Dl Aiuti Bis: i soldi non bastano e gli aiuti in bolletta potrebbero saltare
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Dl Aiuti Bis: i soldi non bastano e gli aiuti in bolletta potrebbero saltare
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Dl Aiuti Bis: i soldi non bastano e gli aiuti in bolletta potrebbero saltare

L’esponenziale aumento dei costi dell’energia fa sì che gli stanziamenti previsti a giugno non bastino per coprire l’intero pacchetto. Ecco quello che potrebbe succedere

La coperta è troppo corta. Era ampiamente prevedibile ed è successo. L’aumento esponenziale del prezzo dell’energia con il gas alle stelle e il caro carburante fa sì che i 15 miliardi previsti dal Decreto Aiuti Bis – colpo di coda del Governo Draghi per sostenere aziende e famiglie – siano decisamente troppo pochi per coprire tutte le voci di spesa stanziate.

Il servizio Bilanci del Senato ha più volte tirato la giacchetta al Tesoro richiedendo di verificare la congruità degli stanziamenti alla luce del nuovo scenario, ma nulla è stato fatto e ora che il Senato ha avviato l'esame del disegno di legge di conversione del Decreto-Legge n. 115/2022 (Decreto Aiuti-bis) recante «misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali» tutti i nodi tornano al pettine. Tradotto in soldoni: se il denaro non arriva (e non arriva) il nuovo esecutivo partirà con un bottino debitorio in termini di sostegno a famiglie e imprese decisamente poco allettante.

Credito d’imposta, mancano le coperture

A pesare più di tutto è la mancanza di coperture per sostenere l’intervento più costoso e ambizioso ovvero il credito di imposta per le spese aggiuntive sostenute per l’energia elettrica e il gas naturale.

Secondo quanto stabilito dal decreto Aiuti Bis il governo avrebbe riconosciuto per il trimestre luglio-settembre uno sgravio pari al 25% dell’extra-costo pagato per il gas naturale per tutti i comparti produttivi. Credito che, per quanto riguarda l’elettricità, sarebbe del 15% (percentuale che sale al 25 per le aziende energivore). A giugno, quando il provvedimento è stato pensato ed elaborato, via XX Settembre aveva calcolato uno stanziamento di circa 3,3 miliardi di euro. La cifra era stata definita moltiplicando i consumi trimestrali di elettricità delle imprese per il prezzo unico nazionale (Pun) dell’energia elettrica e i consumi di gas per il prezzo al megawattora.

Come è noto e stranoto, infatti, nel giro di un 30 giorni il valore per megawattora del gas ha raggiunto quotazioni stratosferiche. Il prezzo unico nazionale dell’energia elettrica su base trimestrale al momento dell’elaborazione dell’Aiuti Bis a giugno era di 237 euro/megawattora, quando il prezzo effettivo a luglio è stato di 441,6 euro medi e ad agosto è salito a 543. Peggio ancora per il gas quotato a 91 euro/megawattora su base trimestrale a giugno. Il gestore dei mercati energetici ha poi valutato che la quotazione effettiva a luglio è stata di 173,9 euro mentre ad agosto ha quotato 229,8 euro.

A spanne, quindi, per realizzare le promesse ipotizzate dall’Aiuti Bis serve circa il doppio del denaro stanziato e se quel denaro non viene fuori salta tutto.

Lo sconto in bolletta non ci sarà?

Anche per lo sconto in bolletta i soldi non bastano. La relazione tecnica trimestrale prevedeva un esborso di 2,4 miliardi di euro per il rafforzamento del bonus sociale energia e gas a supporto delle famiglie con Isee inferiore ai 12.000 euro.

Oggi però la nuova relazione evidenzia che a fronte del raddoppio dei costi i soldi non ci sono e tanti saluti.

Le commissioni Bilancio e Finanza di Palazzo Madama che in queste ore hanno in mano la patata bollente non sanno come spiegare che tutte queste promesse, a conti fatti, andranno in fumo. I soldi non ci sono e non ce li si può inventare specie per un esecutivo che ha la responsabilità soltanto di portare a termine i lavori correnti. Per tutto il resto la questione verrà rimandata alla nuova maggioranza parlamentare.

Iva sul gas, cosa succede adesso?

Poi c’è il nodo della riduzione dell’Iva sul gas. Proprio nella giornata di giovedì primo settembre mentre la Spagna di Sanchéz annuncia la riduzione dell’IVA sul gas dal 21 al 5% Palazzo Madama si rende conto che di Iva sull’energia è meglio non parlare proprio. Ridurre l’Iva del 5% è fuori discussione. L’authority di settore - Arera - non può mantenere in negativo gli oneri generali di sistema sul gas anche nell’ultimo scorcio dell’anno.

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