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(Ansa)
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Cronaca

L'abusivismo edilizio, una piaga nazionale, non solo di Ischia

Le migliaia di case abusive sull'isola campana purtroppo non sono una eccezione. E, anche quando arriva il decreto di demolizione, abbattere è quasi impossibile

Ad Ischia ci sono 600 case abusive colpite da ordine definitivo di abbattimento e 27mila pratiche di condono presentate dagli abitanti in occasione delle tre leggi nazionali di sanatoria: 8.530 istanze a Forio, 3.506 a Casamicciola e 1.910 a Lacco Ameno. Numeri preoccupanti sopratutto dopo le tre frane avvenute a Ischia tra il 2006 e il 2015 (una proprio a Casamicciola) ed il terremoto nel 2017 che ha causato 2 vittime, 42 feriti e 2630 sfollati.

Ma la piaga dell’abusivismo riguarda tutta l’Italia non solo l’isola di Ischia con case, ville ed edifici costruite in luoghi dove non è sicuro ne legale edificare. Una situazione che il più delle volte viene regolarizzata con un condono dello Stato o con ordinanze di demolizione che non vengono eseguite mettendo a repentaglio la sicurezza di milioni di famiglie.

Infatti secondo i dati Ispra le famiglie a rischio frane e alluvioni sono rispettivamente 547.894 e 2.901.616. Su un totale di oltre 14,5 milioni di edifici, ubicati in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata sono 565.548 (3,9%), quelli ubicati in aree allagabili nello scenario medio sono 1.549.759 (10,7%).Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria.

Dati che andrebbero incrociati con gli immobili colpiti da ordinanza di abbattimento che dal 2004 al 2020 sarebbero secondo i dati di Legambiente solo il 32,9% del totale. Di questi la maggior concentrazione è al sud Italia in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria con il 17,4% di ordinanze eseguito su 14.485. Un dato parziale che si riferisce sulla base delle risposte di 1809 comuni su 7.909 a cui è stato inviato il questionario.

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La classifica delle regioni

Il Veneto e il Friuli Venezia Giulia nella classifica per numero di ordinanze di demolizioni eseguite, superano entrambe il 60%, seguite da Valle d’Aosta (56,3%), Provincia autonoma di Bolzano (47%), Lombardia (44,2%). Poi ci sono Piemonte, Liguria e Toscana che dichiarano di aver demolito almeno il 40% degli immobili o degli interventi abusivi colpiti da ordinanza di abbattimento. Male, invece, il Sud Italia dove a parte la Basilicata con un 26% delle ordinanze di demolizioni eseguite, vede la Puglia piazzarsi in fondo alla classifica con un misero 4%, preceduta dalla Calabria (11,2%), dalla Campania (19,6%), dalla Sicilia (20,9%) e dal Lazio (22,6%). In particolare in Puglia, Calabria, Sicilia e Calabria, tra le regioni più segnate dalla presenza mafiosa e dove stando all’ultimo rapporto Ecomafia vi si concentra il 43,4% degli illeciti nel ciclo del cemento registrati in Italia nel 2019. In altri termini, cinque volte su sei l’abusivo ha la quasi matematica certezza di farla franca. Può andargli ancora meglio se l’immobile è stato realizzato lungo le coste: se si considerano solo i comuni litoranei, infatti, la percentuale nazionale di abbattimenti scende a 24,3%.

I dati Istat

Secondo i dati Istat dell’ultimo rapporto Bes del 2021 (benessere equo e sostenibile sull’abusivismo edilizio in Italia, le stime del 2020 e 2021 confermano il trend positivo dell’indice di abusivismo, in calo dal 2018 dopo una fase di crescita decennale. Nel 2021 la proporzione è di 15,1 abitazioni abusive ogni 100 autorizzate, ancora elevata ma in allontanamento dai livelli raggiunti nel 2015-2017, quando le nuove abitazioni illegali si stima fossero pari a circa il 20% di quelle autorizzate. L’andamento decrescente della curva è decrescente ma le differenze territoriali sono estremamente marcate: il fenomeno dell’abusivismo, infatti, si concentra soprattutto nel Sud e nelle Isole (dove mantiene livelli allarmanti, con valori dell’indice compresi tra 35 e 40 abusive su 100 abitazioni autorizzate) ed è presente in misura non trascurabile nelle regioni del Centro, mentre può considerarsi marginale in quelle del Nord.

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