Scoppia il caso Malagrotta: arresti nella discarica
Manlio Cerroni, il gestore di Malagrotta - ANSA
Scoppia il caso Malagrotta: arresti nella discarica
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Scoppia il caso Malagrotta: arresti nella discarica

Un'inchiesta sull'immensa cava romana dei rifiuti, durata anni, porta in carcere il suo titolare, l'ottantasettenne Manlio Cerroni

All'alba di oggi, giovedì 9 gennaio, sette persone sono state arrestate nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione dei rifiuti del Lazio. Tra queste, il proprietario dell'area della discarica di Malagrotta, Manlio Cerroni, e l'ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi. Le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al traffico di rifiuti. A seguire le indagini sono stati i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma, diretti dal colonnello Sergio De Caprio, anche noto come Ultimo (è l'uomo che nel 1993 catturò Totò Riina).

L'ottantenne proprietario della boccheggiante Malagrotta, la cui chiusura è stata più volte prevista ma sempre slittata, ogni volta grazie a una nuova proroga, è titolare della Colari. Già coinvolta in una serie di inchieste nelle quali si ipotizzano diversi reati (dall'abuso edilizio alle lesioni colpose), la società era oggetto di approfondimenti da parte della Procura di Velletri, ora passati in carico ai magistrati romani Maria Cristina Palaia e Alberto Galanti. Inchiesta coordinata dalla Dda e dunque dallo stesso Procuratore Giuseppe Pignatone

A suo tempo, un approfondimento condotto dai carabinieri del Noe dei carabinieri aveva ipotizzato una truffa nello smaltimento della spazzatura nell'impianto di Albano Laziale. I rifiuti venivano portati nella discarica. Pesati e poi fatturati con una maggiorazione sul prezzo. Secondo gli inquirenti, grazie alla complicità di alcuni funzionari dell'assessorato regionale ai rifiuti, alla società di Cerroni venivano pagate fatture sovradimensionate rispetto alla spazzatura realmente smaltita.

Nell'inchiesta, lunga, complessa e tormentata (era stata sul punto di saltare in seguito a una bonifica delle microspie avvenuta in Regione all'indomani dell'elezione dell'ex presidente Renata Polverini) che era stata coordinata dal procuratore capo Silverio Piro (poi deceduto) si era già arrivati alle iscrizioni sul registro degli indagati per truffa. Quindi il fascicolo anche in seguito al pronunciamento del giudice per le indagini preliminari) era approdato a Roma, dove erano già state avviate da tempo altre indagini sullo smaltimento dei rifiuti.

Gli altri arrestati sono Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della Direzione regionale dell'nergia, il manager Francesco Rando, l'imprenditore Piero Giovi, inoltre Raniero De Filippis e Pino Sicignano.

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