Pedofilia: Papa Francesco fa infuriare i cardinali

Il passaggio dell'intervista in cui Bergoglio accusa anche i porporati provoca un terremoto in Curia. E il suo portavoce Lombardi interviene per metterlo al riparo dalle critiche

– Credits: Foto Ansa

Ignazio Ingrao

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Una precisazione molto dura nei confronti del fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, ormai divenuto amico personale di Papa Francesco. Ventilando addirittura la volontà di manipolare il pensiero del pontefice. Così è intervenuto il direttore della Sala Stampa Vaticana, padre Federico Lombardi  a botta calda, subito dopo la pubblicazione della nuova intervista del Papa al quotidiano la Repubblica. Due i passaggi incriminati: il primo riferito alla presenza di porporati pedofili, quando Bergoglio, secondo quanto riportato da Repubblica afferma: «Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali». Più avanti invece annuncia una soluzione per la questione del celibato dei preti: «Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò».

Secca la smentita di Lombardi: le due affermazioni «non sono attribuibili al Papa». E poi aggiunge: «Nell’articolo pubblicato su Repubblica queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente - le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura…Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?»

L’intervento del portavoce del Papa in realtà si è reso necessario perché le parole di Francesco hanno provocato un terremoto in Curia. Irritati diversi porporati (che sarebbero il «collegio elettorale» di Bergoglio)   per una chiamata in correità sulla pedofilia senza alcun distinguo. Anche se vi sono stati due casi accertati di cardinali colpevoli di abusi sessuali: il cardinale Hans Hermann Groer di Vienna e il porporato scozzese Keith O’Brien. E sorpresa la Curia per un annuncio tutto personale «le soluzioni ci sono e le troverò» sul tema tanto discusso e controverso del celibato dei preti cattolici di rito latino. Non è piaciuto a tutti che il pontefice, che è grande sostenitore della «collegialità episcopale», si sia lanciato ad annunciare che personalmente troverà delle soluzioni a un problema tanto sentito e complesso.

La dura smentita di Lombardi quindi, più che diretta ad attaccare Scalfari, era volta anche a difendere il pontefice dalle critiche. Intanto però colpisce che mentre faceva queste affermazioni, il Papa procedeva a una nomina discussa: monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare di Firenze, è stato «promosso» vescovo di Castellenate in Puglia. Divenuto vescovo ausiliare di Firenze molto giovane, a soli 44 anni, Maniago è stato allievo prediletto di don Lelio Cantini, il sacerdote fiorentino, morto nel 2012 e riconosciuto responsabile di «delittuosi abusi sessuali su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo e dominio delle coscienze», come recita il decreto del tribunale canonico. Maniago è stato accusato da alcune delle vittime di Cantini di non aver agito sollecitamente per l’accertamento della verità quando, già vescovo ausiliare, venne informato delle violenze subite dalle ragazze nella parrocchia che lui stesso aveva frequentato. 

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