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Omicidio Loris: questa donna ha ucciso suo figlio?

La Procura non ha dubbi sulla colpevolezza di Veronica Panarello. Ma molte circostanze non sono affatto chiare. Eccole

L’indagine, di fatto, è conclusa. Ma prima di chiudere il fascicolo e formalizzare la richiesta di rinvio a giudizio contro Veronica Panarello, la mamma di Santa Croce Camerina (Ragusa) accusata di aver ucciso il figlio, Loris Stival, la Procura aspetta che venga ultimato l’incidente probatorio sulle telecamere disseminate in tutto il paese. Il bambino, otto anni, scompare dalla cittadina la mattina del 29 novembre 2014 e nel pomeriggio viene trovato morto in un canalone poco fuori dal centro abitato.
La madre giura di averlo accompagnato a scuola. Ma nessuna delle telecamere private installate lungo il percorso la riprende. Lei racconta di aver fatto un preciso tragitto, ma del suo passaggio non c’è traccia nelle immagini, mentre le stesse telecamere la filmano nei giorni precedenti. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: Veronica mente perché è stata lei a uccidere il figlio. Due filmati in particolare la inchioderebbero. Uno inquadra il portone di casa Stival e alle 8,32 mostra la sagoma di un bambino che rientra nell’abitazione invece di salire in macchina. L’altro mostra un’automobile nera, come la sua, che alle 9,27 imbocca il viottolo di campagna che conduce al canalone dove è stato trovato il cadavere del piccolo. Veronica è stata arrestata l’8 dicembre.
Meno di un mese dopo, il Tribunale del riesame di Catania ha confermato la custodia cautelare in carcere. Il 29 maggio la Corte di cassazione ha respinto il ricorso presentato da Francesco Villardita, l’avvocato della donna. Nel frattempo, il Tribunale dei minori di Catania ha avviato il procedimento perché all’indagata sia tolta la potestà genitoriale sull’altro figlio, di 4 anni, che i giudici non le consentono di vedere dal giorno in cui è entrata in carcere. È tutto chiaro, insomma? Non proprio: restano ancora tanti nodi da sciogliere, dieci dubbi ancora senza una risposta.

La dinamica


Secondo l’accusa i fatti sono andati così. Veronica non porta il figlio a scuola, ma alle 8,33 va a fare un sopralluogo al canalone, dove ha deciso che getterà il corpo del figlio. Poi torna verso casa. Alle 8,48 infila l’auto in garage. Alle 9,01 riceve una telefonata dal marito, che la sente tranquilla. Quindi riattacca, uccide il bambino, lo spoglia, lo riveste senza mutandine, se lo carica
sulle spalle (lei che ha un fisico decisamente gracile), lo trascina giù per tre piani di scale, lo carica nel baule. Alle 9,23 esce di casa per andare a gettarlo nel canalone. Ma è plausibile questa dinamica? Ammesso che si tratti di una mente diabolica che pianifica tutto, come credono i magistrati, la donna corre un po’ troppi pericoli. Veronica lascia che il figlio rientri in casa da solo,
in un palazzo dove vivono tante persone che potrebbero incontrare Loris e smontare la versione della tranquilla consegna a scuola. Lo stesso rischio avrebbe corso facendo tre piani con il cadavere in spalla, per di più in un momento della mattina in cui tanti entrano ed escono di casa.
Per non parlare dell’azzardo del sopralluogo prima del delitto. E se qualcuno l’avesse vista al canalone? Ultima domanda: come è possibile che non siano state trovate tracce fisiologiche del bambino nel bagagliaio dell’auto?

Il movente

Un frame da un video Ansa riguardante l'effettuazione di rilievi da parte di Polizia e Carabinieri davanti a casa Stival ANSA / Fermo immagine da video Ansa - Domenico Occhipinti Tem

Perché una mamma uccide un figlio? Qual è il movente? Per la Procura di Ragusa non c’è. Esiste invece una «concausa determinante», individuata nel «fragile quadro psicologico, non disgiunto da un vissuto di profondo disagio nei rapporti con la famiglia d’origine». Per i giudici del Tribunale del riesame la ragione va cercata nel capriccio del figlio che non vuole andare a scuola e che sconvolge i piani di una donna che si era truccata per un non meglio precisato incontro clandestino. Ma se davvero Veronica quella mattina aveva un appuntamento segreto, non le sarebbe stato più facile costringere il figlio a entrare a scuola invece di ucciderlo? E perché di eventuali incontri occasionali o di amanti non è stata trovata traccia nei telefoni, tablet, computer, social network, che sono stati passati al setaccio?

Le fascette

Secondo l’accusa Veronica uccide Loris chiudendogli attorno al collo delle fascette stringicavo da elettricista, che una volta serrate non si possono più riaprire se non tagliandole. Fascette come quelle che la donna consegna alle maestre di Loris che vanno a trovarla a casa. Ma c’è un particolare che non torna. Le fascette hanno una zigrinatura su un lato, e sul collo di Loris non ce n’è alcun segno. Per il Tribunale del riesame la spiegazione è nel fatto che la fascetta è stata stretta attorno al collo dalla parte non zigrinata. Peccato che se si utilizza la parte zigrinata verso l’esterno,
la fascetta non si chiude. Provare per credere.

Lo zainetto

Per l’accusa è un forte elemento indiziario. Se hai detto che tuo figlio è andato a scuola, non puoi far trovare il suo zainetto in casa. Motivo per cui Veronica sarebbe rientrata nell’abitazione alle 9,39, dopo aver gettato il corpo di Loris nel canalone.
Lei dice che è tornata perché aveva dimenticato un’agenda con alcune ricette di cucina, ma per gli inquirenti è andata proprio a prendere lo zainetto del quale si è liberata nella strada per Donnafugata. Sono circa 14 chilometri, ci sono non più di 5 cassonetti. La cartella di Loris non è stata trovata nella discarica e neppure nella campagna, passata al setaccio dai cani e sorvolata dagli elicotteri. E se fosse in qualche posto non

Il marito di Consuelo

L’indagata racconta di aver percorso via Matteotti, una strada centrale di Santa Croce Camerina, per portare il figlio a scuola. Per confermarlo, ricorda la presenza del «marito di Consuelo» (una conoscente di Veronica) davanti al bar Orchidea che l’uomo gestisce con la moglie. Per gli inquirenti, però, non ha fatto quella strada, perché le telecamere non la riprendono. Ipotizziamo che abbia ragione la Procura: la donna ha percorso un’altra via, quindi butta lì il dettaglio del «marito di Consuelo» pensando che sia comunque probabile che si trovasse lì. Un bel rischio per una lucida assassina che ha pianificato tutto nei dettagli

L’interrogatorio senza avvocato

Veronica Panarello esce dalla Questura di Ragusa, per essere condotta nel carcere di Catania in stato di fermo per l'omicidio del figlio, Andrea Loris Stival, il 9 dicembre 2014 ANSA/ MARCO COSTANTINO

La sera di venerdì 8 dicembre Veronica  entra nell’ufficio del procuratore  di Ragusa, Carmelo Petralia. E viene sentita come persona informata sui fatti, quindi senza l’assistenza  dell’avvocato. Ma dalle immagini,  trasmesse in televisione, la donna  appare sottoposta a un vero e proprio  interrogatorio, con domande dirette  a smascherare le sue contraddizioni.  Tanto che a un certo punto si blocca  e chiede direttamente ai magistrati se  sia indagata. Due ore dopo la Procura  le notifica un decreto di fermo lungo  90 pagine. Per l’avvocato Francesco  Villardita (foto) si tratta di una grave  violazione del diritto di difesa.

Il testimone oculare ignorato

Per la Procura Loris non è salito in auto la mattina del 29 novembre, ma è rientrato  a casa. Veronica dice che il bambino   era in auto con lei e con l’altro figlio più   piccolo. Chi ha ragione?

A questa domanda   avrebbe potuto rispondere soltanto il fratellino di Loris, che ha quattro anni. Un’audizione protetta sarebbe stata possibile, con uno psicologo che pone le domande al bambino su incarico   del giudice. Si usano tecniche particolari e va eseguita entro una settimana dai fatti. Le risposte non hanno valore decisivo ai fini dell’inchiesta, però rappresentano   un’indicazione significativa. Perché la Procura non ha mai ritenuto di sentire l’unico vero testimone oculare?

Il medico legale

Il frame tratto dal video fornito dalla Polizia di Stato mostra gli uomini della scientifica mentre effettuano i rilievi nel punto in cui è stato rinvenuto il corpo di Loris Stival il bimbo di 8 anni che era scomparso mentre si recava a scuola, Ragusa, 20 Novembre 2014. ANSA/ UFFICIO STAMPA/ POLIZIA DI STATO

Sul corpo di Loris è stata riscontrata una frattura della scatola cranica. Nella consulenza, il medico legale Giuseppe Iuvara scrive che si sarebbe verificata in «limine vitae», ovvero mentre stava morendo. Ma il dettaglio non si concilia con la dinamica ipotizzata dall’accusa, che ipotizza che Loris sarebbe stato ucciso in casa per poi essere gettato nel canalone. Per il medico legale l’agonia del bambino sarebbe durata  3-4 minuti. Questo significa che Loris sarebbe stato ucciso vicino  al luogo dov’è stato trovato il corpo.

Secondo la procura, invece, per «limine vitae» s’intende il periodo che intercorre tra morte cerebrale e fisica, che arriva qualche decina di minuti dopo. La frattura del cranio potrebbe essere avvenuta molto dopo i minuti di agonia.

Due euro in tasca

Nella tasca dei pantaloni di  Loris sono state trovate due  monete da un euro. La mamma racconta che la sera prima aveva regalato quei soldi al figlio come premio  per un buon voto a scuola.     Nella dinamica ipotizzata dalla Procura, Veronica dopo aver ucciso il figlio gli avrebbe tolto i pantaloni per cancellare le tracce di pipì dovute allo strangolamento, e gli avrebbe messo un paio di pantaloni puliti. Tanto che una vicina di casa la vede affacciarsi per stendere i panni appena lavati. Ma allora che ci fanno quelle  due monete da un euro nella tasca del bambino?

Per tenere insieme gli elementi bisogna ipotizzare che la mamma, subito dopo aver ucciso il figlio, sia così lucida da togliere i due euro dalla tasca dei pantaloni sporchi per rimetterli in quelli puliti.

La vigilessa

Il sopralluogo degli investigatori nella zona in cui è stato ritrovato il corpo di Loris, il bambino ucciso nel Ragusano, Santa Croce Camerina (Ragusa), 4 dicembre 2014. ANSA/ CIRO FUSCO

In servizio vicino alla scuola, in un primo momento ha raccontato di aver visto un bimbo con lo zainetto, che le è sembrato Loris, correre verso l’edificio. Poi si è corretta, ha ritrattato parzialmente fino a essere ritenuta inattendibile  dagli inquirenti. È stata sentita  tre volte, è apparsa sempre più confusa. Ma per la difesa le dichiarazioni più attendibili  sono quelle rilasciate nell’immediatezza, quandole parole della vigilessasi incastrano con quelle di Veronica Panarello

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