Toto Quirinale: Prodi ma occhio a Letta (Enrico)
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Toto Quirinale: Prodi ma occhio a Letta (Enrico)
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Toto Quirinale: Prodi ma occhio a Letta (Enrico)

Dopo la minaccia di dimissioni di Napolitano nei palazzi della politica si riparla dei possibili successori

Il più gettonato apparentemente è Romano Prodi. Ovvero «il Professore/2 la vendetta», che supportato da Matteo Renzi potrebbe salire all’agognato Colle, negatogli dai 101 franchi tiratori nella scorsa primavera. Ma anche se nel Palazzo se ne parla, e da tempo, tra il dire e il fare c’è sempre un po’ di mezzo il mare delle acque increspate e alquanto indecifrabili di questo passaggio politico. Tutto dipende dalla durata del governo Letta-Alfano e naturalmente innazitutto da quanto tempo «Re Giorgio secondo» vorrà rimanere sul suo «trono».

Il capo dello Stato è tipo pignolo, resistente anche fisicamente nonostante l’età, ed ha ancorato il suo secondo mandato più che alla durata del governo alle riforme costituzionali che rischiano però di passare in cavalleria anche adesso. Quindi, se il tempo delle riforme si allunga, potrebbe allungarsi anche il suo mandato. 

In ogni caso se il capo dello Stato dovesse lasciare, eventualità che lui stesso non ha escluso se si andasse al voto anticipato, c’è già almeno una terna di nomi che sarebbe pronta a candidarsi alla sua sostituzione. Dopo Prodi, nel toto Quirinale viene dato Luciano Violante. Se Prodi è uomo divisivo,  impregnato della cultura giustizialista, l’ex presidente della Camera, ex comunista di rango, nonché ex magistrato che di posizioni giustizialiste, all’epoca di Mani pulite, si intende molto di più del Professore bolognese, ha fatto come una riconversione ad «u» rispetto al suo passato. Violante esponendosi al pubblico ludibrio del popolo del Pd ossessionato dall’antiberlusconismo, prendendosi pure gavettoni d’acqua alle feste dell’«Unità» la scorsa estate, si è fatto paladino del diritto alla difesa per Silvio Berlusconi rispetto alla decadenza da senatore. Anche lui come valenti costituzionalisti ha messo in dubbio la retroattività dell’applicazione della legge Severino. Quello di Violante è suonato come un evidente segnale di pacificazione indirizzato al popolo berlusconiano. Come terzo papabile nel toto Quirinale, ma con molte meno chance rispetto agli altri due, resiste Massimo D’Alema. Renzi lo ha rottamato, ma fino a un certo punto. D’Alema è stato l’unico che si è battuto a viso aperto contro «il fiorentino» (così gli avversari interni chiamavano, fino alle primarie dell’8 dicembre,  il neosegretario), cosa che ha contribuito anche al suo ingresso nella nuova direzione. E poi, confida un renziano doc a Panorama.it «tra Matteo e Massimo c’è un rispetto reciproco, non a caso si incontrarono la scorsa primavera a Palazzo Vecchio». Ma da qui alla salita di D’Alema al Quirinale ce ne corre.

Tutto dipenderà dalla durata del governo. Oltre che ovviamente da quanto tempo «Re Giorgio secondo» intende restare. Più durano entrambi, più la politica italiana potrebbe avere delle sorprese. La più consistente, l’ultima indiscrezione che circola in questi giorni nel Palazzo, potrebbe essere un ticket Renzi (a Palazzo Chigi)  ed Enrico Letta (al Quirinale). Ma per salire sul colle più alto il premier avrà dovuto compiere 50 anni. Accadrà nel 2016. Secondo i maligni sarebbe anche questa la ragione per la quale l’ancora troppo giovane (per il Colle) Enrico sarebbe così determinato a portare avanti il governo. Diventare capo dello Stato a poco più di cinquant’anni per lui sarebbe davvero un bel colpo. Ma tra il dire e il fare, o meglio il desiderare, c’è sempre di mezzo il mare della politica mai increspato da così tante incognite come in questo momento.

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