Elezioni 2018: i "big" eletti e bocciati nell’uninominale
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Elezioni 2018: i "big" eletti e bocciati nell’uninominale

Tanti i ministri del governo Gentiloni che hanno perso le sfide e i "volti noti" che hanno vinto nel centrodestra. Meno bene per i Vip pentastellati

Nell’elenco dei nomi noti del centrodestra che hanno vinto le rispettive sfide per il proprio seggio, spicca il nome di Niccolò Ghedini: lo storico avvocato di Berlusconi. Seggio ottenuto anche per Renato Brunetta, candidato alla Camera, mentre Vittorio Sgarbi, com'era prevedibile, ha perso la sua sfida-provocazione con Luigi Di Maio.

Brindisi anche per Giorgia Meloni a Latina e all'ex direttore di PanoramaGiorgio Mulè, mentre, in Lombardia tutti i big candidati hanno ottenuto il proprio seggio: Paolo Romani, Ignazio La Russa, Daniela Santanchè, Licia Ronzulli, Laura Ravetto Michela Brambilla e Stefania Craxi, oltre che Mariastella Gelmini e l’atleta paralimpica Giusy Versace.

Gli eletti e i "trombati" del M5S

A parte il giornalista di Sky Emilio Carelli che ha vinto nel proprio collegio, ad altri big pentastellati è andata meno bene. Tra loro Danilo Toninelli, candidato nel collegio di Cremona del Senato, e Vito Crimi, l'ex capitano di fregata Gregorio De Falco oltre che l'altro giornalista candidato, Gianluigi Paragone, che potrebbe però facilmente essere eletto al proporzionale.

Le vittime del tracollo del Pd

Uno degli effetti più immediati ed evidenti della clamorosa débacle del Pd è che quasi la metà dei ministri dell’uscente governo Gentiloni  non è riuscita a vincere la sfida nel proprio collegio.

Tra questi spiccano i nomi di Roberta Pinotti, ministro della Difesa, e di Marco Minniti, all’Interno. Niente seggio anche per Dario Franceschini e Valeria Fedeli, rispettivamente ministri dei beni, delle attività culturali e del turismo e dell'istruzione, dell'università e della ricerca. A dare il suo addio al Parlamento, infine, il ministro del Mezzogiorno Claudio De Vincenzi.

Tra gli altri “trombati” celebri del Pd anche Roberto De Luca, figlio del governatore della Campania, mentre allargando il campo al centrosinistra più in generale, Massimo D’Alema non conquista il posto nel seggio di casa. Stessa sorte per la presidente uscente della Camera Laura Boldrini e per il suo parigrado al Senato Pietro Grasso. Tutti e tre erano schierati nelle fila di LeU.

Francesca Barra doveva essere una delle promesse del nuovo Pd renziano e invece non ha vinto la sfida che la vedeva in corsa a Matera. Niente seggi, infine, per il presidente del Pd Matteo Orfini e Lucia Annibali, simbolo della campagna contro la violenza sulle donne, e anche per Debora Serracchiani e Riccardo Illy.

Per molti di loro, tuttavia, c'è ancora la possibilità di essere eletti nel proporzionale.

Chi, del csx, ce l'ha fatta

Nell’elenco dei big che hanno vinto le sfide per il proprio seggio, invece, oltre al premier Gentiloni c’è il segretario del Pd Matteo Renzi e, nonostante le polemiche della vigilia, Maria Elena Boschi. Tra i ministri che si sono “salvati”, si annoverano i nomi del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, quello del ministro senza portafoglio per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia, del ministro dello Sport Luca Lotti, del ministro della Salute Beatrice Lorenzin e del ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio.

A completare infine l’elenco gli evergreen di centrosinistra che “ce l’hanno fatta” ci sono Emma Bonino, Pierferdinando Casini e Bruno Tabacci.

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Luciano Lombardi