Quando i boss della mafia vengono ripudiati dai parenti
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Quando i boss della mafia vengono ripudiati dai parenti
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Quando i boss della mafia vengono ripudiati dai parenti

A Gioia Tauro un bimbo di 11 anni svela i segreti del clan del padre. Ma non è il primo caso

Il bambino e i segreti delle 'ndrine

Pochi anni ancora e sarebbe diventato lui l’erede della cosca. Ed invece, un bambino di 11 anni, figlio di un boss della Piana di Gioia Tauro, ha stravolto il suo destino che sembrava già segnato: ha svelato i traffici e organigrammi della 'ndrangheta.

Il padre è stato arrestato pochi mesi fa dai carabinieri, sua madre si è pentita e anche lui ha iniziato a parlare.

Il figlio del boss davanti al pm della Dda di Reggio Calabria Giulia Pantano ha spiegato come “operava” la ‘ndrina capeggiata dal padre, chi erano gli affiliati e come e dove veniva chiesto il pizzo. Non solo. E’ riuscito, nonostante la sua giovane età a dare informazioni importanti sui traffici di stupefacenti gestiti dal padre.

Giovanissimo ma già molto preparato con conoscenze anche sull’uso delle armi, abituato a maneggiarle fin da piccolissimo. Ma questo ragazzo che era destinato a diventare uno dei boss della ‘Ndrangheta calabrese è riuscito a seguire le orme della madre, da poco diventata testimone di giustizia e a collaborare con le autorità. Le sue informazioni sono già state considerate importanti dagli investigatori per ricostruire l’organigramma della cosca di San Ferdinando.

il boss Messina Denaro ripudiato dal nipote

C’è chi ripudia e chi giustifica ogni atrocità in nome del “padre”. Giuseppe Cimarosa parente di Matteo Messina Denaro e Lucia Riina sono le due facce di una stessa medaglia.  Nell'intervista rilasciata nell’agosto 2013 ad una televisione svizzera, Lucia Riina, figlia del boss Totò si dice ''dispiaciuta'' per le vittime del padre per poi giustificare ''che tutti siamo figli di qualcuno'' e che non si deve restare nel passato ma andare avanti per le generazioni future.

Giuseppe Cimarosa invece ripudia l’”illustre” parente e si allontana anche dal padre arrestato sempre nell’ambito di un’operazione volta a stroncare il potere del super boss latitante Messina Denaro. Storie diverse


Il no alla Mafia di Giuseppe Cimarosa

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Dopo poco più di un anno, davanti a mille persone tutte in piedi ad applaudire, Giuseppe Cimarosa, 32 anni, ha ripudiato invece il cugino di sua madre, il superlatitante Matteo Messina Denaro, parlando anche del padre arrestato per mafia e ora pentito. "Sono un parente di un mafioso che ha deciso di scagliarsi contro i mafiosi", ha detto in lacrime dal palco della Leopolda siciliana. "Mia madre è cugina di primo grado di Matteo Messina Denaro e mio padre è stato arrestato nell'ambito dell'operazione Eden".

"Vivo a Castelvetrano e sto soffrendo parecchio. Non abbiamo accettato il programma di protezione perché non si deve accettare la paura delle ripercussioni come alibi... Ho voglia di riscatto - ha continuato commosso- anni fa ho deciso di andare via da Castelvetrano. Essere parente di Matteo Messina Denaro è un problema che non si può risolvere".

"La presenza di Matteo Messina Denaro é ancora molto forte - ha aggiunto - quando mio padre è stato arrestato, il mio desiderio era quello di andare via. Poi lui mi ha spiazzato, dicendomi delle cose e io ho deciso di restare al suo fianco. Dico ai giovani che proprio le persone come me devono dare un taglio. Chi sa cosa significa il nero e il marcio che c'è in questo fenomeno deve dare un contributo. E questo è il contributo che voglio dare. Lo voglio fare pubblicamente per togliermi questa macchia. La mia salvezza sono i sogni, e il mio è lavorare con i cavalli"

La figlia che ripudia il boss dell’Acquasanta

13 febbraio 2014: Giovanna Galatolo, figlia di Enzo, boss dell'Acquasanta, ha deciso di voltare le spalle alla sua famiglia.

«Non voglio più stare nella mafia, perché ci dovrei stare? Solo perché mio padre è mafioso? No, non ci sto. Non voglio stare nell'ambito criminale. Né voglio trattare con persone indegne. Adesso che collaboro mi vogliono fare passare per prostituta. Io voglio dedicarmi solo a mia figlia». Giovanna ha deciso di collaborare con la giustizia. Le dichiarazioni della donna entrano per la prima volta in un processo. Si tratta di quello che vede imputati Angelo Galatolo e Franco Mineo, ex deputato regionale di Grande Sud


La figlia ripudia Maniero perché pentito

Settembre 1995. Non doveva pentirsi, ma scontare tutta la condanna che gli era stata inflitta. La figlia, all’epoca 19 enne, ripudia pubblicamente il padre, il boss della mala del Brenta, Felice Maniero .

Capelli lunghi biondi, occhi azzurri e molto determinata, Elena, la primogenita del boss decide di "chiudere" i rapporti con un padre che da "primula rossa" della criminalità organizzata, è diventato un collaboratore della giustizia. "Mio padre ha scelto la sua strada e io la mia, e sono diverse. Io con lui non voglio avere più nulla a che fare". Elena al padre sembra voler rimproverare soprattutto la mancanza di coerenza. Di Felice Maniero la ragazza non capisce l' improvviso voltafaccia: da boss a pentito. "Non mi piace quello che ha fatto, il suo pentimento. Prima aveva deciso di vivere in un certo modo e nessuno di sicuro glielo aveva imposto; per come la vedo io, avrebbe dovuto accettare di pagare le conseguenze delle sue azioni precedenti, senza parlare".

Per Lucia Riina “un padre è un padre”

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Lucia Riina parlando della sua famiglia disse: ''Sono i miei genitori, siamo cattolici e devo amore a mio padre e mia madre''. Non solo, la figlia del boss ricorda che a casa pregavano tutte le sere e che il momento più brutto della sua vita fu l'arresto di suo padre. ''Nostra madre è stata estremamente importante, poiché non abbiamo potuto andare a scuola. È lei che ci ha insegnato a leggere e a scrivere'', ha concluso.

Il fratello di Lucia, Giuseppe Salvatore Riina invece, dopo otto anni di carcerazione e anche lui orgoglioso di essere il figlio del "capo dei capi", attualmente vive e lavora a Padova in regime di sorveglianza speciale. Naturalmente le dichiarazioni della figlia del boss suscitarono l'ira e le polemiche dei famigliari delle vittime, in particolare dell'Associazione dei familiari della strage di via dei Georgofili.

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