Cina, il Congresso del Partito comunista cinese e i nuovi principini
Cina, il Congresso del Partito comunista cinese e i nuovi principini
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Cina, il Congresso del Partito comunista cinese e i nuovi principini

Con il 18° Congresso alle porte, difficile prevedere il futuro politico della Repubblica popolare cinese. Tra neo-maoisti, riformisti e interessi politici

Il 18esimo Congresso del Partito Comunista cinese si avvicina, ma prevedere il futuro della Repubblica popolare rimarrà complicatissimo anche dopo la formalizzazione ufficiale della nuova leadership. Persino per i cinesi visto che, oggi più che mai, anche gli ideali a cui dovrebbe ispirarsi la nuova classe dirigente di impronta riformista non sono così scontati. O meglio, è sempre più evidente quanto si siano allontanati dalla tradizione conservatrice e socialista tanto cara a Mao Zedong.

In un contesto in cui i "neo-maoisti" pensano a trovare il modo più rapido per aumentare i profitti delle aziende dei loro cari piuttosto che a tutelare i diritti dei lavoratori, non sorprende che un uomo come Bo Xilai, un politico che ha fondato la sua carriera sul riadattamento degli slogan del Grande Timoniere, sia stato epurato. Anche se, è bene ricordarlo, nello scandalo del Segretario del Partito di Chongqing il maoismo è stato usato come pretesto. Perché il Politburo non ha avuto paura del fatto che con Bo Xilai al suo interno sarebbe diventato necessario occuparsi di più delle esigenze della popolazione, ma che per il suo carisma e la sua popolarità quest'uomo potesse diventare ben più visibile dei futuri numeri uno del Partito.

L'epurazione di Bo Xilai ha avuto però anche altre conseguenze. Sui cinesi, che non riescono a capire come il Comitato Permanente a maggioranza conservatrice guidato da Xi Jinping che dovrebbe emergere a ottobre in realtà riunirà politici che possono essere definiti conservatori solo in quanto "principini", vale a dire figli o nipoti degli uomini che, nel bene o nel male, hanno reso grande la Cina.

La popolazione si è infatti resa conto di quanto i "principini" stiano diventando sempre più ricchi o del fatto che persino la crisi economica non ne ha minimamente scalfito il benessere. Nessuno ha dovuto (o voluto) fare sacrifici, anche se il governo continua a ripetere ai cinesi di essere pronti ad "affrontare tempi duri". Ecco perché tanti hanno iniziato a chiedersi se, nel caso in cui a ottobre la maggioranza conservatrice sarà effettivamente confermata, dovremmo aspettarci che politici sempre più facoltosi sceglieranno di disinteressarsi delle reali esigenze del paese per continuare ad occuparsi dei loro interessi personali. O che cosa potrebbe succedere se, in uno scenario altamente improbabile, questi ultimi iniziassero a non coincidere più con quelli nazionali.

Di certo la popolazione non potrebbe ribellarsi e cercare di riorientare il Politburo in senso riformista. Perché la maggioranza al suo interno non dipende dalle preferenze dei cinesi ma da giochi di potere ancora oggi manovrati da ex presidenti e primi ministri. Ecco perché, speculando sul futuro della Repubblica popolare, vale la pena capire chi sono i "principini" più famosi e che ruolo potrebbero giocare nella Cina post Congresso.

Il Principe rosso per eccellenza è certamente il Presidente in pectore Xi Jinping. Che si discosta dagli altri conservatori non tanto per il fatto di poter contare su una famiglia senza scheletri nell'armadio, ma per aver raccomandato loro "in tempo" di evitare di farsi coinvolgere in qualche scandalo nei cinque anni precedenti alla sua nomina. Vista la posta in gioco, nessuno lo ha deluso.

Diverso e il caso di figli e nipoti di burocrati del calibro di Jiang Zemin, Zhou Yongkang, Jia Qinglin, Wu Bangguo, Li Changchun. Con l'eccezione dell'ex presidente Zemin, tutti membri dell'attuale Politburo. I cui familiari guidano banche, società che si occupano di costruzioni, nuove tecnologie o della distribuzione di risorse energetiche.

E' difficile immaginare che una nuova leadership di impronta conservatrice possa permettersi di trascurare gli interessi di questi tre settori che, guarda caso, coincidono perfettamente con quelle che da tempo sono state individuate come le priorità della Repubblica popolare. Al punto da essere stimolati con ben due (generosissimi) piani di aiuti. Misure più volte sconsigliate dagli esperti di economia internazionale, che non prevedono nulla a livello di occupazione e stipendi, ma che faranno lievitare le rendite dei familiari dei principi rossi.

Pare invece sorprendere pochi la constatazione che i più "puliti" siano i familiari di Li Keqiang, il riformista che dovrebbe succedere al Primo Ministro Wen Jiabao. La moglie insegna inglese in un'università di Pechino. Il suocero è consulente presso un'associazione che si occupa di lotta alla povertà e sviluppo, sua moglie una ex giornalista che oggi collabora con lui.

Un quadro familiare che certamente giova alla popolarità e alla credibilità dei riformisti. In patria e all'estero. Anche se, non va dimenticato, altri esponenti di questa corrente che hanno ottenuto poltrone particolarmente importanti, primi fra tutti l'attuale coppia di leader Hu Jintao - Wen Jiabao, non possono più vantare parentele così impeccabili. Moglie e figli di Wen Jiabao sono infatti famosi per l'abitudine di chiedere parcelle salatissime per le loro "consulenze", e di premiare con "diamanti e altre pietre preziose" chi fa business con loro. Dimostrando che, una volta entrati nel gotha dei potenti cinesi, anche gli "inattaccabili" riformisti possono smettere di esserlo.

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