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Ansa
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Calcio

Inter e Juventus in crisi nera. Inzaghi ed Allegri sotto accusa

Juventus e Inter in crisi, la posizione dei due allenatori non più salda, la rivolta dei tifosi e le società obbligate (anche per questioni economiche) a non cambiare

C'è un sottile filo rosso che lega Massimiliano Allegri e Simone Inzaghi, tecnici nel mirino di critica e società per le partenze stagionali di Juventus e Inter: lo stipendio. Max guadagna uno sproposito (7 più bonus) con un orizzonte temporale lunghissimo come il 2025, Simone ha rinnovato in estate fino al 2024 con relativo aumento a 4,5 netti. Non è la stessa cifra, ma per entrambi rappresenta la migliore garanzia possibile sulla stabilità di panchine altrimenti in mezzo alla bufera perché i risultati del campo esigono riflessioni sul rispettivo lavoro.

Anche la crisi di Juventus e Inter non è la stessa e sarebbe sbagliato accumunare il disastro bianconero agli stenti nerazzurri. E' vero che in classifica ci sono appena un paio di punti a dividere le due squadre, nemmeno troppo lontane dalla vetta per non poter sperare nella rimonta, ma le sensazioni sono molto peggiori alla Continassa dove l'allarme è suonato ormai da tempo, per qualcuno già nella scorsa stagione mentre ad Appiano Gentile si contavano i trofei e ci si leccava le ferite per uno scudetto sfuggito in extremis.

L'ESONERO IMPOSSIBILE DI ALLEGRI

Il crollo contro il neo promosso Monza, alla prima vittoria della storia in Serie A, va oltre ogni realistica aspettativa. Sconfitta umiliante perché la Juventus veniva da una settimana sotto l'acqua ed era attesa a un qualsiasi straccio di reazione. Non si è visto nulla, se non l'isteria di Di Maria che ha lasciato i compagni in inferiorità numerica diventando il simbolo del tradimento di cui sono protagonisti in questo momento prima di tutto i giocatori che dovrebbero essere trascinanti.

Allegri ha assistito dalla tribuna allo sfascio. In silenzio. Aveva incassato prima del match l'apertura di credito totale di Maurizio Arrivabene e della società (tutta?), ma le parole del capo azienda hanno quasi perso di significato al fischio finale, mentre i coraggiosi arrivati all'ex Brianteo coprivano di insulti e fischi tutti. Ha detto Arrivabene che "cambiare guida tecnica sarebbe una follia" e che l'allenatore "non ha solo un contratto ma un progetto tecnico da sviluppare i 4 anni": tutto vero e tutto insostenibile a fronte del nulla mostrato in questi mesi. Le assenze sono un alibi solo parziale; difficile poter argomentare che Sampdoria, Salernitana e Monza (2 punti in 3 partite) abbiano rose superiori alle riserve juventine.

Non è detto che l'esonero sia la soluzione, è certo che sia una via dolorosissima da praticare per un club che ha chiuso l'ultimo bilancio sotto di 250 milioni (540 nel triennio) e che dovrebbe impegnarsi a garantire ad Allegri altri altri 40 milioni di euro al lordo da qui al 30 giugno 2025. Sfiduciando la scelta di Agnelli che gli ha messo in mano tutta la rifondazione venendone ripagato con errori, mancanza di gioco e una sterile e continua autodifesa senza un embrione di assunzione di responsabilità proprie.

LA CRISI DI INZAGHI

All'Inter le cose vanno un po' meglio e non solo per i due punticini in più in classifica. La squadra è in difficoltà e l'allenatore pure, ma qualche segnale è arrivato e c'è più tempo per provare a correggere la situazione. Marotta ha fatto sapere di non voler nemmeno prendere in considerazione un avvicendamento tecnico, però per Inzaghi il tempo delle spiegazioni è finito. A Udine la sconfitta ha molti padri ma una madre certa, le sue scelte cervellotiche che è difficile anche riassumere tanto hanno stravolto l'Inter in continuazione fino a perderla nel finale.

La difesa, che è la stessa dell'anno scorso, è diventata perforabile. La preparazione atletica fa discutere. I leader sono spariti e l'involuzione di qualche giocatore fulcro impressiona. I nuovi arrivati non sono ancora inseriti nel progetto e in alcuni casi sono finiti in fondo alle rotazioni. Il simbolo del caos è la doppia sostituzione di Bastoni e Mkhytarian dopo mezz'ora perché ammoniti, oltre che in difficoltà: una scelta che ha mandato in bestia i diretti interessati e i tifosi dando la sensazione di un allenatore poco lucido.

Anche nel caso di Inzaghi un esonero avrebbe conseguenze pesanti dal punto di vista economico, avendo appena sottoscritto un rinnovo da 4,5 netti fino al 2024 poco compatibile con le condizioni di cassa di un club che in estate ha mancato l'obiettivo dell'avanzo di mercato, consegnandogli però una rosa sulla carta più forte di quella precedente. Marotta ha esperienza per gestire la situazione e un paio di settimane per intervenire, poi Roma e Barcellona rappresenteranno snodi cruciali in cui sbagliare sarà vietato.

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