Moretti (Pd), "Non cadiamo nella trappola di Berlusconi"
Angelo Carconi/Ansa
Moretti (Pd), "Non cadiamo nella trappola di Berlusconi"
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Moretti (Pd), "Non cadiamo nella trappola di Berlusconi"

La deputata dem contro l'ipotesi scissione. E sul futuro presidente: "Magari Bersani!"

Silvio Berlusconi conosce benissimo le nostre debolezze, stiamo attenti a non cadere nella sua trappola”.

Quanto possa essere pericoloso lo ricorda Alessandra Moretti a chi nel Pd ha forse dimenticato la vicenda dei 101 traditori di Prodi e si sta facendo tentare, in queste ore, dall'ipotesi di scissione dopo il caso delle dimissioni di Gianni Cuperlo dalla presidenza del partito dopo lo scontro in Direzione con Matteo Renzi.

“Accettando di mettere piede in casa nostra per discutere di riforme con Renzi – spiega la ex coordinatrice della campagna di Pier Luigi Bersani per le primarie del 2012 - Berlusconi sapeva di avere l'occasione per tornare da protagonista sulla scena politica, ma anche quella di crearci problemi”.

E la responsabilità di averglielo permesso di chi è se non del segretario?

Io penso che grazie a questa spinta da parte di Renzi, il Pd abbia invece una grande occasione. Sarebbe meglio se questa sorta di diffidenza nei suoi confronti, che è di natura più personale che politica, venisse superata perché così si rischia di far fallire il progetto Pd e il percorso di riforme necessarie a questo Paese.

Alla luce di questa “diffidenza”, Renzi rischia qualcosa con il voto segreto sulla riforma elettorale?

Mi auguro davvero che non vengano ripetuti gli stessi errori del recente passato.

Quindi lei l'Italicum lo vota anche senza le preferenze?

Io credo che ci sia spazio per delle modifiche, l'importante è che si porti a casa la riforma. Io lavorerò perché ci sia la massima convergenza anche con le minoranze.

Si aspettava le dimissioni di Gianni Cuperlo?

Presumo si sia trattato di una scelta molto difficile e sofferta benché altrettanto consapevole e motivata da ragioni politiche. Credo che fin dall'inizio Gianni, in quanto leader della minoranza, avesse accettato quel ruolo con scarso entusiasmo.

Chi le piacerebbe come successore?

Serve un presidente che sappia garantire al massimo una dialettica aperta e democratica a tutela delle minoranze.

Se fosse Bersani?

Ne sarei felicissima.

Vi siete sentiti prima che uscisse dall'ospedale?

Mi sono sempre tenuta informata sulle sue condizioni.

Bersani non avrebbe mai attaccato il presidente del partito come ha fatto Renzi in Direzione...

Mai. Ma si tratta di due caratteri completamente diversi. Renzi è uno che dice le cose a visto aperto, una modalità molto rara tra i leader di questo partito. Pier Luigi ha sempre ricercato il confronto e la soluzione condivisa. Ma non credo che Cuperlo, o Fassina, si siano offesi. Le ragioni delle loro dimissioni solo tutte politiche.

Ma nel Partito democratico si era mai arrivati a questo livello di scontro?

Diciamo che il dibattito interno non è mai mancato. Forse durante la segreteria di Bersani i toni si erano un po' abbassati ma con le primarie del 2012, la non vittoria di febbraio e il dramma della vicenda Prodi sono riemersi vecchi antagonismi personali e una visione correntista e asfittica del partito che purtroppo non ha coinciso anche con un confronto sulle idee.

E con l'elezione di Renzi alla segreteria le cose sono peggiorate o migliorate?

Io sono molto ottimista. Oggi il Pd ha una grande opportunità e non possiamo certo perderci in scontri personalistici.

Anche lei sul carro del vincitore?

Se avessi voluto saltarci sopra lo avrei fatto già tempo fa. Ho sostenuto con convinzione prima Bersani e poi Cuperlo ma ho anche sempre detto che avrei lavorato con lealtà al fianco di chiunque avesse vinto. Se devo dire dove mi colloco rispondo dove c'è interesse a fare del Pd un partito riformista e soprattutto protagonista delle riforme.

Fosse in Enrico Letta, lei “starebbe serena” come recita l'hashtag coniato da Renzi?

Direi di sì. Piuttosto credo sia il momento di inserire nella squadra di governo forze vicine alla nuova segreteria. Sono certa che si possa fare ancora di più di quanto è stato fatto finora e che comunque non è affatto poco.

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