Sicurezza nazionale tutta in mano alla maggioranza
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Sicurezza nazionale tutta in mano alla maggioranza
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Sicurezza nazionale tutta in mano alla maggioranza

Il Copasir sentirà il generale Figliuolo sul piano vaccinale. Ma il rappresentante di Fdi, unico partito all'opposizione, ha lasciato dopo aver rivendicato la presidenza che gli spetterebbe per legge. E così nessuno farà da contraltare. La maggioranza Draghi impone un intervento correttivo alla norma del 2007 per fare in modo che i contrappesi della democrazia restino attivi.

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Il Comitato per la sicurezza della Repubblica, meglio noto come Copasir, ha giocato un ruolo fondamentale per il Paese negli ultimi anni. Esso è l'anello di congiunzione tra i servizi di sicurezza e la rappresentanza parlamentare, è un luogo di equilibrio del potere e di elaborazione strategica. I membri che ne fanno parte sono parlamentari esperti e che esprimono una qualità superiore rispetto a quella della commissioni parlamentari. Contrariamente a queste ultime, inoltre, la collaborazione tra maggioranza e opposizione è molto più forte, raramente si creano spaccature. È da qui che sono passati molti degli allarmi relativi ai problemi di intelligence economica e di cyber security cruciali per il futuro della Repubblica. Se molte aziende strategiche ed infrastrutture fondamentali oggi sono meglio protette dalle interferenze straniere lo si deve anche al Copasir. Potremmo dire che il Comitato esprime non soltanto il legame con lo Stato profondo, ma un vero e proprio sovranismo istituzionale, più efficace e pragmatico di quello politico. Il comitato in settimana dovrà sentire il generale Francesco Figliuolo sul piano vaccinale, azione di governo cruciale per i prossimi mesi, e di fatto l'opposizione non sarà rappresentata secondo quanto prescritto dalla legge. Proprio perché esso è un centro nevralgico della sicurezza nazionale, la sua composizione prevede una pariteticità tra maggioranza e opposizione oltre che la prassi di affidarne la Presidenza proprio ad un esponente dell'opposizione come elemento di garanzia. Tuttavia, nel rimescolamento della grande maggioranza a sostegno di Mario Draghi, oggi questa tutela rischia di saltare. Il Senatore Raffaele Volpi della Lega, presidente del Copasir da inizio legislatura, non intende lasciare la presidenza. La Lega era all'opposizione fino a qualche mese fa, ma oggi fa parte della maggioranza e del governo. L'opposizione dunque oggi è soltanto chi non ha votato questa maggioranza, cioè Fratelli d'Italia. E al partito di Giorgia Meloni, rappresentato nel Copasir dal senatore Adolfo Urso, spetterebbe la presidenza. D'altronde la legge 124 del 2007 che regola l'intelligence è chiara e affida la gestione dei servizi al governo e dunque alla maggioranza. Il controllo, di conseguenza, deve spettare all'opposizione. Nella Lega c'è chi oppone a questo ragionamento il precedente riguardante Massimo D'Alema, anch'egli presidente del Copasir tra il 2008 e il 2013. Egli rimase presidente del Copasir nel passaggio dal governo Berlusconi al governo Monti dove il suo partito, il Pd, era in maggioranza.

Tuttavia, il caso D'Alema appartiene a una fase storica completamente diversa, in cui esistevano ancora scampoli di bipolarismo ed in cui la maggioranza del governo Monti era ancora più ampia di quello Draghi. La formula politica del governo incide sulla composizione del Copasir, che dovrebbe adeguarsi a questa peculiare formula e che è quella del governo Draghi. La risoluzione della crisi non spetta al governo, ma ai presidenti delle Camere. E a questo punto ci sono due possibili scenari. La prima è un accordo politico per il cambio della presidenza, da affidare all'opposizione. La seconda presuppone le dimissioni di tutto il comitato e la nomina da parte del Parlamento dei nuovi componenti in modo da rispecchiare i rapporti fra maggioranza e opposizione.

Inoltre, la questione del Copasir rischia sia di creare un precedente pericoloso sia che la stessa dinamica si ripeta in altre commissioni di vigilanza, come quella Rai ad esempio, con grave danno arrecato alle opposizioni e ai meccanismi di controllo parlamentare.

In conclusione, la vicenda oltre che un problema di educazione istituzionale ne evidenzia anche uno legato alla riforma dei servizi del 2007. In un Parlamento con maggioranze spesso variabili e sempre più frequenti grandi coalizioni è quasi impossibile garantire la pariteticità tra opposizione e maggioranza. Se si applicasse alla lettera la legge oggi Fratelli d'Italia dovrebbe avere metà dei componenti del Copasir. È evidente che non può essere e non sarà così per ragioni di prassi politica. Alla luce di ciò, però, diventa estremamente importante che all'opposizione sia garantita almeno la presidenza. Una revisione della normativa sulla sicurezza nazionale dopo quasi quindici anni non sarebbe uno scandalo: da un lato andrebbe sistemato il problema dei pesi e contrappesi istituzionali e dall'altro si potrebbe aggiornare la legge sul tema della cyber security, ancora allo stato embrionale quando la legge venne scritta nel 2007.

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