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Cosa pensano i siriani dell'attacco Usa alla base aerea di Assad

I sostenitori del regime insorgono dopo l'incursione americana, ma anche tra gli oppositori siriani i dubbi sulle reali intenzioni di Trump sono molti

Siria: Unicef; i disegni dei bambini tra orrore e speranza

Asmae Dachan

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Dopo il bombardamento americano contro la base militare di Shayrat, nella provincia di Homs, lo scenario nel Paese mediorientale si è ulteriormente complicato. Molti applaudono l’iniziativa del presidente Trump, ritenendola una risposta all’attacco chimico a Khan Sheikhun che ha provocato oltre ottanta vittime, tra cui trenta bambini. Altri, invece, parlano ora, e solo ora, di guerra in Siria, dimenticandosi sei anni di violenze, bombardamenti, stragi contro la popolazione civile.

In rete i siriani stessi esprimono opinioni diverse.

Il bombardamento americano ha provocato lo sdegno e l’ira dei fedelissimi del regime e degli alleati, Russia e Iran in primis, ma negli ambienti dell’opposizione le reazioni sono contrastanti. In un comunicato ufficiale, il National Coalition of Syrian Revolution and Opposition Forces, il principale organismo di rappresentanza delle opposizioni siriane in sede internazionale, esprime il suo sostegno all’iniziativa americana, definendola “una punizione contro il criminale”.

Abu Ivanka
Non sono dello stesso avviso gli attivisti nelle diverse città siriane. Molti dubitano che “Abu Ivanka”, come viene satiricamente definito Trump, possa essere improvvisamente diventato il paladino dei bambini siriani. Ai loro occhi Trump è e resta il promotore del Muslim ban, il leader occidentale che ha fatto dell’odio contro i migranti, in particolare quelli di fede islamica, uno dei suoi cavalli di battaglia.

La gente comune siriana fatica a vedere nell'iniziativa di Washington un atto di solidarietà nei loro confronti e teme piuttosto che si tratti solo di un gesto dimostrativo, di una sorta di contentino per dire all'opinione pubblica mondiale che l’attacco chimico non è rimasto impunito.

Gioco delle parti
Il fatto che gli Usa abbiano preventivamente avvisato il Cremlino del bombardamento e che, secondo fonti dell’opposizione siriana, questo abbia a sua volta avvisato il regime siriano, ai loro occhi sarebbe il segno evidente di un accordo tra le parti.

Impotenza della comunità internazionale
Dopo sei anni di violenze non è difficile comprendere i dubbi e le perplessità dei civili siriani. In questo lungo periodo la comunità internazionale non è riuscita ad approvare una sola risoluzione in sede Onu, né a imporre una no fly zone, che avrebbe evitato tante vittime e avrebbe impedito l’ennesimo bombardamento al sarin.

"Non crediamo a Trump"
Raggiunto via Skype, Abdallah, un medico di Idlib esprime tutta la sua amarezza: "Ci chiediamo solo di che morte dovremo morire. Non crediamo affatto a Trump. Mentre la sua aviazione bombardava da una parte, quella del regime colpiva da un'altra". Najm, un attivista, dice invece che "Molti siriani ritengono Trump migliore di Obama, che oltre alle parole, non ha mai fatto nulla per fermare Assad".

Wissam, un altro attivista, si dice "soddisfatto che dopo aver ucciso molti civili inermi, gli americani abbiano colpito un obiettivo militare", ma aggiunge: "Se l’iniziativa americana si limiterà al sito militare, sarà come dire ad Assad 'vai avanti a uccidere, ma non disturbarci con immagini di vittime che somigliano ai nostri figli'".

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