Costa Concordia, dal naufragio alla condanna di Schettino
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Costa Concordia, dal naufragio alla condanna di Schettino
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Costa Concordia, dal naufragio alla condanna di Schettino

La tragedia, il recupero del relitto, le polemiche, le accuse. Tutte le tappe della vicenda, fino alla conferma dei 16 anni nel processo di appello

La Corte di appello di Firenze ha confermato la condanna a 16 anni di carcere per Francesco Schettino, colpevole del naufragio della Costa Concordia all'isola del Giglio, il 13 gennaio 2012. Nella sciagura morirono 32 persone.
La Corte ha anche inflitto l'interdizione per 5 anni da tutte le professioni marittime.
L'accusa aveva chiesto 27 anni carcere, la difesa l'assoluzione.
Durante il processo di appello - rispetto a quello di primo grado di Grosseto - si sono sentite più nette le critiche della difesa agli ufficiali della nave, che non lo avrebbero supportato adeguatamente in plancia, tra cui Ciro Ambrosio, Silvia Coronica, il cartografo Simone Canessa.

La difesa ha anche sottolineato l'errore del timoniere indonesiano, Jacob Rusli Bin come causa del'l'incidente.

Dallincidente della Concordia allora sono passati 4 anni e 4 mesi con il recupero del relitto, molte polemiche e accuse. 
Nelle prossime pagine la ricostruzione dell'itera vicenda (clic su avanti).

Il ricorso in appello per l'assoluzione

Il difensore dell'ex comandante della Costa Concordia Francesco Schettino, avvocato Saverio Senese, il 24 settembre del 2015 ha presentato a Napoli il ricorso alla Corte d'appello di Firenze contro la sentenza con cui il tribunale di Grosseto ha condannato Schettino a 16 anni per il naufragio e i morti all'Isola del Giglio. "Nonostante il grande impegno profuso dai primi giudici - ha commentato l'avvocato Senese - sono incorsi in gravi errori e sono convinto che la sentenza sia sbagliata. Ho chiesto l'assoluzione".

La sentenza

Nel fermo immagine, un momento della lettura della sentenza con la quale Francesco Schettino è stato condannato a 16 anni di reclusione e a un mese di arresto per il naufragio della Costa Concordia, presso il tribunale di Grosseto, 11 febbraio 2015. ANSA / FERMO IMMAGINE DA RAI NEWS 24

Francesco Schettino, comandante della nave da crociera Costa Concordia, naufragata davanti alle coste dell'Isola del Giglio il 13 gennaio 2012, è stato condannato dal Tribunale di Grosseto a 16 anni e un mese

I giudici hanno condannato Schettino a cinque anni per naufragio colposo, dieci anni per i reati di omicidio plurimo colposo e lesioni plurime colpose - in relazione ai 32 morti e 157 feriti al Giglio - un anno per i reati di abbandono della nave e abbandono di incapaci. L'ex comandante però non sarà arrestato,  per i giudici non sussiste il pericolo di fuga.

Schettino è stato anche interdetto per 5 anni come comandante di nave e condannato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Le accuse a Schettino

Francesco Schettino ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images

Il naufragio della Costa Concordia fu dovuto al "fattore umano" e la nave "non era una bagnarola" ma un gioiello con apparati di prim'ordine, e "Schettino non va considerato un capro espiatorio dato che altri ufficiali hanno gia' pagato" coi patteggiamenti, anzi è uno che i suoi ex comandanti giudicarono "non sincero", e "per motivi professionali o sue caratteristiche caratteriali" non diceva la verità.

Queste erano le premesse a inizio requisitoria contro l'imputato Francesco Schettino, secondo il pubblico ministero Alessandro Leopizzi. "La condotta di Schettino è inescusabile, inenarrabile - ha detto Leopizzi -, prese un granchio cercando la sua nave sul monitor, senza vederci bene e buttando un'occhiata 'fugace', come dice lui", e "credendo di essere un miglio indietro", "non si ferma, fa un errore marchiano ai limiti dell'incredibile". "Schettino - prosegue - vuole davvero passare vicino al porto del Giglio, su richiesta del maitre Tievoli" ma "si inventa una rotta sul momento, naviga 'a braccio'" mentre "la Concordia era in un altro punto rispetto a quanto credeva".

E se prima dell'urto contro gli scogli c'è stata la "spacconata" di voler fare l'inchino al Giglio, andando fuori dalla normale rotta per Savona, dopo, a urto avvenuto, la gestione dell'emergenza è stata ancor più grave "titubante, vigliacca, irrispettosa di ogni regola formale e del buon senso". "Nessuna delle 32 vittime della Costa Concordia è morta per la falla, per l'urto - ha detto Leopizzi -. Ma tutti i morti sulla nave sono stati travolti dal caos, dai ritardi, dagli errori dopo l'impatto, nei momenti dell'emergenza". Eppure "alle ore 22 (del 13 gennaio 2012, l'urto era stato alle 21.45, ndr) Schettino sa già che la Concordia non può galleggiare e che deve dare l'abbandono della nave. Ma non lo fa e non sappiamo perché, se ci è o ci fa, non sappiamo perché a questo punto non abbia capito niente. Non si sa se era lucido o no, o se stava giocando ai dadi la carriera. Un pugile suonato". È colpa specifica di Schettino, ha sostenuto al processo il pm, "voler fare la barba al molo" del Giglio "con un transatlantico di 300 metri lanciato a 16 nodi". 

I numeri del processo


71 udienze, per quasi 600 ore di dibattimento nell'aula ricavata al Teatro Moderno poiché il tribunale cittadino ha spazi insufficienti. La prima udienza c'è stata il 17 luglio 2013.

L'affitto è costato al ministero della Giustizia circa 1.500 euro al giorno (compresi lavori per un intervento sugli impianti). Uno solo è l'imputato, Francesco Schettino, mentre 180 sono stati i testimoni e i consulenti sfilati in un anno e mezzo a deporre sul palco del teatro, più 18 periti.

Sono 379 le parti civili costituite, rappresentate da 65 diversi avvocati. Gli atti del processo sono contenuti in 100 faldoni, per quasi 56.000 pagine, tutto materiale custodito in una stanza appositamente allestita al tribunale.

Dieci le perizie incaricate nel corso del processo, oltre 30 le ordinanze dei giudici. Disposti due accessi del tribunale al relitto della Concordia quando era ancora all'Isola del Giglio. Oltre ai tre giudici del collegio penale di Grosseto - presidente Giovanni Puliatti, a latere Marco Mezzaluna e Sergio Compagnucci - per il tribunale hanno lavorato al processo, a ogni udienza, cinque persone della cancelleria, un addetto alla registrazione e trascrizione supportato da due fonici messi a disposizione dal Comune. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale hanno schierato nel teatro, in totale, una decina di agenti in media per udienza.

Il naufragio

14 gennaio 2012. La nave da crociera Costa Concordia naufragata il 13 gennaio 2012 di fronte all'Isola del Giglio.

FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images

La sera del 13 gennaio 2012, la nave da Crociera Costa Concordia, in navigazione da Civitavecchia a Savona per una crociera nel Mediterraneo, poco prima delle 22 ha urtato il più piccolo degli scogli de Le Scole,  a circa 500 metri dal porto dell'Isola del Giglio, provocando uno squarcio di 70 metri nello scafo.

La nave dopo l'impatto è sbandata sul lato di destra, sino ad affondare. Sono stati 4.200 i passeggeri portati in salvo dalle lance di salvataggio. Il bilancio delle vittime è 32 morti.

Il comandante della nave, Francesco Schettino, è stato sottoposto a processo per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio e abbandono di nave.


La donna misteriosa

Domnica Cemortan ANSA/ENZO RUSSO

Tra i molti punti non completamente chiariti della sera del naufragio, il ruolo di Domnica Cemortan, di nazionalità moldava, che era accanto al comandante. La donna dopo oltre un anno ha rilasciato dichiarazioni che parlavano di "£stranezze" nei soccorsi alla nave,

Il recupero del relitto

Il relitto della nave è rimasto al largo delle coste dell'Isola del Giglio fino al 23 luglio 2014 quando, con una spettacolare operazione seguita in una lunghissima diretta televisiva e un viaggio di 4 giorni, è tornato a galleggiare ed è stato trasportato nel porto di Genova, per essere smantellato.

Le polemiche

Il capitano Gregorio De Falco Getty Images

L'ufficiale della Capitaneria di porto di Livorno, il capitano Gregorio De Falco, era diventato l'eroe nazionale nei giorni del naufragio della nave, per aver richiamato all'ordine il comandante Schettino con il suo famoso "Vada a bordo, cazzo". Un anno e mezzo dopo il naufragio, il capitano De Falco viene trasferito ad altro incarico, le la decisione suscita la sua reazione e molte polemiche.

L'ultimo disperso

Russel Rebello in un frame del servizio dell'Abcnews, 26 genaio 2012. ANSA / ABCNEWS

Si chiamava Russel Rebello, era di origine indiana e lavorava a bordo della nave come cameriere. I suoi resti sono stati ritrovati a bordo della nave solo a settembre 2014, durante i lavori di smantellamento del relitto

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