Serie A come cambia protocollo coronavirus covid19
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Serie A come cambia protocollo coronavirus covid19
Calcio

Serie A, ecco come cambia il protocollo Covid

Tamponi centralizzati, quarantena più rigida e basta confusione con le Asl locali: così il calcio cerca di salvarsi dopo le polemiche - COSA RISCHIA CHI VIOLA IL PROTOCOLLO

Il cambiamento non sarà immediato, ma la Serie A ha studiato nuove regole per evitare altri casi come quello di Napoli e Lazio e mettere a rischio oltre che in imbarazzo tutto il sistema. Ci vorrà ancora qualche settimana perché il nuovo protocollo sia scritto nero su bianco, però le linee guida sono tracciate e saranno restrittive rispetto a quelle che hanno consentito al campionato di tornare in campo a giugno e di avviare la nuova stagione. Nessuno sconto. Anzi. L'obiettivo è cancellare l'impressione che la quarantena soft sia diventata una sorta di liberi tutti per cittadini privilegiati in un momento in cui centinaia di migliaia di persone sono costrette all'isolamento spesso senza riuscire ad avere il via libera anche una volta negativizzati.

Sul tavolo della Lega Serie A e della Federcalcio c'erano tutti i temi lasciati in eredità da un periodo di polemiche roventi. Si riparte senza alcuna modifica concreta ma la strada è tracciata. Nei prossimi mesi ci sarà meno spazio per l'iniziativa privata e molto più per un sistema accentrato che garantisca uniformità di comportamento e controlli.

COSA CAMBIA NEL NUOVO PROTOCOLLO DELLA SERIE A

La prima novità sarà la centrale unica dei tamponi. In estate la proposta della Figc era stata affossata perché non si era trovata una soluzione che garantisse tutte le piazze della massima serie, essendoci problemi logistici e di tempistica notevoli per chi si trova sulle isole (Cagliari) o in aree meno centrali (Crotone). Ora si andrà oltre e la Lega sceglierà un unico laboratorio di riferimento che potrebbe anche essere Synlab da cui si serve la Uefa per i tanto contestati tamponi che hanno innescato il caso Lazio. Di sicuro ci saranno linee precise per prelievo, conservazione, trasporto e tracciamento dei materiali.

Un secondo livello riguarda la gestione di questa mole di risultati. Potrebbe essere anch'essa centralizzata sullo stile Uefa, così da evitare che ogni club debba trattare con la Asl di riferimento. Un compito gravoso di cui si potrebbe fare carico la Federazione dei medici sportivi che già opera in Figc. Non c'è ancora una visione comune, ma l'idea è lasciare sempre meno alle singole società per evitare ogni tentazione e ogni possibile confusione.

Ultimo punto: la quarantena. Cosa scatta quando un calciatore risulta positivo al Covid19? Il protocollo prevede che i compagni (il cosiddetto 'Gruppo Squadra') vada in quarantena in una struttura da concordare che possa essere anche, ma in estrema ratio, il domicilio di ciascun giocatore. E da questa bolla la squadra possa uscire solo per allenarsi e giocare le partite. L'interpretazione di quasi tutti - pochissime le eccezioni a partire dalla Juventus - è stata chiedere ai calciatori di stare a casa e di recarsi al centro sportivo solo per l'allenamento. Ora basta. Si torna allo spirito originario della norma: ogni club deve indicare una struttura, che può anche essere un hotel in esclusiva all'esterno del proprio campo sportivo, per chiudersi in bolla in caso di quarantena.

Rimangono ridotti numero e frequenza degli esami, quello obbligatorio si sposta a 24-36 ore dalla partita (prima erano 48) e i test rapidi non possono sostituire quelli molecolari ma solo affiancarli. Regole che varranno solo per la Serie A e che non hanno bisogno di essere validate dal Comitato Tecnico Scientifico perché di gran lunga restrittive rispetto a quelle attuali che si sono rivelate insufficienti.

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