Messineo scivola sulle intercettazioni
Messineo scivola sulle intercettazioni
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Messineo scivola sulle intercettazioni

«Il fatto che sia Panorama a pubblicare queste notizie esclude che possano essere uscite dalla Procura di Palermo» ha detto l'alto magistrato. Un'ammissione involontaria di contiguità con alcuni, specifici, organi di stampa. Lo speciale

Dal 30 agosto continuano a girarmi in testa alcune parole del procuratore di Palermo, Francesco Messineo, pubblicate quel giorno in una intervista al Corriere della sera, proprio nel momento più alto della polemica sulle intecettazioni del Quirinale, il tema cui Panorama ha dedicato la copertina del numero in edicola.

Alla domanda «da dove sono uscite le notizie?», Messineo ha risposto testualmente: «Non saprei rispondere. Sicuramente non dalla Procura di Palermo che difficilmente avrebbe usato un settimanale come Panorama, pur legittimamente, ma mai molto tenero con la stessa»».

Ascoltatele bene, queste parole; ripetetele più volte, come faccio io. Non ci trovate qualcosa di profondamente anomalo? Non vi suonano strane, soprattutto sulla bocca di un alto magistrato?

A me sembrano sprezzanti e indebitamente ironiche, ma fanno anche venire i brividi. Perché, (forse) involontariamente, il procuratore di Palermo rivela una verità inconfessabile, e in realtà mai confessata prima: la verità di Messineo è che ci sono giornali da «usare»; quindi giornali per i quali è (diciamo così…) più facile avere notizie in certe procure, e altri giornali cui invece questa attività è assolutamente preclusa.

Accade, insomma, che il segreto istruttorio non valga proprio per tutti. E a governare le scelte dei magistrati sono inevitabilmente questioni di vicinanza ideologica, forse, o più latamente di contiguità «politica», chissà. Legami di amicizia? Magari anche quelli. O forse è esclusivamente questione di frequentazioni più assidue tra certi magistrati e certi cronisti, oppure di un atteggiamento più benevolo nei confronti di quotidiani che a loro volta hanno posizioni meno critiche nei confronti dei pubblici ministeri.

Le parole del procuratore di Palermo, comunque le si voglia leggere, lasciano l’amaro in bocca. Perché evidentemente anche un alto magistrato considera questa gravissima, oscena degenerazione della giustizia italiana (e del circo informativo che le gira intorno) come pienamente normale. Quel che è più allarmante, comunque, è la nostra assuefazione: nessuno ha alzato un dito; nessuno ha nemmeno inarcato un sopracciglio, per le parole di Messineo.

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