"Slittamenti d'anima", il libro che parla a noi, del male
"Slittamenti d'anima", il libro che parla a noi, del male
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"Slittamenti d'anima", il libro che parla a noi, del male

La storia, la cultura, gli altri e noi. Spiegare il male per conoscerci meglio. Giampaolo Lai ed i suo libro da leggere e rileggere

Che cosa accade quando si mescolano un'idea suggestiva, una profonda conoscenza dell'animo umano, una vivida intelligenza e una profonda cultura letteraria? Succede che tra le mani t'arriva un libro che non è soltanto un formidabile strumento d'arricchimento, sentimentale ed esistenziale, ma è quasi un regalo divino. Perché non solo ti diverti a leggerlo, ma quando hai voltato l'ultima pagina ti senti più ricco interiormente e anche un po' più colto.

È così per Slittamenti d'anima (Aracne editrice, 280 pagine, 13 euro), l'ultimo saggio dello psicoanalista milanese Giampaolo Lai.

Il libro parte da un'idea strana, un interrogativo che paradossalmente (vista la premessa) può anche sembrare ingenuo, ma di certo è una nostra umanissima paura eterna: le tragedie umane, i nostri drammi, i mali che ci aggrediscono lungo la vita derivano dalle nostre passioni e dal nostro essere "fatti male"? Oppure sono manovre eterodirette, indotte da spiriti cattivi, da enti sovrannaturali che abitano lo spazio attorno a noi e di tanto in tanto "slittano" nei nostri corpi mortali?

Il problema dell'origine del Male, sicuramente, accompagna l'uomo da sempre, e forse lo ha fatto da quando - improvvisamente consapevole - Adamo è stato cacciato dal noiosissimo paradiso terrestre. Il dottor Lai cerca di trovare una possibile risposta all'origine di questo Male e lo fa utilizzando alcuni dei testi più introspettivi e cupamente grandiosi della letteratura mondiale: da Shakespeare alla Bibbia, da Baudelaire a Boccaccio, fino a Omero. Così, intrecciando tra loro l'Otello e Macbeth, ma anche il Riccardo III, il Vangelo, i Fioretti di San Francesco, qualche intrigante seduta psicoanalitica e brani dell'Iliade, o citazioni di John Locke, lo psicoanalista va a caccia delle creature immateriali che governano le nostre passioni, dei diavoli che così spesso ci pervadono e ci impongono il peccato, ma anche degli spiriti dei nostri cari defunti, che a tratti ci appaiono e sembrano parlarci dall'aldilà, e così spesso ci condizionano.

Il bello di Slittamenti d'anima è che Lai ti porta per mano alla ricerca e in qualche caso alla possibile scoperta dei segni di alcuni di questi "angeli neri" attorno a noi (o dentro di noi), e lo fa giocando con un'antologia delle pagine più suggestive della cultura mondiale. Rileggerne alcune produce l'inevitabile effetto di riportarti all'adolescenza, e qui il gioco è sottile e a suo modo diventa già terapeutico. Ma poi l'autore aggiunge note sorprendenti, che proprio non t'aspetti, e così ti fa scoprire per esempio che il Moro di Venezia ha un sorprendente antefatto nel Decamerone, o che il Macbeth che ascolta immobile e spaventato le streghe che gli predicono il futuro («thu shalt not die»: tu non morirai…) assomiglia in modo inquietante alla Madonna che ascolta terrorizzata la predizione dell'Arcangelo: entrambi non capiscono fino in fondo quel che sta accadendo loro, sono piacevolmente assorti ma temono il sovrannaturale. Entrambi ignorano che il destino che li aspetta è ambiguamente magnifico e insieme terribile.

Il risultato complessivo di Slittamenti d'anima è che può essere considerato l'ultimo "livre de chevet", da leggere e rileggere: una piacevolissima cura dell'anima, un arricchimento. Il perfetto regalo di un medico psicoanalista.

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