutanti di altra specie».

E i contenuti? Non sono forse i tagli del cuneo fiscale una storica bandiera della sinistra e dei sindacati? «Ci andrei cauto. Renzi si rivolge tecnicamente alla classe media, come il primo Berlusconi. Si rivolge non ai poveri o agli esclusi, come voleva certa retorica di sinistra, ma a quelli che guadagnano 1500 euro al mese. Anche in questo caso rompe con una certa tradizione culturale» aggiunge Amadori, poco prima di fare una previsione che potrebbe far drizzare i capelli a molti elettori del Pd. «Renzi si è allontanato dal tradizionale elettorato di sinistra, è un brand a se stante, un battitore libero. Non escluderei, tra vent'anni, di ritrovarlo in un contenitore diverso da quello del centrosinistra. La sua forza è oggi il suo brand, non il suo partito».

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