Europee, la sfilata dei simboli fuffa
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Europee, la sfilata dei simboli fuffa
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Europee, la sfilata dei simboli fuffa

Ecco chi e cosa c'è dietro le cosiddette "liste minori"

Sono oltre 60 le liste che hanno presentato il proprio simbolo in vista delle prossime elezioni europee del 25 maggio. Peccato che per partecipare alla competizione elettorale vera e propria un simbolo non basti. Servono, infatti, se non un programma politico serio e ben definito, soprattutto tante firme quante ne richiede la legge in base alle circoscrizioni in cui ci si intende presentare.

E' grazie a questo meccanismo se solo molto, ma molto difficilmente un esponente di “Forza Juve-Bunga Bunga- Usei” riuscirà mai a mettere piede in Europa.

Ma chi c'è dietro questi simboli? Che faccia hanno i loro rappresentanti? Chi è davvero Mirella Cece, presunta presidentessa del “Sacro Romano Impero”? Panorama.it ha tentato di dare una risposta a queste pressanti domande. Purtroppo con scarso successo.

La verità, infatti, è che in molti casi dietro un logo non c'è niente. In altri nemmeno uno straccio di sito internet, di blog, di pagina su Facebook.

Provate voi a digitare su qualsiasi motore di ricerca “La Catena” di Bruno Franco. Che trovate? Solo articoli di giornali che parlano della presenza di questo simbolo, simil fascio littorio, tra i più curiosi. Anche sulla reale identità di Bruno Franco il mistero resta fitto. Escluso che si tratti del deputato del gruppo misto, ex Maie ed ex Api, restano in campo il proprietario di una segheria a Bagnolo Piemonte, un ortopedico traumatologo di Sassari e i salumieri Bruno e Franco di Bologna.

Vuoto cosmico, o quanto meno internettiano, anche per quanto riguarda gli ideatori di “Recupero maltolto”, movimento nato nel '94 per opera di un commercialista di Pesaro che lo ideò con riferimento a Tangentopoli e che oggi chiede di chiudere le province, l'acqua bene comune e il no all'amnistia, e “Pensioni e Lavoro-Associazione degli italiani in Sud America”.

Da non confondere con i vari partiti dei pensionati ma soprattutto con l'Usei (Unione sudamericana emigrati italiani) di Eugenio Sangregorio alleato con i militanti di Forza Juve e del Bunga Bunga. A volerlo contattare in Argentina, forse il 75enne emigrato nel '57 dalla sua Belvedere Marittimo in provincia di Cosenza, “con una valigia di cartone piena di sogni”, ci avrebbe anche risposto. Ma non ce la siamo sentiti di domandare a un uomo che per mantenersi gli studi attaccava manifesti di notte nelle stazioni dei treni di Buenos Airse, ex alleato dell'Udc di Pierferdinando Casini e sedicente commendatore della Repubblica italiana, come mai il suo nome non risulti nella lista consultabile sul sito del Quirinale.

Sono invece evidentemente fasulli i numeri di cellulari riportati sui siti internet di “Io non voto”, “gruppo di cittadini italiani delusi e disorientati” - come anche noi di fronte alla loro irraggiungibilità - che già tentarono di presentarsi alle elezioni del 2006, 2008 e alle scorse politiche del 2013, e quello di Mirella Cece. Abbiamo tentato di chiamare la presidentessa del “Sacro Romano Impero” per due giorni consecutivi al numero 3287896830. Digitate anche voi le cifre, intanto è irraggiungibile. O troppo indietro nel tempo.

Il “Movimento Poeti d'Azione” fondato nel 1994 da Alessandro D'Agostini, “sacerdote dell'Arte presso l'universo”, vanta un gruppo aperto su Facebook con 504 membri, una citazione di 7 secondi in un servizio di Agorà, e molti modi per effettuare una donazione in denaro nel nome della “Via dello Spirito verso la Bellezza”.

Il “Partito internettiano” ha giustamente bandito un mezzo di comunicazione tanto arcaico come il telefono. C'è solo un indirizzo mail, quello di cui ci siamo serviti per chiedere un contatto a Francesco Miglino (il presunto leader) o comunque di rispondere alle nostre domande. Purtroppo nemmeno in questo caso abbiamo ottenuto una risposta.

Un po' a sorpresa ci è invece arrivata, dopo pochi minuti, dal segretario di “Italia Moderata” Antonio Sabella che, trovandosi eccezionalmente a Roma, sarebbe stato addirittura disponibile a incontrarci “a visu”. Gli chiediamo se si offende ad essere definito responsabile di una lista cosiddetta minore e lui ammette che “un po' sì vista la scarsa visibilità a cui ci condanna questa legge elettorale liberticida”.

Il problema è quello delle firme necessarie per concorrere davvero per un posto a Strasburgo. Lo stesso avuto dalla lista Tsipras che intanto ha annunciato di aver centrato l'obbiettivo e di averne raccolte, in anticipo sulla scadenza, oltre 200mila.

Mentre Erode per tutelare se stesso uccise dei bambini appena nati – ci ha spiegato Sabella – questi uccidono direttamente le mamme. Tutti devono poter partecipare, poi saranno gli elettori a scegliere”.

Come dire che ciascun dei 60 milioni di cittadini italiani ha il diritto (in teoria sì, ecco perché serve farsi accreditare da un certo numero di firme) di confezionarsi il proprio partito, movimento, associazione e presentarsi alle elezioni. “Ma no – dissente Sabella - ce ne sono alcuni che sono impresentabili”.

Perché non farsi candidare da qualche partito già accreditato? “Perché i leader sono spesso soli, egoisti, hanno pessimi consiglieri e sono in caduta libera”.

Del consigliere provinciale torinese Renzo Rabellino, segretario di “No euro – Lista del Grillo parlante”, anche detto il mago delle liste civetta, si è parlato già molto in passato. Dopo aver tentato la fortuna presentandosi alle politiche del 2006 con la Casa delle libertà e dopo essere riuscito a far eleggere Massimo Calleri sindaco di Sambuco nel 2007, nel 2008, al grido di “aboliamo il signoraggio, usciamo dalla zona euro e torniamo alla lira”, Rabellino infilò nella lista dei grilli parlanti una serie di candidati omonimi o quasi, da Giuseppe Grillo a Pericle Barlusconi (con la a). L'anno seguente diede il suo sostegno alla Fiamma Tricolore e dopo averci riprovato ancora alle regionali del 2010 con Nadia Cota (omonima del candidato presidente leghista Roberto Cota) e alle comunali del 2011 con Domenico Coppola (omonimo del candidato sindaco del Pdl a Torino), nel 2012 è stato condannato per falso a 2 anni e 10 mesi.

Falso come il "Partito delle imprese". Sul sito viene indicata come sede operativa quella di Bussolengo, in provincia di Verona. Tanto operativa da non avere neanche un numero di telefono dove essere contattata. Mentre a quelli delle altre due di Roma e Milano nessuno ha idea di chi sia il sedicente segretario Fabrizio Frosio. Al telefono infatti risponde, a entrambi i numeri, la stessa voce gentile, quella dell'ignara segretaria di un'azienda di materassi.

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