Il fine settimana del Pdl
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Il fine settimana del Pdl

In attesa del voto in aula sulla decadenza di Berlusconi si va avanti tra incontri (segreti), frasi (di circostanza?) in una partita a scacchi

Lo spartiacque del Pdl e dei suoi travagli interni  sarà il voto in aula al Senato sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Non lo è stato quello sulla fiducia al governo, perché il Cavaliere spiazzò gli scissionisti, ovvero quei 23 senatori (alfaniani e formigoniani) pronti a disobbedirgli e a fare un gruppo autonomo, dando indicazione lui stesso per un sì, seppur travagliato, alla sopravvivenza delle Larghe intese.

Ora il voto in aula, che molti danno per certo nella settimana che si apre lunedì 21 ottobre, potrebbe segnare l’inizio del  vero show down azzurro. Da un lato, Sandro Bondi (coordinatore pdl con Denis Verdini) che già a Panorama (numero in edicola) ha detto chiaro e tondo: «Finché avrò voce dirò che non si può più stare al governo con il Pd se questo caccerà Berlusconi dal parlamento».

Se Verdini è un «falco», Bondi è ritenuto l’anima morale e politica dei «lealisti» capeggiati dal giovane Raffaele Fitto, visto come l’anti-Alfano. Tra i «lealisti» ci sono nomi di peso: da Mariastella Gemini a Mara Carfagna, Saverio Romano, Gianfranco Rotondi, Ignazio Abrignani, Paola Pelino, Renata Polverini, Stefania Prestigiacomo, la giovane ragazza bionda  che aprì ad Assago il primo congresso di Forza Italia. E tanti altri. 

L’ex dc Fitto nel meridione, in Puglia soprattutto dove a 31 anni diventò governatore gode di vasti consensi sul territorio. Oltre a questi nomi, ce ne sono altri di lealisti che ora scalpitano e confidano, sotto rigoroso anonimato, che se «il Presidente» decadrà potrebbero seguire l’indicazione «morale di Sandro di mettersi all’opposizione del governo».

Fitto, dopo alcune indiscrezioni uscite sui giornali che lo descrivevano desideroso di togliere ad Alfano il futuro incarico di coordinatore unico di Forza Italia, ha seccamente replicato con quello che disse fin dall’inizio della sua discesa in campo: «Io non voglio posti. Voglio l’unità del partito». Ma significativamente aggiunge: «Con Berlusconi alla guida». Marcia indietro? Tutt’altro. Spiega chi lo sostiene: «Raffaele è un politico fino, la sua è tutt’altro che una marcia indietro dettata da Berlusconi. Perché il presidente è tutt’altro che arrabbiato con Fitto, che ha contribuito a rimmettergli in mano il boccino dei giochi con un divide et impera, ma ai danni di chi gli ha girato le spalle. Prima c’era solo Alfano in gioco pronto a fare quel gruppo dei 23…Ma vi pare possibile che se Berlusconi fosse stato arrabbiato con lui, lo avrebbe tenuto a Palazzo Grazioli praticamente dal pomeriggio alla notte di venerdì 11 ottobre?! Ma su, anche un ragazzino lo capirebbe».

Narrano che Angelino Alfano in realtà avrebbe già visto il Cavaliere in un primo incontro separato venerdì mattina. Anche se l’appuntamento ufficiale battuto dalle agenzie è stato fissato per la sera di venerdì.  E Berlusconi avrebbe detto nel corso della riunione con gli europarlamentari: questi si mettono a parlare di congresso e io vado in carcere, dove rischio di marcire come la Timoshenko.

Per cui: basta liti, solo unità. Un’ appartente botta a Fitto che proprio il congresso aveva chiesto con l’azzeramento delle cariche. Per prima, quindi, quella di Alfano uno e trino: segretario Pdl, vicepremier e ministro dell’Interno. Ma il punto, spiegarono alcuni lealisti a Panorama.it, «non è il congresso, che tanto è chiaro non ci sarà: Fitto vuole semplicemente quello che ha detto un Pdl-Forza Italia che mantenga il bipolarismo e non si metta a fare con Enrico Letta e la sinistra giochetti centristi, perché i centrini in questo paese non sfondano mai, i veri moderati e riformisti siamo noi berlusconiani».

Quindi, Fitto invoca unità, ma con Berlusconi leader. E l’unità la chiede innanzitutto il Cavaliere. Fitto non molla. E naturalmente non molla neppure il suo ex «gemello» dc, Alfano che tutt’ora gode quanto a cariche di un rango superiore. Berlusconi è  ritenuto perfino  dai vendoliani di  Sel, «un genio capace di mosse spiazzanti».

Mosse però realiste seppur alla sua maniera di statista - ex estraneo alla politica. Dal tre volte premier, quindi  c’è da aspettarsi che la quadra per tenere unito il partito la troverà. Con dentro innanzitutto Alfano. Ma è evidente che  Berluscocni ha appena iniziato a giocare una partita a scacchi in cui non vuole essere proprio lui il presidente fondatore, il genio mattatore anche per Sel, a fare la mossa sbagliata. Quella semmai la lascerà fare ad Alfano.

«Tornerà a casa alla fine come il figliol prodigo, Angelino? E magari Alfano lascerà per strada altri ministri che si erano messi a fare la fronda contro Berlusconi? Perché il vero figlio prodigo è Angelino e non Raffaele…», è la maliziosa domanda che circola tra i lealisti.

Venerdì 11 ottobre Fabrizio Cicchitto sul quotidiano «Libero» ha ipotizzato che se la quadra non si troverà alla fine ci saranno due partiti: quello del Pdl capeggiato da Alfano da un lato e il più «movimentista» Forza Italia. A Berlusconi sembra, secondo gossip di Transatlantico, che questa sintesi chicchittiana non sia piaciuta affatto: «Perché il Pdl lo fece Berlusconi sul predellino e Forza Italia pure Berlusconi la fece.

E Cicchitto cosa ha fatto? Quanti voti ha?», commenta un parlamentare area falchi. Mentre un alfanian-cicchittiano replica, sempre sotto anonimato, : «Non è Alfano che vuole andarsene, ma ad Alfano e Cicchitto gli estremismi non piacciono. Questo governo deve andare avanti anche con Berlusconi decaduto. Noi dobbiamo difendere Berlusconi ma anche il governo. La quadra la troverà il Cav come sempre? A questo punto non lo so più, Fabrizio ha già detto che il leader del futuro è Alfano».  

Al Senato è già scattata la conta da prendere con le molle: 68 su 91 per il Cav, alla Camera pro Cav una settantina.  Intanto, secondo le indiscrezioni riportate dalle agenzie alla riunione con gli europarlamentari Berlusconi avrebbe detto: i ministri pdl, tranne Alfano, non li ho scelti io. Se ha detto  veramente così: è chiaro che la cosa suona non solo contro Enrico Letta, il capo dello Stato ma un po’ anche contro lo stesso Angelino.  Accusato di aver avallato la scelta di quelli ritenuti a lui più affini, cioè le colombe?  

Intanto, lunedì 14 ottobre la Giunta delle Elezioni, in agenda per le 18, con una relazione, corredata delle motivazioni, del presidente Dario Stefàno (che stavolta interverrà in qualità di presidente e non di relatore) metterà il sigillo definitivo al verdetto per la decadenza di Berlusconi da senatore, già varato con il voto del 4 ottobre. Sarà la ratifica di quella che la senatrice pdl Elisabetta Alberti Cesellati ha bollato come «la ghigliottina per eliminare Berlusconi». Il documento di Stefàno verrà trasmesso al presidente del Senato Pietro Grasso.

Che il 15 probabilmente convocherà la Giunta per il regolamento: si tratta di decidere sul voto palese che chiedono i Cinquestelle. Ma c’è già chi anticipa che voto segreto sarà, come prevede il regolamento, quando si tratta dei voti sulle persone, anche se bastano 20 senatori in aula per chiedere e ottenere il voto palese. «Ma sarebbe un vero scandalo, difficile che arrivino a tanto», dicono i berlusconiani doc. Grasso poi probabilmente sempre il 15 ottobre convocherà la conferenza dei capigrugruppo per fissare la data del voto in aula. 

C’è attesa in un clima di sospetti e veleni anche nel Pdl perché se voto segreto sarà c’è già chi teme che «i traditori» possano addirittura votare per la decadenza di Berlusconi. Roba da fantapolitica. Dice un parlamentare che preferisce defininirsi «berlusconiano e basta»: «Ora il presidente sa bene chi sta con lui e chi sta contro di lui. Quella prova di forza su fiducia no e poi l’apparente piroetta su  fiducia sì è servita anche a una vera conta interna su chi il presidente  può veramente contare».

Ora i riflettori sono puntati  anche sugli ex comunisti del Pd. Confessa uno di loro: «Siamo stritolati in una morsa democristiana, da un lato Matteo Renzi e Enrico Letta, dall’altro le mosse dorotee di Alfano. Gianni Cuperlo al congresso perderà e rischia anche di andare sotto Pippo Civati! Noi siamo già morti e molti ancora non se ne sono resi conto. Sarebbe stato davvero molto meglio se il governo fosse caduto, meglio ma molto meglio se fosse saltato il banco per poi andare alle elezioni…». E per questo potrebbero spuntare franchi tiratori pro-«Silvio» anche nel Pd?

L’interlocutore di Panorama.it, un parlamentare pd, rigorosamemente anonimo si irrigidisce dio fronte alla inaspettata domanda: «Sia chiaro, noi tutti compatti voteremo a favore della decadenza, andate a chiederlo piuttosto ai grillini…». Bel rompicapo capire come sarà il voto che non solo avvierà lo show down nel Pdl, ma segnerà il futuro della politica italiana. Una roulette russa.  

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