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TIZIANA FABI/AFP/Getty Images
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5 anni senza Papa Ratzinger

Troppi scandali e la mancanza di forze necessarie ad affrontarli hanno portato il Papa teologo a ritirarsi spianando però la strada a Papa Francesco

CITTA' DEL VATICANO - “Salute malferma, età avanzata, ma soprattutto la consapevolezza di non essere all'altezza di mettere mano ad una Chiesa travolta da scandali gravissimi come la pedofilia nel clero, il caso Vatileaiks 2, il trafugamento di documenti riservati dagli appartamenti papali, le discusse vicende finanziarie dello Ior, la banca vaticana”.

A 5 anni dalla rinunzia alla guida della Chiesa da parte di Benedetto XVI, Oltretevere non sono ancora del tutto chiare le motivazioni che spinsero Joseph Ratzinger (eletto al Soglio di Pietro il 19 aprile 2005 col nome di Benedetto XVI succedendo a Giovanni Paolo II) a compiere una scelta tanto clamorosa e traumatica.

Ma su un punto concordano in Vaticano, in particolare tra i più stretti collaboratori del pontefice dimissionario: la spinta definitiva ad abbandonare la Navicella di Pietro fu data a papa Ratzinger dai troppi scandali esplosi in quel periodo. Fu Ratzinger ad annunciarlo – assicurando però che si trattava solo di problemi legati all'età e alle forze insufficienti - al Concistoro cardinalizio dell'11 febbraio 2013, 17 giorni prima, il 28 febbraio, l'addio ufficiale.

“È vero che Benedetto XVI in tutta coscienza non si sentiva di avere le forze necessarie per guidare la Chiesa in un momento tanto difficile, ma è altrettanto vero che furono proprio le tristi vicende di quei mesi che lo spinsero alla rinunzia”, commenta infatti l'arcivescovo Gianfranco Girotti, Reggente emerito della Penitenzeria apostolica, il dicastero che giudica i peccati più gravi (i Delicta Graviora) commessi dal clero, membro della Congregazione della Dottrina della Fede, al servizio di ben tre papi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ed ora papa Francesco.

“Il grande merito di Benedetto XVI – ragiona monsignor Girotti – è stato quello di aver spianato la strada a papa Francesco, mettendo in pratica quanto previsto dal Codice di Diritto Canonico, dove tra l'altro è anche previsto che un Papa può rinunziare al governo della Chiesa, in piena autonomia. Joseph Ratzinger, tra i più grandi teologi viventi, autore tra i più letti, è stato al fianco di papa Wojtyla per oltre 25 anni alla guida della Congregazione della Dottrina della Fede; e in seguito come suo successore è stato al timone del papato fino al giorno della rinunzia, un gesto storico che va letto non come abbandono, ma come estremo atto di servizio compiuto per aprire la strada a chi con pià forze avrebbe potuto fare pulizia e chiarezza, come del resto è avvenuto con papa Francesco”.

Dello stesso parere, Gianfranco Svidercoschi, decano dei vaticanisti, ex vice direttore dell'Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, secondo il quale “la scelta di papa Ratzinger non fu qualche cosa di improvviso, ma era una idea che l'allora pontefice accarezzava da molti mesi prima”.

E come “indizio”, Svidercoschi – che in occasione dei primi 5 anni di pontificato di papa Bergoglio ha scritto per Rubbettino Editore “Francesco un papa che divide?” - ricorda che stranamente fin dall'ottobre del 2012 il monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, che durante il pontificato di Wojtyla aveva ospitato una comunità di monache di clausura, era stato lasciato libero e sottoposto ad un restauro per ospitarvi, non altre suore, ma una “alta” personalità della Chiesa.

“In realtà – sostiene l'ex vice direttore dell' Osservatore Romano - “si trattava della futura residenza del papa emerito Benedetto XVI, il quale, pur avendo deciso da tempo di ritirarsi per seguire i suoi amati studi teologici, di fronte agli scandali che colpirono la Chiesa si rese conto di non avere le forze necessarie per intervenire, preferendo farsi da parte. Una scelta rivoluzionaria nel suo genere, fatta per di più da un fine teologo, da una persona mite, più incline alle cattedre e agli studi, ma che ha avuto la forza di traghettare la Chiesa verso papa Francesco dopo un lungo pontificato come quello di Giovanni Paolo II. Gli scandali non fecero altro che accelerare la sua decisione di farsi da parte con le parole lette ai cardinali l'11 febbraio 2013”.

Quel giorno, però, non tutti i porporati riuniti in Concistoro capirono al volo la portata dell'annuncio. “Colpa” anche del latino, la lingua con cui Benedetto XVI con voce lenta ma sicura lesse il suo addio. Parole che anche dopo 5 anni conservano intatta tutta la loro carica emotiva. "Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio – fu l'esordio di papa Ratzinger -, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino... Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005".

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Orazio La Rocca