Il food delivery è in profondo rosso. Dopo il boom del periodo Covid e post-pandemia ora la gig economy (le app di consegna di cibo a domicilio) sono in crisi. Una perdita media del 57% della capitalizzazione per le società quotate in borsa con 20 miliardi di dollari in fumo, secondo i calcoli di uno studio del Financial Times. Ma come è possibile per un mercato che, solo in Europa in pochi anni ha generato un giro d’affari passato dai 3 ai 20 miliardi di euro? Nel nostro Paese è raddoppiato rispetto al periodo pre-Covid toccando i 4,4 miliardi di euro (se aggreghiamo il dato a quello della spesa a domicilio).
Perché la bolla sta esplodendo? Sicuramente incidono sullo stop del settore il ritorno alla normalità dopo il lockdown (l’euforia del periodo pandemico è un ricordo) e le pressioni normative dei governi dei vari Paesi sulle condizioni di lavoro dei rider. C’è poi la forte concorrenza che si traduce in competizione sui prezzi con le aziende costrette a ridurre le commissioni per superare i competitor.
Ma soprattutto la causa va cercata nella chiusura dei rubinetti degli investitori. Le varie piattaforme di food delivery hanno vissuto per anni facendosi a vicenda un’aggressiva guerra sui prezzi. Si lavorava anche in rosso, pur di conquistare i mercati. Tutto è andato bene finché i fondi hanno sovvenzionato. Ma l’aumento dei tassi d’interesse ha stravolto le decisioni anche del mercato del venture capital che ha cominciato a chiedere alle aziende del food delivery di aumentare gli utili. Gli investitori hanno iniziato a cambiare rotta: basta investire alla cieca. Viene richiesto un business sostenibile e in crescita. Redditività. Il business del food delivery deve convincere, con i fatti, di avere un ritorno sostenibile per poter essere di nuovo spinto dagli investitori.
E anche l’andamento dei titoli della gig economy sulle piazze riflette la situazione. In borsa sono quattro le aziende quotate: l’americana DoorDash, la britannica Deliveroo, la tedesca Delivery Hero e l’anglo-olandese Just Eat Takeaway. All’inizio è stato record. Un boom che ha innescato l’arrivo di investitori e flusso di soldi. Ma poi le società hanno iniziato a vacillare, sottoposte alla valutazione degli azionisti e degli investitori. Così tanto da accumulare (dal 2017 ad oggi, da quando sono state quotate) 20 miliardi di dollari di perdite operative e in fumo in media il 57% della capitalizzazione. Nello studio non vengono contati i dati di Uber Eats, perché, anche se quotata, non diffonde i dati scorporati della sua attività di food delivery. Ma la società nel 2023 ha raggiungo il primo utile operativo della sua storia.
E in Italia? Il mercato del food delivery è cresciuto del 3% nel 2023, passando da 900 milioni di euro a 1,7 miliardi. Sono 10 milioni gli italiani che ordina cibo o fanno la spesa online sulle piattaforme. Quindi c’è ancora una grande fetta di consumatori da conquistare nel mercato italiano.
Ma non sono certo i consumatori, in Italia e nel mondo, a stabilire se il settore resisterà, imploderà o crescerà.
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