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ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
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L'integrazione non è Chiara

Secondo la Sindaca di Torino, per integrare i musulmani, è auspicabile l'adozione di “una finanza conforme alla sharia”. Eppure questa rimane tuttora un settore minoritario negli stessi paesi musulmani

Nell’intervista concessa a Maria Latella su SkyTg24 (Dal minuto 15:37 al minuto 17:26), la Sindaca di Torino Chiara Appendino ha dichiarato che per integrare i musulmani, è auspicabile “la costituzione di banche islamiche che adottino una finanza conforme alla sharia”. Cosi si creeranno opportunità di investimento e “si favorirà l’acquisto di case da parte dei musulmani”. Alla domanda della giornalista se questo potrebbe portare all' acquisto di intere aree immobiliari da parte delle banche islamiche, la Sindaca ha replicato con un giro di parole che non escludono una risposta affermativa.

La pericolosità del ragionamento sopra esposto non è tanto nel rischio “terrorismo” che molti associano automaticamente a qualsiasi cosa abbia a che fare con la sharia, e di conseguenza anche alla finanza islamica. Perché si presume che le banche islamiche – che già operano in diversi paesi occidentali – debbano essere soggette alle regole di trasparenza, tracciabilità e controllo a cui sono sottoposti anche gli altri istituti finanziari, soprattutto alla luce del fatto che il ruolo di alcune di queste banche “sharia-compliant” nel finanziare il terrorismo è tuttora oggetto di dibattito.

Quello che è veramente grave è il non rendersi conto che un simile ragionamento possa essere usato da parte dei movimenti dell’Islam politico – che hanno una lunga tradizione nella manipolazione degli strati più bisognosi della popolazione grazie alle proprie organizzazioni caritatevoli – per costituire, grazie ad agevolazioni finanziarie fornite da istituti bancari a loro riconducibili e da loro controllati, vere e proprie enclave dove - foss’anche solo per convenienza economica - andranno a concentrarsi i cittadini musulmani che vorrebbero comprare casa.

Se la visione della Sindaca Appendino dovesse concretizzarsi, rischiamo di avere il primo caso di ghetti che non nascono spontaneamente per ragioni urbanistiche, demografiche, sociali ed economiche, ma che vengono pianificati a tavolino con la sponsorizzazione di un’amministrazione locale, che dovrebbe invece adoperarsi per permettere a tutti di avere accesso alla casa senza distinzioni o facilitazioni riconducibili al proprio credo religioso. A meno che ovviamente la Sindaca non auspichi che anche i cittadini italiani depositino i propri risparmi in istituti conformi alla sharia.

In ogni caso, già solo parlare di banche per aiutare i musulmani a comprare casa in un momento in cui le “altre” banche pignorano quelle dei cittadini italiani che non ce la fanno a pagare il mutuo, non è che faccia proprio un favore ai musulmani o aiuti la loro integrazione. Una dichiarazione simile, in questo momento storico, non fa che accendere gli animi e buttare benzina sul fuoco della guerra tra poveri. Un sindaco che ha davvero a cuore l’integrazione dei musulmani dovrebbe anche stare attento a cosa dichiara, anche se è preso dalla foga di far quadrare i conti nella speranza di attirare i capitali del Golfo per evitare di tartassare i cittadini di multe e imposte come pare che la giunta torinese si stia apprestando a fare.

Quello che serve per integrare i musulmani in Italia sono strumenti culturali che facciano loro identificare nella cultura che li ha accolti e spieghi al paese che li ha ospitati la ricchezza della loro, di cultura. Strumenti che aiutino l'Islam laico (che esiste) a prevalere su quello politico con cui cui le istituzioni - incluse quelle rappresentate dalla Appendino - sono solite dialogare, di fatto marginalizzando qualsiasi voce non sia riconducibile al mondo delle moschee. La Sindaca sta di fatti implementando quello che ha già denunciato il politologo Bassam Tibi in un'intervista rilasciata l'anno scorso: incoraggiare le reti islamiche organizzate (riconducibili all'islam politico) finendo per marginalizzare i musulmani europei e uccidendo ogni prospettiva di nascita di un "Islam europeo".

Mi rendo conto però che parlare di "strumenti culturali" con la Sindaca che ha battagliato per anni a favore della cultura e che – una volta vinte le elezioni – ha tagliato sei milioni alla stessa, è chiedere troppo. Ma quello che spiace davvero è che la Sindaca di una grande città abbia una visione stereotipata dei musulmani che li riduce alla sola dimensione religiosa, persino in ambito economico.  E in questo è perfettamente allineata alla visione radical-chic di una certa sinistra che non riesce a guardare i musulmani al di fuori della lente velo-barba-moschea-sharia, considerandoli bravi solo a fare gli Imam e i kebbabari che non comprano casa a meno che non ci sia sotto la stessa una banca con lo sportellista barbuto.

Forse la Sindaca - nonostante sia laureata alla Bocconi - non lo sa, ma nei paesi islamici esistono sia banche islamiche che banche convenzionali. Anzi, a dire la verità le banche convenzionali rappresentano la maggioranza della banche nel mondo musulmano. Quelle “islamiche” sono una minoranza, e in alcuni paesi - come il Marocco - sono comparse solo recentemente. Nell’ultimo rapporto della Ernst&Young, il “World Islamic Banking Competitiveness report 2016”, si dice chiaramente che persino nei paesi del golfo e del sudest asiatico, dove la finanza islamica è forte, questa non supera un terzo del mercato. E in Indonesia, il paese islamico più popoloso, con più di 200 milioni di musulmani, la fetta di mercato della finanza islamica non supera il 5%.  In altre parole, la Sindaca può stare tranquilla: non è che se non ci sono le banche islamiche allora i musulmani smettono di avere conti correnti.

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