L'errore di Ilda Boccassini
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L'errore di Ilda Boccassini

Parlare di "campagna elettorale" in un processo non fa bene, soprattutto alla Giustizia

Difficile che sbagli. Eppure Ilda Boccassini, procuratore aggiunto di Milano, ieri ha fatto un grosso errore. Si è lasciata andare a un commento che non fa bene né a lei né all’accusa nel cosiddetto «processo Ruby», quello che da quasi un anno vede Silvio Berlusconi imputato di concussione e di prostituzione minorile.

Quando è stata rilevata in aula l’assenza di Karima El Mahroug, alias Ruby rubacuori, la giovane marocchina al centro del caso che ieri era stata convocata come testimone dalla difesa (ma nel processo è formalmente «parte lesa» in quanto è la ex minorenne ai cui danni si sarebbe svolto il reato di induzione alla prostituzione), Boccassini si è rivolta al presidente della corte, Giulia Turri, con queste parole: «Non credo a quel che ci viene prospettato in udienza dalla difesa, perché non è credibile che neppure la difesa di Karima sappia dove si trova». E fin qui nulla di men che condivisibile.

Ma poi la pm ha accusato direttamente la difesa dell’imputato: «Questa» ha detto «è una strategia per dilatare i tempi del processo e arrivare alla campagna elettorale».

Frase assai infelice: perché trasforma esplicitamente un procedimento penale in piazza politica. Produce l’effetto che in passato mille volte è stato contestato dai detrattori di Berlusconi, che ne criticavano l’attitudine a trasferire in campo propagandistico ogni propria vicenda giudiziaria.

Ha così avuto gioco facile l’avvocato dell’ex premier, Niccolò Ghedini, a sottolineare polemicamente che «con queste parole la procura di Milano ha aperto la campagna elettorale: vuole una sentenza, che ritiene di condanna, prima del voto».

E tutto questo non fa bene al processo Ruby, non fa bene alla procura di Milano, non fa bene alla giustizia nel suo insieme.

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