D’Alema, Rai, deputati: i patti segreti di Renzi
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D’Alema, Rai, deputati: i patti segreti di Renzi
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D’Alema, Rai, deputati: i patti segreti di Renzi

Tutti gli accordi segreti del premier Matteo Renzi con l'ex segretario del Pd. Promesse che non sono state mantenute (da Letta a Emiliano)

Storie del tempo di Matteo Renzi. Che Massimo D’Alema avesse un debole per le nevi di Sankt-Moritz (c’era già stato nel 2011) si sapeva. Non si sapeva invece che quest’anno avesse avuto un ospite d’eccezione come Matteo Renzi. Una visita lampo, a quanto raccontano, che ha cambiato molte cose. Perché poco più di un mese dopo il governo di Enrico Letta è andato in crisi e il Matteo nazionale è andato a Palazzo Chigi. Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, da sempre inviso a Baffino, non è stato capolista alle europee e, a quanto pare, non sarà neppure il candidato del Pd per la Regione Puglia. E ancora: nemmeno una settimana fa è sfumata la candidatura di Enrico Letta alla Commissione europea. Per cui dei discorsi fatti su quell’incontro uno solo manca all’appello: l’approdo appunto di D’Alema a Bruxelles. Vedremo.

E già, il tempo di Renzi è costellato di patti, più o meno segreti, alcuni rispettati e altri no. In proposito, si vocifera di patti sul futuro Rai: sono diversi i gruppi editoriali, e non (dai soci del Corriere al proprietario di Repubblica), che con la crisi dei giornali sono interessati alla tv e la riforma che ha in mente Renzi potrebbe creare le condizioni. "Renzi tutti i giorni dice che la politica deve essere lontana dalla Rai" racconta Maurizio Gasparri "ma intanto vuole metterci un management che ha solo lui come riferimento, magari per poi vendere le reti agli amici".

Capitolo a parte sono i patti che riguardano le privatizzazioni dei gioielli di famiglia del Belpaese: su quel versante il premier ne ha tanti in Italia, in Europa, a Est e a Ovest. Infine c’è un patto che sicuramente non onorerà: Renzi, per diventare premier, si è trasformato da capo del partito del voto anticipato nel leader del partito del non voto. Ha stretto un patto con tre quarti del Parlamento. Un accordo, però, che gli va sempre più stretto e che si scontra con i suoi interessi. Il premier sa benissimo che alle promesse debbono seguire i fatti, che i conti non sono a posto, che la Ue è impaziente, che la congiuntura economica rischia di peggiorare.Motivi per cui ha bisogno di una via d’uscita: appunto, le elezioni. Per questo ha un bisogno spasmodico di riformare il Senato per avere la riforma elettorale che gli piace di più. "Sono i due tasselli prioritari" non si stanca di ripetere ai suoi "della nostra strategia".

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