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Ansa
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Calcio

Il Milan oltre Cakir e gli errori arbitrali

La sconfitta contro l'Atletico Madrid compromette la corsa in Champions League. Eppure la notte di San Siro ha consegnato una grande squadra con DNA europeo

Il finale è stato amaro e la definizione "a testa alta" comincia a stare stretta al Milan, anche perché il ko con l'Atletico Madrid che rischia di compromettere la corsa Champions League è frutto di tutto tranne che del caso. Se i rossoneri sono usciti a mani vuote dal match spareggio contro l'avversaria per il potenziale secondo posto in un girone dominato dal Liverpool è perché hanno incrociato la strada del turco Cuneyt Cakir, arbitro di vastissima esperienza internazionale - basti pensare che detiene il record di gare dirette negli Europei -, a dir poco sfortunato con le italiane come la Juventus battuta a Berlino nella finale del 2015 e la Roma fatta fuori dal Porto nel 2019 possono testimoniare.

La sfida di San Siro è uno di quei rari esempi in cui non si può analizzare prestazione e risultato senza partire dalle questioni arbitrali. Cakir e chi lo doveva aiutare (sestina tutta turca con al Var Abdulkadir Bitigen) hanno combinato un pasticcio concedendo e confermando il rigore decisivo al minuto 97 impossibile da emendare. Senza quella chiamata, sbagliata concettualmente e tecnicamente, il Milan non avrebbe mai perso e quindi sarebbe uscito dal match con un risultato utile per diventare candidato credibile per il secondo posto. Con quel rigore farlocco, non cancellato nemmeno da chi aveva a disposizione immagini e tempo per farlo, la corsa si è chiusa o quasi con danni da almeno una decina di milioni di euro (9,6 il solo premio per il passaggio agli ottavi).

LO STILE INGLESE DEL MILAN

Una beffa incassata col stile dal Milan, che non ha protestato in maniera sguaiata e si è limitato, attraverso il suo tecnico Stefano Pioli, a far notare come l'arbitraggio non fosse passato inosservato. Sia per il rigore decisivo, sia per la seconda ammonizione che ha tolto di mezzo Kessie quando si era a un terzo di partita; giallo molto severo secondo i parametri italiani ed evitabile forse anche in Europa, soprattutto perché la stessa severità non è stata utilizzata poi a parti invertite.

Al netto della (importantissima) questione arbitrale, la notte di San Siro ha lasciato però solo giudizi positivi sul Milan che tornava nell'Europa che conta, a casa propria, dopo un'assenza lunghissima. Il periodo di apprendistato è stato superato in modo rapido e positivo. Della squadra travolta sul ritmo nella prima mezz'ora ad Anfield non c'è stata traccia. Anzi. In parità numerica i rossoneri hanno dominato per intensità e qualità di gioco e anche in inferiorità non hanno mai abbassato la testa, riuscendo a trascinare il vantaggio meritatissimo fino al momento dell'epilogo dove hanno pagato una disattenzione difensiva e, poi, la scelta della squadra arbitrale.

LEAO E TONALI I SIMBOLI DI QUESTO MILAN

Impossibile, a questo punto, considerarlo un caso. Il DNA del Milan di Pioli è ormai scoperto e conosciuto: gruppo capace di andare oltre le emergenze, di rigenerarsi sia nelle motivazioni che nel disegno tattico e in possesso di un gioco moderno, verticale e redditizio. Se pensiamo che non ha un vero centravanti a disposizione (Ibrahimovic disperso come per lunghi mesi l'anno scorso e Giroud fuori condizione), il quadro è completo.

Eppure ci sono due giocatori che rappresentano al meglio la sostanza del Milan di Pioli, Maldini e Gazidis. Nominati in ordine gerarchico invertito perché se Sandro Tonali e Rafael Leao oggi sono due calciatori capaci di notti come quella di San Siro è perché c'è un club che ha deciso di investire tempo e denaro sulla loro crescita, senza farsi condizionare dai momenti bui. Un approccio poco italiano, se si parla di società che devono vincere per rispettare la propria storia, e molto europeo.

Spesso nei mesi scorsi si è confuso lo stile di conduzione imposto dal fondo Elliott immaginando che volesse trasformare il glorioso Milan in una specie di Atalanta dei ricchi, laboratorio per crescere e valorizzare giovani da rivendere al miglior offerente. Non è stato così. Dietro la scelta di concedere spazio e tempo ai talenti selezionati c'è un progetto sportivo con il Milan al centro, che magari non pagherà subito ma che sta dotando la rosa rossonera di calciatori la cui crescita è solo agli inizi ma che già sono in grado di esprimersi con soddisfazione ai massimi livelli in Europa. Se serviva la controprova, la notte amara di San Siro l'ha data.

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