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Bearbrick, gli orsetti giocattolo pagati come vere opere d’arte

Bearbrick, gli orsetti giocattolo pagati come vere opere d’arte
Hype. Text in a realistic neon sign style. Getty Images

Nati nel 2001 come omaggio a una fiera di Tokyo, negli anni gli orsetti Bearbrick sono diventati un vero fenomeno “hype”, entrando nelle collezioni di celebrità come Pharrell Williams e Fedez, oltre che di innumerevoli appassionati. Ma il mercato è molto volatile

Se si vedesse un orsetto di plastica antropomorfo, alto fino a 70 centimetri e con la pancia pronunciata, si potrebbe scambiarlo per un semplice giocattolo per bambini.

Ci sono alte probabilità che si tratti invece di un pezzo da collezione oggetto del desiderio di millennial facoltosi e cantanti famosi (tra cui Fedez), attorno al quale si è creato un fortissimo “hype”.

Parliamo dei Bearbrick, gli orsetti di design che hanno trasformato un gadget promozionale in un asset alternativo da migliaia di euro.

Cosa sono i Bearbrick

I Bearbrick (stilizzati anche in BE@RBRICK) nascono nel 2001 da un’idea di Tatsuhiko Akashi, fondatore della giapponese Medicom Toy, azienda fondata nel 1996. Il nome deriva dalla fusione di “Bear” (orso) e “Kubrick”, il precedente giocattolo block-type della stessa azienda.

Il primo esemplare fu distribuito il 27 maggio 2001 come gadget gratuito per i visitatori della World Character Convention di Tokyo, in occasione del centenario dell’orsetto Teddy.

Il design è volutamente minimale: un orso antropomorfo composto da nove parti (testa, busto, fianchi, braccia, mani e gambe) con otto punti di articolazione, che lo rendono una tela bianca perfetta per ogni tipo di personalizzazione.

I Bearbrick sono prodotti in sei dimensioni standard, identificate da una percentuale rispetto al modello base: 50%, grande circa 3,5 cm; 70% (di 5 cm); 100% (circa 7 cm, la dimensione più comune); 200% (14,5 cm); 400% di circa 28 cm; infine la categoria “regina”, 1000%, con dimensioni di circa 70 cm (la più ambita dai collezionisti)

Non si tratta di un gadget fatto da materiali particolarmente pregiati, anzi solitamente è in ABS e PVC, ma le edizioni limitate possono utilizzare metallo, legno, velluto o persino Swarovski. Ogni serie, infatti, include carte d’identità e versioni limitate o nascoste, alimentando il mercato secondario.

Il mercato dei Bearbrick

Ciò che ha reso i Bearbrick oggetti del desiderio è la loro natura di tela per artisti, brand e designer. Medicom Toy invita regolarmente creativi di fama mondiale a reinterpretare l’orsetto, creando un circolo virtuoso di scarsità e prestigio.

Tra le collaborazioni più celebri figurano KAWS, Nike SB, Keith Haring, Andy Warhol, Jean-Michel Basquiat, Chanel e Louis Vuitton.

Non si tratta di un gadget proibitivo per soli ricchi, i prezzi di lancio variano in base alla dimensione e alla collaborazione. Certo, per un 1000%, i retail recenti si attestano tra 900 e 1.210 dollari. Molto più accessibile un 400%, che può costare intorno agli 80-180 dollari a seconda del modello.

Ma è sul mercato secondario che i prezzi esplodono. Il Bearbrick più costoso mai venduto è “Qiu Tu” (1000%) dell’artista cinese Yue Minjun, battuto all’asta per circa 157.000 dollari. Segue il Chanel (Coco Chanel) 1000%, venduto per 30.000 dollari all’asta da Christie’s nel novembre 2019, con valutazioni successive fino a 62.003 dollari.

I vip appassionati

Uno dei principali motivi per la loro fama è indubbiamente lo status simbolo che hanno acquistato soprattutto con la nuova generazione di facoltosi. Rapper, trapper, cantanti e influencer li esibiscono come oggetti d’arredamento di lusso, al pari di orologi o auto. Tra i collezionisti più noti figurano il cantante Pharrell Williams, ma anche Seth Rogen, fino a RM dei BTS e, in Italia, Fedez.

Il cantante e podcaster italiano possiede infatti una collezione significativa, visibile nella sua casa milanese e nel suo studio di registrazione. Tra i suoi pezzi Medicom Toy figura un’edizione limitata da 155 euro, accanto a opere di KAWS, Murakami, Ron English e Jeremyville.

Asset alternativo

Questo mercato è talmente significativo che i Bearbrick sono ormai considerati una forma di “alternative investment”, paragonabile a sneaker da collezione o orologi di lusso.

Un mercato che però è altamente volatile, influenzato da mode e tendenze. Tra il 2020 e il 2021, complici la pandemia e la liquidità globale, i prezzi sono schizzati alle stelle, con modelli 1000% che passavano da poche migliaia di euro a oltre 20.000 dollari.

Ma già dal 2022 il mercato cinese ha iniziato a raffreddarsi: un BAPE x Sorayama 1000% è sceso da circa 28.000 a 18.000 yuan (circa -35%), e un Tom & Jerry è finito sotto il prezzo di lancio.

I Bearbrick rappresentano quindi un ibrido perfetto tra arte, design, cultura pop e finanza. Nati come semplice gadget promozionale, sono diventati oggetti del desiderio grazie a una strategia di collaborazioni intelligente e a una scarsità controllata.

Oggi sono sia opere da collezione che asset alternativi, capaci di attirare l’attenzione di millennial facoltosi, trapper e, sempre più spesso, di chi cerca un investimento non convenzionale. Ma come ogni fenomeno da “hype”, il loro valore dipende dalla domanda: finché è presente, c’è mercato.

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