platano curinga
Il platano di Curinga a Sant'Elia, Catanzaro (Antonio Bretti).
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Cronaca

Italia in prima fila nel concorso albero dell'anno

Quattordici piante di tutta Europa si sfidano per diventare «tree of the year» per il 2021. Per il nostro Paese corre il platano di Curinga.




C'è il tiglio olandese che ha ispirato Vincent Van Gogh, il millenario platano italiano con le radici armene, il castagno belga sopravvissuto alle devastazioni di due guerre mondiali. Sono tre delle 14 piante europee in concorso per diventare «albero dell'anno». L'iniziativa «Tree of the Year», nata nel 2011, è promossa dalla Environmental Partnership Association. Ispirato a un concorso organizzato nella Repubblica ceca, si propone di sottolineare l'importanza dei vecchi alberi come un patrimonio naturale e culturale da stimolare e proteggere. Ma a differenza di altri eventi simili, agli organizzatori di «Tree of the Year» interessa evidenziare la storia delle piante e soprattutto il loro collegamento con la gente. Per entrare in graduatoria, gli alberi devono essere parte integrante della comunità. «Diventate partner del concorso in altri paesi europei» si legge sul sito «e aiutateci affinché il tema della protezione degli alberi a tutela del genius loci divenga oggetto di dibattito a livello internazionale». I 14 alberi in lizza sono stati selezionati nei singoli Paesi di provenienza attraverso votazioni online organizzate dalle associazioni nazionali. A organizzare la selezione italiana è Andrea Maroè, direttore scientifico della Giant Tree Foundation con sede a Tarcento, in provincia di Udine. Costituita quattro anni fa, si tratta della prima fondazione italiana nata per studiare, difendere e curare i grandi alberi, non solo in Italia ma anche in giro per il mondo. Panorama lo ha intervistato.

Dottor Maroè, Da quanto tempo l'Italia partecipa al concorso Tree of the year?

«Questo è il secondo anno. Siamo orgogliosi di come sta andando perché in due anni siamo riusciti a scalare moltissime posizioni. E a farlo conoscere».

L'anno scorso che albero avevamo in concorso?

«La quercia Vallonea di Tricase, in Puglia, che aveva vinto molto bene il concorso nazionale ma che poi nel concorso internazionale non è andata tanto bene perché essendo il primo anno non eravamo tanto esperti».

E invece quest'anno avete il platano di Curinga. Come funziona la selezione?

«Ogni nazione organizza il concorso nazionale come vuole. Noi abbiamo deciso di scegliere ogni anno una specie. Siamo partiti con la quercia, che rappresenta un po' la pianta tipica dell'Italia forestale e della campagne e quest'anno abbiamo scelto il platano, che è un po' la pianta delle città o dei giardini. È una pianta tipicamente ornamentale. E in realtà ha vinto il concorso l'unico platano che non è inserito né in un giardino né in una città».

Però sembra bellissimo.

«È veramente stupendo».

Che dimensioni ha?

«Allora, il platano di Curinga ha vinto il concorso senza che noi, causa Covid, potessimo andare in Calabria a misurarlo regolarmente. Perché ci sono tutta una serie di misure scientifiche da rispettare. Sembra facile prendere la circonferenza, ma con certi giganti non è semplicissimo. A novembre, i dati ufficiosi disponibili per il platano di Curinga parlavano di 12 metri di circonferenza e di 21 metri d'altezza. Il 28 gennaio siamo riusciti ad andarlo a misurare ufficialmente. In realtà è 14,75 metri di circonferenza e 31,5 metri di altezza».

Mastodontico. Ma come si prendono le misure?

«Su piante molto grandi, con una chioma espansa, ma anche in foresta, dove non si riesce a battere con il laser il piede e la punta, si scala la pianta e si fa calare un metro di precisione in acciaio a terra per misurare l'altezza».

Ma è vero che questo platano ha origini armene?

«La leggenda dice che è stato portato da un monaco armeno: in effetti in quella zona si trova un monastero dove in tempo c'erano monaci armeni. Per cui potrebbe essere coevo del monastero, se avesse più o meno migliaio di anni. Risulta difficile valutare l'età perché la pianta è completamente cava al suo interno. Comunque l'età è molto avanzata: si tratta di uno dei platani più vecchi d'Italia se non il più vecchio».

Ma perché si pensa che venga dall'Armenia?

«Nelle nostre città si trovano i platani ibridi, che sono un incrocio fra il platano orientale e il platano occidentale. Il platano di Curinga è invece un platano orientale: ha delle caratteristiche anatomiche, fisiologiche e botaniche molto specifiche e la sua area di origine è proprio l'Armenia. Basta andare in Grecia per trovare questi grandissimi platani orientali, molto vecchi: si narra che anche Socrate faceva lezione proprio sotto uno di questi platani. Sono platani che per costituzione riescono a raggiungere età molto avanzate, rispetto ai platani ibridi che siamo abituati a vedere. E hanno forme straordinarie».

Ma come funziona la selezione nazionale degli alberi che poi presentate al concorso europeo?

«Noi abbiamo diviso l'Italia in quattro macro-regioni: Centro, Sud, Nord e isole. Per ognuna di queste viene selezionata una specie (l'anno scorso le querce, quest'anni i platani) e un esemplare degli alberi monumentali italiani. Quindi coordinandoci con il ministero delle Foreste, scegliamo un rappresentante per ognuna di queste macro-regioni. La selezione viene ufficializzata a settembre. Fra settembre e novembre c'è poi la votazione online sul nostro sito. E il 21 novembre, giornata dell'albero, viene eletto quello che ha ricevuto maggior voti da parte della popolazione. Ci terrei a precisare che non sempre vince la pianta più bella, ma quella più amata, quella che ha maggior supporto da parte della popolazione, quella che provoca maggior emozione».

Esattamente cos'è un albero monumentale?

«La legge numero 10 del 2013 ha istituito l'elenco degli alberi monumentali nazionali, definendo sette criteri: si va dalla circonferenza (ogni specie ne ha una di riferimento, che deve essere superata) all'altezza, alla forma, alla rarità, ma anche alla sua importanza storica. Fra questi criteri c'è anche quello della biodiversità: un albero potrebbe essere importante perché al suo interno ospita determinati animali: insetti, pipistrelli o altro».

Quanti sono gli alberi monumentali italiani?

«In questo momento ne abbiamo calcolati 4.000».

E sono concentrati in alcune regioni?

«La regione che ne ha di più al momento è la nostra, il Friuli Venezia Giulia. Non che nelle altre regioni non ci siano, ma noi siamo quelli che ne hanno catalogati di più. Anche la Sardegna ne ha catalogati molti. La Toscana, invece, che ne ha tantissimi, ne ha catalogati pochi».

Il Friuli quanti alberi monumentali ha?

«Noi abbiamo oltre 400 schede di rilievo, ma in una scheda possono essere inseriti anche più alberi, che possono essere omogenei. Come numero di alberi ne abbiamo più di 800».

Immagino siano tutelati.

«Gli alberi che rientrano nell'elenco degli alberi monumentali non possono essere né abbattuti né danneggiati. L'anno scorso abbiamo fatto delle linee guida (c'ero anch'io fra gli estensori) per gli interventi che si possono fare. Vengono trattati quasi come beni architettonici, come fanno le Belle Arti con i palazzi. Ogni intervento effettuato sulla chioma o anche sull'apparato radicale deve essere autorizzato».

Da chi? Dal ministero?

«Per le regioni a statuto normale dal ministero, per quelle a statuto speciale come il Friuli direttamente dalla Regione».

A livello europeo l'Italia come si pone?

«Diciamo che Gran Bretagna, Francia e Germania hanno iniziato la catalogazione molto prima e quindi sono più avanti di noi».

E come si fa a recuperare il tempo perduto?

«Per esempio partecipando al voto. In questo momento l'Italia può dimostrare che ha attenzione e sensibilità per la foresta e per i grandi alberi. A livello europeo sarebbe importante riuscire a mostrare che non siamo gli ultimi».


Per votare: https://www.gianttrees.org/it/tree-of-the-year




I 14 alberi in concorso

Castagno a quattro tronchi a Ypres in Belgio. Età 160 anni. (Stad Leper)

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