A.A.A. caserme vendesi
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A.A.A. caserme vendesi

L'annuncio del ministro Mauro: via libera alla dismissione dei primi edifici

Un ghiotto piatto di 20 caserme italiane è pronto per essere ceduto e usato per altri fini. Ad annunciarlo è lo stesso ministro della Difesa, Mario Mauro. «Abbiamo censito oltre 1.500 beni ormai inutilizzati fra caserme, depositi, terreni, perfino trincee della Prima guerra mondiale sulle Alpi e li stiamo rimettendo a disposizione a titolo gratuito» spiega a Panorama. «Confidiamo che questo primo passo serva a mettere in moto la macchina delle dismissioni: un processo che va avanti fin dagli anni Novanta, ma con risultati finora piuttosto deludenti».

Di questo cospicuo tesoretto militare l’Agenzia del demanio intende valorizzare 20 caserme (lista in alto) attraverso un fondo di sviluppo per mettere sul mercato gli immobili al migliore offerente, una volta cambiata destinazione d’uso. Si tratta, in alcuni casi, di veri e propri pezzi di storia, come la caserma Mameli a Milano o quella La Marmora di Torino. E dall’elenco mancano ancora i pezzi della capitale, non del tutto liberi, come la caserma di viale Angelico (una vasta superficie a ridosso del Vaticano), la caserma Ruffo e il deposito di Vitinia sul litorale laziale.

«Per abbattere la burocrazia, causa di lungaggini infinite, ho avviato un comitato che dovrà semplificare le norme e velocizzare i tempi» prosegue il ministro Mauro. «Per me questi beni dovrebbero andare a vantaggio dei cittadini: case popolari, musei, asili, scuole, centri culturali, giardini pubblici, parcheggi. Ma anche, per esempio, carceri femminili».

Pur se da ristrutturare, si tratta di grandi spazi nel cuore delle città o in punti strategici vendibili agli enti locali stessi o a privati. Secondo l’Agenzia del demanio, il valore inventariale dei 20 edifici è di 1 miliardo di euro ma si stima di realizzare fino a cinque volte tanto. Molto dipenderà dalla destinazione (più appetibile se commer- ciale). Un buon contributo per l’abbattimento del debito pubblico, per il risparmio delle spese (la manutenzione di queste strutture costa alla Difesa qualcosa come 100 milioni di euro all’anno). E, si spera, per migliorare i servizi ai cittadini. 

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