Borghezio sul caso Calderoli: "Perché la Lega non difende anche me?"
PIER MARCO TACCA/INFOPHOTO
Borghezio sul caso Calderoli: "Perché la Lega non difende anche me?"
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Borghezio sul caso Calderoli: "Perché la Lega non difende anche me?"

Due pesi e due misure in casa leghista: l'intervista all'europarlamentare del Carroccio, espulso dal gruppo euroscettico per aver paragonato Kyenge a una casalinga

«La Lega fa bene a difendere Roberto Calderoli, ma fa male a non difendere me, ora spero che si decida a farlo …».  Mario Borghezio, espulso per razzismo dal gruppo degli euroscettici (Efd) del parlamento europeo, a dire il vero una sua ragione stavolta l’avrebbe. Perché quanto a sparate che si prestano all’accusa di razzismo, stavolta «il Calde» lo ha sorpassato. Borghezio aveva dato della «casalinga» a Kyenge, e Calderoli che fa? Alza l’asticella e le dà dell’«orango». Certamente la loro è una brutta gara, in una Lega che, nonostante la vittoria storica di Roberto Maroni in Lombardia e gli importanti risultati che «Bobo» sta producendo ( vedi la restituzione del credito alle imprese), è uscita malconcia dalle amministrarive. Ed è sembra sempre più afona a Roma.  Salvo ritornare centrale solo però per gli insulti.

On. Borghezio, si è sentito scavalcato da Calderoli?
«Guardi, intanto, le vorrei dire che la madama Kyenge…».
Ricominciamo?
«No, le stavo dicendo che Kyenge la scorsa settimana è stata tre giorni in Europa e ha trovato sempre tutte le scuse per non confrontarsi con me… tutti gli appuntamenti erano impossibili e poi l’ho vista trattenersi a lungo  al bar. Ha trovato tutte le scuse per non farlo…».
Avrà avuto anche le sue ragioni dopo quegli attacchi, non crede?
«Guardi, durante l’incontro con i parlamentari italiani, io ho chiesto una cosa, lei stava per rispondere, ma il suo addetto stampa l’ha bloccata, magari per paura che dicesse una c…».
Non prosegua, la prego. Ma io le avevo chiesto se Calderoli non l’avesse superata?
«Io nei confronti del ministro non sono stato offensivo, ho detto che è una casalinga, ma quando si tratta di me, si scatenano anche le conseguenze….».
Lei condivide Calderoli?
«Dare dell’orango a un ministro non è razzista, anche evidente che si presta a una interpretazione malevola. Quanto al caso mio, vorrei solo dire che il signor Nigel Farage, che ha chiesto la mia espulsione dal gruppo, è stato accolto al grido di razzista  dai nazionalisti scozzesi…».
La Lega attua due pesi e due misure su di lei e su Calderoli?
«Se la Lega difende Calderoli fa bene, ma fa male quando non difende me. Mi sono rivolto alla Corte di giustizia europea contro la mia espulsione dal gruppo Efd. Spero che la Lega si decida a difendermi. Io in Europa sto conducendo una battaglia contro i paradisi fiscali…».
Lei avrebbe paragonato il ministro a un orango?
«Io non ho il pallino dei paragoni zoofili, se trovo una tigre o un orso in giardino, mi chiudo a quattro mandate. La mia è una critica politica al ministro che si è rivelata modesta sul piano politico e culturale».
Però voi da quando si è insediata avete iniziato con lei un vero e proprio tiro al piccione…
«Ecco, io avrei preferito che al posto suo ci fosse stata una bella tigre o una pitonessa e non una piccioncina».
Ma voi siete accusati di attaccarla perché è donna ed è nera…
«No, ripeto avrei preferito una tigre o pitonessa anche nera, certamente. La mia è una critica politica, la scelta della Kyenge è stata maturata in ambienti prodiani…».
Ne è sicuro?
«Sì, e questa, ripeto,  è politica».

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