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Amanda Toy, quando il tatuaggio racconta una storia

Amanda Toy, quando il tatuaggio racconta una storia

Il racconto dell’artista che ha trasformato il tatuaggio in storie di fragilità, gioie ed emozioni

“Ho iniziato a tatuare da giovanissima, nel 1996, quando eravamo ancora in pochi e il tatuaggio era visto principalmente come un qualcosa di underground e di trasgressivo”. Inizia così l’intervista ad Amanda Toy, nata a Genova, ormai milanese di adozione, e soprattutto, avendo passato più di vent’anni a viaggiare per il globo, a pieno titolo, cittadina del mondo.

Lavorando all’estero, dall’America al Giappone, Amanda si è confrontata con diverse culture e nuove realtà, riuscendo a creare, in un mondo all’epoca prettamente maschile, un’espressione tutta sua, imbandita di colori, peculiarità e soggetti totalmente fuori dall’ordinario. Bambole coloratissime dagli occhioni intensi, matrioske, disegni dal profondo imprinting fiabesco rappresentano la sua inconfondibile iconografia; un marchio artistico che, pur senza saperlo, sarebbe diventato un punto di riferimento per le generazioni a venire, una cifra stilistica capace di contraddistinguerla a livello mondiale ancora oggi. Oggi che il tatuaggio, da micro simbolo di ribellione e dal significato più o meno provocatorio, si è elevato a forma d’arte.

Una forma d’arte che non si limita a un disegno sull’epidermide, ma sempre più spesso quell’immagine tatuata, svela una storia, la propria storia. La pelle come una pergamena, capace di raccontare fragilità, gioie ed emozioni. Per questo Amanda Toy va al di là dell’essere una pura artista. “I tatuaggi che indossiamo parlano di noi, delle nostre emozioni più profonde e dei sogni più grandi, diventando una rappresentazione indelebile di quello che siamo.” Oggi, la maggior parte delle persone che si tatua ha una storia da condividere, una storia che vuole raccontare e raffigurare. È fondamentale saper entrare in empatia con loro, saper cogliere le sfumature, per non realizzare solo un disegno, ma una vera e propria narrazione sotto forma di opera d’arte.

“Ho iniziato a fare queste bamboline perché erano in parte una rappresentazione di me, in parte delle persone che tatuavo; ho trovato nella bambolina un soggetto molto versatile per rappresentare storie, il filo conduttore sono stati in primis i loro occhioni. Bambole che si sono evolute e continuano ad evolversi in base ai diversi contesti: posso dire che sono cresciute con me, non solo a livello artistico, ma anche personale.”

Un’evoluzione che può essere percepita anche nel suo studio milanese, che mantenendo sempre un impronta fiabesca, si è arricchito di particolari di design: un luogo incantevole, dove ognuno è invitato a scoprire il potere dei colori e delle sue idee.

La si potrà vedere in azione anche alla Milano Tattoo Convention, dal 31 gennaio al 2 febbraio, dove i più famosi professionisti di tutto il mondo celebreranno la cultura del tatuaggio offrendo una panoramica più ampia su tutte le diverse forme di arte corporea.

“Ho partecipato a tutte le edizioni della Convention, dal 1996, e adesso che vivo a Milano, la sento ancora più vicina. Ci saranno anche artisti newyorkesi con cui lavoro, e lavorare a New York è un’esperienza fantastica, ti permette di varcare orizzonti inconsueti e di immergerti in influenze che non avresti mai immaginato.”

Pittrice, scultrice per poter trasporre la propria arte in uno spazio tridimensionale, straordinariamente originale con le sue Unicorn Poops e illustratrice, Amanda Toy è soprattutto un’artista che ha saputo mantenere fortissimo quel meraviglioso aspetto fanciullesco, così importante e vitale per il processo creativo, capace di inseguire la volontà di guardare il mondo con gli occhi di un bambino.

“Perché la gente ha bisogno di credere nei sogni. Le mie creazioni nascono per portare i colori nel mondo, attraverso il linguaggio del gioco e dare voce alla parte più pura e autentica che risuona in ognuno di noi, quella che non smette mai di credere nei propri sogni e nel volerli realizzare”. E se volessimo creare noi un disegno basato sulla storia di Amanda, raffigureremmo una donna con un grande cuore di bambina, che ha saputo trasformare quei sogni nella sua splendida realtà.

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