Andrea Agnelli
(Ansa)
Andrea Agnelli
Calcio

Debiti e soldi bruciati: così la crisi ha accelerato la Superlega

Il Covid ha messo in ginocchio i 12 club che sfidano la Uefa: in un anno 750 milioni di perdite. Il piano per prendere subito i miliardi di JP Morgan e salvare i bilanci - NASCE LA SUPERLEGA, GUERRA NEL CALCIO

Da almeno due anni i grandi club lavoravano al progetto della Superlega, ma è stato il Covid a dare la spinta definitiva e a far accelerare il processo che ha portato all'annuncio dello scisma da parte dei dissidenti. Una crisi che ha squassato i bilanci del calcio, colpendo duramente soprattutto le multinazionali del pallone che si sono trovate stritolate tra l'obbligo di garantire gli impegni presi e l'azzeramento dei ricavi da stadio con calo drastico di quelli commerciali. Al di là degli accordi dilatori, le società non hanno potuto svincolarsi dagli impegni presi con le proprie stelle, ma allo stesso tempo non hanno più potuto far conto su flussi di cassa regolari e, per molti di loro, abbondanti.

Il risultato è stato uno tsunami i cui effetti si cominciano a vedere anche se l'onda sarà lunga e le perdite multi miliardaria (da 6 a 8 miliardi secondo l'ultima stima dell'ECA con obbligo per le proprietà di ricorrere a ingenti aumenti di capitale per evitare il crac). C'è una cifra che spiega meglio di ogni altra considerazione il senso del sentirsi sull'orlo del baratro: 742 milioni di euro. Il passivo cumulato da 11 delle 12 società che hanno fondato la Superlega alla chiusura dell'ultimo bilancio nel giugno del 2020 quando la pandemia era una realtà da un solo trimestre.

Mancano i dati del Liverpool, ma degli altri si sono salvati grazie soprattutto a precedenti operazioni di mercato solo Chelsea (+37,5), Atletico Madrid (+1,8) e Real Madrid (attivo di poco superiore ai 300.000 euro dopo due sessioni di trasferimenti passati senza investire nulla). Per gli altri sono stati dolori e gli esercizi licenziati tengono conto anche delle intese per differire alcune mensilità di stipendi che più di un club ha sottoscritto. Anche così il Milan ha perso 194,6 milioni di euro, Il Manchester City 143,6, l'Inter 102,4, il Barcellona 97,3, la Juventus 89,7, il Tottenham 73,8, l'Arsenal 54,5 e il Manchester United 25,5.

Passivi accumulati in qualsiasi condizione di partenza, con o senza stadio di proprietà, con un appeal commerciale radicato o solo in costruzione e anche partendo col vantaggio di far parte della ricchissima Premier League che garantisce alle sue squadre introiti da diritti tv più che doppi rispetto al resto del sistema. Segno che i tempi per tentare la rivoluzione erano maturi. L'assegno da 3,5 miliardi di euro garantito come bonus alla firma ai fondatori (massimo 15) ha fatto il resto mentre la prospettiva di poter valorizzare autonomamente un prodotto nuovo con una fanbase di partenza superiore al miliardo di persone in tutto il mondo è stata la benzina per arrivare alla decisione.

Il club della Superlega sarà chiamato a sfide cruciali nei prossimi mesi. Ci sarà la battaglia con Uefa e Fifa, contrarie al progetto e pronte a cause da decine di miliardi di euro, non mancheranno le tensioni con le federazioni e le altre società che si sono sentite tradite anche in seno all'ECA (Agnelli si è dimesso un minuto dopo l'uscita del comunicato ufficiale). Ma soprattutto ci sarà la difficoltà a gestire un modello di business che già non era in equilibrio prima del Covid e che la crisi ha portato oltre. I 'magnifici' 12 hanno debiti da 5,7 miliardi di euro, in alcuni casi situazioni complicate per tempistica e difficoltà di rinegoziazione: con la Superlega hanno trovato una risposta mentre tutto intorno infuria la guerra.

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