Cassa integrazione: chi rischia di perderla e perché i soldi stanno per finire
Cassa integrazione: chi rischia di perderla e perché i soldi stanno per finire
Economia

Cassa integrazione: chi rischia di perderla e perché i soldi stanno per finire

Battaglia contro il tempo del ministro del welfare, Elsa Fornero, per finanziare gli ammortizzatori sociali e soprattutto la Cig in deroga

Più di 500mila italiani rischiano nei prossimi mesi di non ricevere la Cassa integrazione guadagni (cig). E' l'allarme lanciato dal segretario della Cgil, Susanna Camusso, che cita i dati preoccupanti in arrivo dal mercato del lavoro: nello scorso mese di marzo, infatti, si è registrato un aumento vertiginoso delle ore di Cig, che hanno sfiorato la soglia dei 97milioni, con una crescita di oltre il 22,4% rispetto a febbraio.

In questo scenario tutt'altro che confortante per l'occupazione, i soldi per finanziare la Cig stanno purtroppo per giungere agli sgoccioli: non per tutti i lavoratori, ovviamente, ma per quel mezzo milione di dipendenti che, secondo i dati dell'Inps rielaborati dalla Cgil, stanno svolgendo la cassa integrazione a zero ore. Si tratta di persone che (formalmente) non hanno perso ancora il posto di lavoro ma che, purtroppo, sono state lasciate a casa (senza poter svolgere neppure un orario ridotto) da aziende che si trovano in grave difficoltà.

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Per proteggere questi lavoratori, il sistema degli ammortizzatori sociali italiani (e in particolare la cig) rischia di essere insufficiente. Va ricordato, infatti, che in Italia esistono tre categorie di Cassa integrazione. La prima è quella ordinaria (Cigo) che è destinata per lo più alle imprese industriali e alle cooperative ed è finanziata interamente con i contributi pagati dalle stesse aziende e dai loro dipendenti. C'è poi la Cassa integrazione straordinaria (cigs), che viene sostenuta soltanto in parte dai contributi dei lavoratori e delle imprese ed è finanziata in prevalenza da risorse pubbliche. La cig straordinaria è destinata alle aziende industriali e del commercio in grave difficoltà, che stanno attraversando una fase di forte crisi e ristrutturazione o addirittura delle procedure concorsuali.

Infine c'è la Cassa integrazione in deroga (cigd) che è stata istituita in via straordinaria negli anni passati (inizialmente nel 2004, per poi essere potenziata nel 2009) allo scopo di fronteggiare gli effetti della crisi economica. Nello specifico, questo ammortizzatore sociale è destinato ad alcune categorie di aziende (purché in attività da più di 12 mesi) che non possono (o che non possono più) accedere alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria. Si tratta, per esempio, delle imprese industriali con meno di 15 dipendenti (che non hanno i requisiti per ottenere la cig, previsti dalla legge), oppure le imprese industriali con più di 15 addetti che hanno degli esuberi di personale ma hanno già superato i limiti di durata della cassa ordinaria e straordinaria (36 mesi nell'arco di un quinquennio).

E' proprio la Cig in deroga (finanziata interamente dalle risorse pubbliche e non dai contributi) l'ultima ancora di salvezza che rischia di venire a mancare, per gli oltre 500mila lavoratori in cassa integrazione a zero ore. Di questi, tra gennaio e marzo  del 2013, oltre 189mila beneficiavano ancora della cig ordinaria, altri 240mila circa della cig straordinaria, mentre più di 85mila ricevevano già l'assegno della cig in deroga. Con l'aria che tira nel mercato del lavoro, le richieste di cassa in deroga sono però destinate ad aumentare (visto l'esaurimento di quella ordinaria e straordinaria in molte aziende). A marzo, secondo le elaborazioni della Cgil, la Cigd ha già subito un incremento del 147% rispetto al mese precedente.

Peccato, però, che i soldi per la Cassa in deroga siano ormai davvero agli sgoccioli. All'inizio dell'anno, il governo ha stanziato per questo ammortizzatore sociale una somma di 200 milioni di euro ma le risorse necessarie nell'intero 2013 superano abbondantemente il miliardo. Secondo la Uil ci vogliono almeno 1,5 miliardi, mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha stimato una cifra di 1,2 miliardi e oggi ha invitato il governo e il Parlamento a trovare i soldi tagliando anche i costi della politica.

La patata bollente è adesso nelle mani del ministro del welfare, Elsa Fornero , che proprio oggi ha dichiarato: “se riuscissi a trovare un altro miliardo di euro per la cassa integrazione potrei dirmi soddisfatta, anche se c'è il rischio che queste risorse possano non essere sufficienti”. Parole poco incoraggianti, ma senza dubbio realiste.

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