Ivan Graziani - Le 10 canzoni indimenticabili
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Ivan Graziani - Le 10 canzoni indimenticabili
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Ivan Graziani - Le 10 canzoni indimenticabili

L'artista abruzzese, nato il 6 ottobre del 1945, ha coniugato la raffinatezza del cantautorato con l'energia del rock

Graziani è stato un magnifico artista irregolare, che merita di essere scoperto dalle nuove generazioni

Mancato prematuramente 22 anni fa, il 1 gennaio 1997, Ivan Graziani, che oggi avrebbe 74 anni, è riuscito a coniugare, nella sua musica, la raffinatezza e l’urgenza del cantautorato con l’energia e la “pancia” del rock.

Virtuoso della chitarra e della parola, Ivan, attraverso i suoi iconici occhiali dalla montatura rossa, riusciva ad osservare la realtà con una nitidezza pari all’ironia.

Il cantautore ha usato la provincia come una leva e non come un recinto, nobilitando la genuinità e la schiettezza del suo Abruzzo che lo ha sempre amato. Troppo raffinato per il pubblico del pop e troppo pop per le rigide vestali del cantautorato impegnato, Ivan ha perseguito con coerenza la sua personale visione dell’ arte non solo nella musica, ma anche nella scrittura e nel disegno. "A me della politica non me ne può fregare di meno" -ha dichiarato Graziani- "Mi interessa, invece, raccontare storie che toccano il sociale. C'è una bella differenza".

Graziani è stato un magnifico artista irregolare, che merita di essere scoperto dalle nuove generazioni. Vi presentiamo qui le sue 10 canzoni più belle, consapevoli che sono solo una piccola parte dell’eredità che ci ha lasciato. [Cliccare sopra su Avanti]

1) Lugano addio

Il tenero ricordo di un amore estivo, dove la Marta che viene evocata (ispirata ad una ragazza di Urbino amica di Anna Bischi, moglie di Ivan) è la figlia di un ex partigiano, sviluppato sopra una melodia dolce e suggestiva. 

2) Fuoco sulla collina

Un piccolo capolavoro di simbolismo antimilitarista, ermetico ed evocativo,  dove il protagonista sedicenne è diviso tra il rassicurante giardino e la pericolosa, ma al tempo stesso allettante collina apparentemente in fiamme (in realtà sono soltanto i riflessi di luce sui trattori che stanno trebbiando). La canzone è un richiamo alla realtà,  una carezza ai valori della provincia e un pugno contro l’omologazione. I lunghi assoli di chitarra elettrica sono da antologia.

3) Firenze (Canzone triste).

Una delle più belle canzoni dedicate a una città, la ballata ruota intorno al triangolo amoroso tra  tre studenti che si trovano lontano da casa. Quando il Barbarossa se ne tornerà in Irlanda con la sua laurea in filosofia, non ci sarà più nessuno a parlare di lei.

4) Pigro

Title track del suo album migliore, Pigro è uno sferzante attacco contro l’ipocrisia di alcuni intellettuali che si fingono liberali mentre castigano i figli, che condiscono di parolacce i loro discorsi quasi come un vezzo e che, in definitiva,  non “sanno distinguere il ramo  da una foglia”. Straordinario il riff di chitarra acustica.

5) Il chitarrista

Ivan Graziani è stato il primo e probabilmente l’unico guitar hero della canzone d’autore italiana, alla quale troppo spesso mancavano ingredienti fondamentali come il coinvolgimento, l’energia e il groove, che qui invece ritroviamo tutti. Il chitarrista è uno dei più fulgidi esempi di rock italiano, senza alcun complesso di inferiorità nei confronti dei colleghi inglesi e americani. Indimenticabile il verso “Signore, è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista”, quasi una preghiera laica per gli appassionati della sei corde.

6) Agnese

L’incipit “Se la mia chitarra piange dolcemente” è un chiaro omaggio a While my guitar gently weeps, scritta e cantata da George Harrison. La delicata melodia, assai simile a Groovy kind of love di Phil Collins,  è ispirata al rondò della Sonatina in Sol maggiore di Clementi.

7) E sei così bella

La canzone d’amore che qualsiasi donna vorrebbe sentirsi dedicare, fu scritta da Ivan per la moglie Anna. Il cantautore non rinuncia neanche qui al suo caratteristico “graffio”, con versi spiazzanti come “E sei così scema/ che più scema non c'è/ed odiarti, lo vedi/è più forte di me”.

8) Monna Lisa

Un basso memorabile introduce il singolare racconto del tentativo di un mitomane italiano di rubare e di sfregiare la Gioconda di Leonardo al Museo del Louvre, una sorta di esproprio proletario a fini culturali. Il brano fu ispirato da un episodio di cronaca, quando uno squilibrato prese a colpi di martello la Pietà di Michelangelo.

9) Signora bionda dei ciliegi

La storia dannunziana di un giovane studente che dopo la scuola è solito intrattenersi con una signora bionda che lo inizia al sesso. L’ex studente ritorna anni dopo nella villa ormai vuota, “per respirare di nuovo la vita vissuta con te”, rievocando con nostalgia le immagini di quei tempi, richiamate dalla vista del divano che ha ospitato numerosi momenti di passione. Il testo, felicemente icastico, fu scritto a quattro mani con Alfredo Rapetti, figlio di un certo Mogol.

10) Maledette malelingue

Il brano, presentato al Festival di Sanremo del 1994, è quasi un ribaltamento della storia di Signora bionda dei ciliegi. Protagonista è qui una quindicenne, più matura della sua età, che ha una relazione con un uomo molto più grande di lei, attirandosi le critiche e gli insulti delle malelingue. Una canzone contro i benpensanti e i pregiudizi, impreziosita da arrangiamenti scintillanti.

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