Giustizia ed elezioni: Milano va in tilt
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Giustizia ed elezioni: Milano va in tilt

Una corte sospende, non la Boccassini che farà la requisitoria a pochi giorni dal voto. E a Napoli...

Due pesi e due misure. È giusto o no, in base al principio del legittimo impedimento, sospendere un processo per la campagna elettorale, se l’imputato è un candidato, meglio se importante?

Sul punto, la giustizia milanese è andata in tilt.

Giovedì 17 gennaio i giudici del processo milanese sul caso Ruby hanno rigettato l’istanza presentata dall’imputato Silvio Berlusconi di interrompere il dibattimento per i suoi impegni in campagna elettorale.

Ha scelto una direzione diametralmente opposta un’altra sezione dello stesso Tribunale penale di Milano, quella che sta giudicando Berlusconi come imputato per la violazione del segreto istruttorio a causa della divulgazione sul Giornale del contenuto dell’intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte, ex presidente dell’Unipol, nella quale si parlava delle scalate bancarie del 2005 («Allora abbiamo una banca»).

Qui il processo è stato sospeso per permettere al candidato Berlusconi di svolgere senza problemi la sua campagna elettorale, in base all’articolo 51 della Costituzione («Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza…»).

Oggi, però, i giudici del processo Ruby hanno ricevuto una nuova proposta di sospensione: questo perché anche i legali di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, hanno chiesto di interrompere il dibattimento per 30 giorni, perché candidati rispettivamente al Senato e alla Camera nelle liste del Pdl. Risultato? I giudici hanno proposto alla Procura un «momento di riflessione» e hanno proposto ai pubblici ministeri di rinviare la requisitoria al 4 marzo, una decina di giorni dopo il voto del 24-25 febbraio. Ma il pm Ilda Boccassini ha rispoto con un no: ha detto di non avere bisogno di questa pausa, e che non è giusto che «il peso eccessivo di un rinvio venga scaricato sulla procura».

Quindi la corte ha apportato al calendario delle udienze alcune modifiche e l'ultima data per il processo è stata fissata per l'11 marzo. Di male in peggio: questo consentirà all’accusa di presentare la sua requisitoria proprio nell’imminenza del voto, quando più alta sarà l’attenzione dei media.

Due pesi e due misure: il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha deciso diversamente per Rosaria Capacchione, giornalista del Mattino nota per le sue inchieste sui clan della camorra. Capacchione è capolista al Senato nella circoscrizione Campania, ma da 7 anni è sotto processo per calunnia nei confronti di un sottufficiale della Guardia di Finanza che aveva fatto arrestare per bancarotta il fratello della giornalista. Nei suoi confronti il Tribunale ha accolto l’istanza di rinvio presentata «in ragione della campagna elettorale» . Legittimo impedimento. Il processo, per lei, slitta al primo marzo.

Va ricordato, per dovere di cronaca, che la sospensione del processo non ha alcun effetto concreto sui tempi della prescrizione: in base all’articolo 159 del codice penale, questa viene interrotta esattamente per lo stesso tempo.

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