- Scott Eisen/Getty Images Hillary Clinton - Getty Imagines / Mark Wilson Donald Trump
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Elezioni Usa 2016, primarie e caucus: cosa sono e come funzionano

I giochi sono ormai fatti anche se manca ancora la maggioranza aritmetica: Hillary Clinton sfiderà Donald Trump

Ormai i giochi sembrano davvero fatti, sia per i Repubblicani sia per i Democratici.

Fra i Democratici il risultato finale sarà esattamente quello previsto all'inizio: Hillary Clinton verrà nominata candidata alla presidenza. Nonostante il confronto con Sanders sia stato equilibrato oltre ogni previsione. All'11 maggio la situazione delegati dentro i Democratici è la seguente:

Hillary Clinton è a 1716 pledged delegates (in sostanza quelli eletti nelle primarie e nei caucus e vincolati a sostenere il candidato al quale sono stati assegnati dagli elettori) + 524 super delegati (esponenti di primo piano del partito, non vincolati a nessuno dei candidati).

Bernie Sanders ha 1432 delegati + 40 super delegati.
Servono 2383 delegati per la nomination. Restano da assegnare 1.065 delegati

Fra i Repubblicani la questione sembra ormai risolta a favore di Donald Trump.
Trump ha infatti 1087 delegati.
Ted Cruz è a 546 ma si è ritirato.
Per la nomination ne servono 1237. Restano da assegnare 375 delegati.

La macchina complessa
Partito Democratico e Partito Repubblicano selezionano il loro candidato alla presidenza degli Stati Uniti attraverso un procedimento complesso (e in alcuni casi anche complicato) in ciascuno degli Stati, che culminerà nelle Convention in estate, le assemblee dei delegati nei quali verranno ufficialmente nominati (le famose “nomination” appunto) i due contendenti alla Casa Bianca (con la possibile incognita degli eventuali indipendenti.

Ecco — semplificando un po’ — come funziona tutta la macchina.

Caucus

In alcuni Stati i delegati vengono nominati attraverso una serie piccole assemblee locali , i caucuses — per esempio in Iowa —  con procedure un po’ diverse nei due partiti. Si tratta di incontri un po’ folkloristici in aule scolastiche, palestre, teatri che radunano elettori e sostenitori di ciascuno dei grandi partiti. 

In Iowa, per esempio, il meccanismo prevede che i delegati eletti localmente vadano poi a un’assemblea di contea, che eleggerà i delegati statali che saranno poi quelli che confluiranno alle convention dove formalmente verranno votati i candidati alla presidenza.

Caucuses si tengono anche in altri Stati, per esempio in Nebraska, Kentukcy e Maine.

Le Primarie

Le Primarie sono invece vere e proprie elezioni locali che eleggono direttamente i rappresentanti dei due partiti alla convention estiva che nomina i candidati.

Non tutte le primarie sono uguali però

Ci sono primarie “aperte”, alle quali possono partecipare tutti gli elettori registrati in quello Stato: quindi un democratico può partecipare alle primarie repubblicane e vice versa.

Poi ci sono le primarie “chiuse”, alle quali possono partecipare solo gli elettori registrati con i rispettivi partiti

Infine, le primarie “quasi-chiuse”, aperte cioè agli indipendenti ma chiuse agli elettori registrati per l’altro partito. Questo è per esempio il caso del New Hampshire, dove si è votato il 9 febbraio.

Primarie e caucus, chi conta di più

Non tutte le Primarie e i caucuses hanno la stessa importanza. I delegati inviati alle convention dai singoli Stati dell’Unione, sono infatti in proporzione alla popolazione di ciascuno Stato.

Per capirci: per ottenere la nomination a candidato presidenziale servono almeno 2382 delegati nel partito democratico; e al meno 1237 in quello repubblicano. Infatti il numero di delegati mandati alla convention democratica è di 4764; alla convention repubblicana 2472.

Le primarie che contano di più sono quelle della California (546 democratici e 172 repubblicani, si voterà il 7 giugno 2016) New York (291 e 95, il 19 aprile), Pennsylvania (210, 71, il 26 aprile 2016).

[Sul New York Times, le date di caucus e primarie, il numero di delegati che eleggono, chi vinse nel 2008 e nel 2012]

Maggioritari e proporzionali

Mentre le primarie dei Democratici assegnano i delegati di ciascuno stato in ragione proporzionale ai voti, in alcuni Stati i Repubblicani li assegnano con criteri maggioritari, in alcuni con il winner-take-most — quindi un sostanziale “premio di maggioranza” potremmo dire — altri addirittura con il criterio del winner-take-all — il che significa che chi vince prende tutto (che poi è il criterio con il quale vengono assegnati i voti elettorali di ciascuno stato alle elezioni presidenziali).

Questo criterio maggioritario potrebbe favorire ulteriormente la posizione del front runner Donald Trump.

Contested Convention

La posizione ancora incerta di Trump in fatto di delegati e l'ostilità dei dirigenti del partito Repubblicano ha portato alcuni osservatori e importanti simpatizzanti del partito a pensare che il candidato del Gop verra scelto in una contested convention

In pratica una convention alla quale nessuno dei candidati arriva con i 1237 delegati necessari per la nomination.

A quel punto il candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito Repubblicano verrà deciso dalle negoziazioni fra i delegati presenti alla convention.

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