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Poop coffee: il caffè di lusso che passa dall’intestino degli animali

Poop coffee: il caffè di lusso che passa dall’intestino degli animali
Roasted coffee beans are displayed for sale at a coffee shop in Hanoi, ANSA

Alcuni dei caffè più pregiati al mondo devono la loro fama (e il loro prezzo) agli animali che li hanno digeriti ed espulsi: sono i cosiddetti “poop coffee”

Pare incredibile a dirsi, eppure alcuni dei caffè più pregiati al mondo devono il loro gusto, le loro proprietà organolettiche e il loro prezzo al fatto di essere stati ingeriti e defecati da animali.

Esiste anche un nome per questi tipi di caffè: “poop coffee”, dove la natura e l’economia del lusso si incontrano in modi tanto bizzarri quanto redditizi.

Kopi Luwak, il pioniere del caffè “defecato”

Il Kopi Luwak, noto anche come “caffè di zibetto”, è il capostipite di questa categoria. Prodotto in Indonesia e nel Sud-Est asiatico, nasce da bacche di caffè ingerite dallo zibetto delle palme (un piccolo mammifero notturno).

Gli enzimi digestivi dell’animale fermentano i chicchi, modificandone la composizione chimica. Vengono ridotte le proteine responsabili dell’amarezza, mentre aumentano i grassi, conferendo alla bevanda un gusto più rotondo, con note di cioccolato e caramello.

I prezzi sono piuttosto alti: si va da 500 a oltre 1.200 euro al chilo, con punte di 75 dollari per una singola tazzina per i chicchi prodotti da zibetti selvatici.

Tuttavia, dietro questo business miliardario si nasconde una realtà crudele. Le indagini di PETA Asia hanno documentato condizioni deplorevoli negli allevamenti: gli zibetti vengono spesso catturati e rinchiusi in gabbie minuscole e sudicie, alimentati esclusivamente con bacche di caffè, una dieta innaturale che causa denutrizione, perdita di pelo e malattie.

Molti produttori, inoltre, etichettano fraudolentemente il caffè da allevamento come “wild-sourced” (di origine selvatica) per giustificare prezzi più alti. Per questo, marchi come Harrods hanno smesso di venderlo.

Black Ivory

Ancora più esclusivo è il Black Ivory, prodotto in Thailandia da chicchi digeriti dagli elefanti asiatici. La digestione, che dura dalle 15 alle 30 ore, scompone le proteine e il contenuto di pectina, riducendo ulteriormente l’amarezza.

Il risultato è un caffè con note floreali di cioccolato, cardamomo, tabacco e frutta dolce. La produzione è estremamente limitata, anche perché servono circa 33 kg di ciliegie per ottenere 1 kg di caffè, e la resa annua si aggira sui 150 kg.

Il prezzo supera i 3.000 dollari al chilo, con una tazza venduta tra i 50 e gli 85 dollari in pochi hotel a cinque stelle. A differenza del Kopi Luwak, la produzione sostiene la Golden Triangle Asian Elephant Foundation, e gli elefanti non vengono forzati a mangiare le bacche.

Jacu Bird Coffee

Spostandoci in Brasile, nella Fazenda Camocim, il Jacu Bird Coffee nasce dalle feci dello jacu, un uccello simile a un fagiano.

L’animale seleziona solo le bacche più mature, e il suo sistema digestivo conferisce al caffè un distintivo sapore di nocciola, con un retrogusto di anice e, talvolta, note di albicocca e tartufo.

Anche qui il prezzo è piuttosto elevato, e può superare i 1.100 euro al chilo, venendo apprezzato per il suo aroma floreale e l’acidità equilibrata. Il benessere animale è rispettato: gli uccelli vivono liberi e la raccolta avviene in modo naturale.

Il caffè di coatí

Restando in Sudamerica, in Perù troviamo il caffè di coatí. Questo prodotto nasce dalle bacche di caffè ingerite e parzialmente digerite dal coatí, un piccolo mammifero simile a un procione che popola le foreste tropicali del Paese.

Il suo sistema digestivo processa lentamente le ciliegie, liberando grani che vengono poi raccolti e tostati. Il risultato è un caffè dal sapore delicato, corpo leggero e acidità molto bassa, con note che ricordano il cioccolato e la frutta secca.

La produzione è estremamente limitata, perché ogni animale processa appena 25 grammi al giorno, il che contribuisce a un prezzo medio che supera i 1.000 euro al chilo sul mercato internazionale.

A differenza del Kopi Luwak, il coatí è spesso lasciato libero di scegliere le bacche, e la raccolta avviene in modo non invasivo, rendendo questo caffè una delle alternative più etiche nel panorama dei “poop coffee”.

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