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India: chi sono i due italiani liberati

Annullato l'ergastolo per Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni detenuti in India da 5 anni con l'accusa dell'omicidio di Francesco Montis

Un giro in India che si era rivelato un calvario per Tomaso Bruno (oggi 31 anni) ed Elisabetta Boncompagni (oggi 42 anni): il loro compagno di viaggio Francesco Montis, allora trent'enne e fidanzato di Elisabetta, si era sentito male nella camera d'albergo dove si trovavano tutti e tre. Portato in ospedale dai due, era stato dichiarato morto.

Una tragedia che si è trasformata in un incubo per i due subito accusati dell'omicidio e condannati all'ergastolo.

Dopo cinque anni di detenzione a Varanasi, l'annullamento della condanna.

I fatti

Il 4 febbraio del 2010 i tre sono di passaggio nell'hotel Buddha di Chentgani: fanno uso di droghe (hashis, eroina) e Francesco si sente male. I due lo portano in ospedale ma Francesco muore.

Dopo l'autopsia, eseguita per altro da un oculista, venne dichiarata la morte per soffocamento e il corpo viene cremato. A nulla, in questi anni, sono valse le dichiarazioni della madre di Francesco che avrebbero potuto scagionarli: il figlio soffriva di gravi crisi d'asma. Quando poi venne chiesto un secondo esame autptico,non fu possibile, perché l'obitorio era infestato dai topi e così il corpo di Montis venne cremato.

La sentenza e la detenzione

I due vengono incarcerati il 7 febbraio 2010. Dopo un anno di detenzione il pubblico Ministero chiede la condanna a morte per impiccagione.

A luglio del 2011 la pena viene convertita in ergastolo e confermata poi nel settembre 2012. La sentenza dichiarava che non si poteva dimostrare la loro colpevolezza per insufficienza di prove, ma ipotizzava che i due avessero una relazione illecita, possibile movente dell'omicidio.

Da lì i due aspettavano la sentenza della Corte Suprema di Delhi che per lentezza dovuta ad assenze e rinvii, non arrivava mai.

Nel frattempo i due italiani sono stati reclusi nel carcere di Varanasi in condizioni precarie: i barak, opsitano circa 140 detenuti con temperature che arrivano a 50 gradi. Costretti a bere acqua non potabile, senza alcun contatto con il mondo esterno.

Oggi la sentenza di scarcerazione e la gioia per la fine di un incubo.

I genitori di Elisabetta Boncompagni, appena appresa la notizia, hanno dichiarato: "Lascio a voi immaginare come possiamo sentirci, dopo cinque anni di strazio. E' come rinascere".

Il ministero degli Esteri italiano ha accolto con soddisfazione la decisione adottata dalla Corte Suprema indiana di annullamento della condanna all'ergastolo di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni.
La Farnesina ha ricordato in una nota, come ha seguito negli anni, anche attraverso l'ambasciata italiana a Nuova Delhi la vicenda coltivando "un rapporto di collaborazione e dialogo con le autorita' indiane e con le famiglie dei due connazionali”.

I due saranno liberi "appena arriverà la copia certificata del verdetto della Corte Suprema". Lo ha dichiarato il direttore del carcere di Varanasi dove sono detenuti.

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