La bellezza del Pd e della politica
ANSA / MATTEO BAZZI
La bellezza del Pd e della politica
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La bellezza del Pd e della politica

Renzi mette in bella vista le "belle" del partito. Ma questo non basta più - Le donne del Pd (foto)  - Le promesse di Renzi  - L'opinione di G. Mulé

Cambia tutto nella cosmesi della politica. Nell’estetica del consenso.

Un piccolo ma significativo assaggio del cambiamento è il cinguettio twittato durante l’ultima puntata di “Virus”, Raidue, ospite Maria Elena Boschi: “Ultimamente in tv si vede più la Boschi che Belen. Per me la prima è più bella, la seconda più intelligente”. Eco della controversa battuta di Sgarbi su Rosy Bindi: “È più bella che intelligente”.

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Boutade, appunto, da salotto (non troppo) buono. O da bar. Però è un fatto che dal tram del Pd scenda la Bindi, abbarbicata con unghie e denti allo scoglio della presidenza della Commissione Antimafia, mentre ascende alla segreteria politica di Renzi e la Boschi. Scelte che pungono sul vivo chi per primo, a destra, ha puntato con successo sul richiamo dei sensi in politica con le Carfagna e le Minetti, le Prestigiacomo e le Giammanco (ovviamente con le dovute differenze). Berlusconi, spiazzato e forse un po’ contrariato, rilancia con la leader dei giovani di Forza Italia, Annagrazia Calabria. E prepara nuovi casting.   

Segno che anche l’occhio vuole la sua parte. Nella vita come in politica. Un terreno minato, quello delle sfilate di bellezza in Parlamento, perché a sbilanciarsi in valutazioni estetiche si rischia di finire sotto processo per sessismo. Eppure è un fatto che all’assemblea del Pd che ha incoronato Renzi (L'opinione del direttore di Panorama, Giorgio Mulé ) era crollato un altro Muro: non più volti tristi e rinsecchiti forgiati dal fanatismo ideologico, ma un tripudio di tacchi e minigonne, fashion e attenzione per i dettagli. Scollature. Cura del corpo. Estetica. Forse con minore ostentazione (ma equivalenti tentazioni). 

Da sempre e ovunque, la bellezza fa ascolto. Favorisce il contagio delle idee. Seduce. È convincente. Dal berlusconismo al renzismo, il passaggio è breve sul piano della cosmesi. Un concorso di miss e mister. Perché non c’è, nel nuovo Pd, solo la Boschi. Ci sono Simona Bonafè, Pina Picierno e tante altre brave parlamentari e collaboratrici di Matteo (Le promesse di Renzi ) che si affacciano nei Palazzi della politica e nei talk show e nella scia accattivante del Capo accompagnano argomenti ben articolati con sorrisi da pubblicità delle paste dentifrice e strizzatine d’occhio caleidoscopiche (verdi, azzurre, nere) da far girare la testa ai sonnambuli.  

E se una volta Berlusconi schierava giovanotti di bell’aspetto come l’ex presidente della Regione Sardegna Mauro Pili, ecco che Renzi porta a Roma mister Parlamento, Matteo Richetti, ex presidente del consiglio regionale dell’Emilia-Romagna. Forse anche per questo Berlusconi si è affidato un po’ alla Santanché, un po’ a Dell’Utri, per rinverdire (nel senso di ringiovanire) le file di FI con uno svolazzo di falchetti e falchette. Belli ma incapaci di spiccare il volo. Perché il bell’aspetto o la “bella presenza”, come usa dire, non bastano più. E le curve ben disegnate, le acconciature e i ritocchi cosmetici (o perfino chirurgici) si sposano meglio con portamenti carismatici e parlantine suadenti ma educate. 

La politica? Una bella gara. Una gara di bellezza.   

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