Microsoft, i motivi del più grande piano di licenziamenti della sua storia

Un’azienda troppo lenta e macchinosa per rispondere alle sfide del mercato, soprattutto quelle legate alla mobilità. Ecco perché Redmond lascerà a casa 18.000 dei suoi attuali dipendenti

– Credits: Satya Nadella, CEO di Microsoft

Roberto Catania

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Un piano di licenziamenti fa sempre notizia. Figuriamoci poi se la sforbiciata arriva dalla più grande multinazionale del software, quella Microsoft che solo fino a qualche anno fa sembrava l’azienda più solida e vincente del Pianeta. E invece no. Nel mondo delle nuove tecnologie - si sa - bastano un paio di annate storte, qualche scelta strategica poco lungimirante, oltre naturalmente ai consueti e imponderabili elementi congiunturali, per far cambiare il vento.

Sta di fatto che Microsoft darà il ben servito a 18.000 dei suoi attuali dipendenti, praticamente il 15% della sua forza lavoro. Una scelta ha spiegato il CEO della società Satya Nadella in una lettera aperta che risponde a due precisi obiettivi: una semplificazione del lavoro e la necessità di arrivare a una piena integrazione con la divisione Devices and Services di Nokia, acquisita formalmente sul finire della scorsa estate.

UNA STRUTTURA PIÙ SNELLA
Si parte da una presa di coscienza: Microsoft ritiene che l’attuale “apparato” dell’azienda sia troppo mastodontico per rispondere con velocità alle sfide del mercato. Nadella ha parlato non a caso di “agilità” e “velocità”, due termini che nel vocabolario di Redmond, soprattutto a livello esecutivo, sembrano essersi persi da tempo. Ma soprattutto ha sottolineato la necessità di riportare nella società quella fame e quello spirito innovativo che è stato il motore del successo aziendale, soprattutto negli anni della gestione Gates.

LA SFIDA DEL MOBILE
Microsoft resta ancora una superpotenza nel mondo dei PC (9 computer su 10 sono equipaggiati con un sistema operativo Windows) ma se si considera l’intero panorama dei supporti digitali (PC, quindi, ma anche smartphone, tablet e altri dispositivi intelligenti) le sue quote di mercato scendono al 14%. Significa in parole povere che Microsoft non è riuscita a replicare nel settore della mobilità ciò che i patriarchi fondatori dell’azienda hanno realizzato a loro tempo sul fronte dei computer fissi. E siccome tutto lascia pensare che il mondo stia andando in una certa direzione (in alcune nazioni, ad esempio negli stati Uniti, il traffico da dispositivi mobili ha già raggiunto e superato quello effettuato da PC ) Microsoft è obbligata a prendere una posizione. Si comincia dal primo inevitabile intervento (quello sulla forza lavoro) ma l’impressione è che si tratterà di una rivoluzione che coinvolgerà tutti i livelli dell’organizzazione aziendale, dalle vendite al marketing dalla ricerca e sviluppo alla supply-chain. "Microsoft deve tornare a pensare con la mentalità di uno sfidante", ha commentato qualche giorno fa lo stesso Nadella. Ed è chiaro che la sfida principale resta quella a Google ed Apple per la conquista della leadership sul mobile.

QUEL CHE RESTA DI NOKIA
Un capitolo a sé merita la vicenda Nokia, laddove la mannaia di Microsoft si è abbattuta con maggior veemenza (più di 12 dei 18 mila licenziamenti riguarderanno proprio il personale dell’ex colosso finlandese delle telecomunicazioni). Dopo circa un anno di transizione, la grande M ha chiarito senza “se” e senza “ma” che l’integrazione fra le due società non sarà indolore. Ma soprattutto che sul piano delle scelte strategiche il cordone ombelicale con la vecchia Nokia verrà tagliato del tutto, o quasi. Lo dimostra, fra le altre cose, la scelta di convertire la lineup Nokia X (la linea di telefonini ibridi basati su Android) verso il mondo Windows Phone. Una sorta di sipario su tutto quello che è stata Nokia prima di essere acquisita da Microsoft.

COME SARÀ LA NUOVA MICROSOFT
Al di là di queste considerazioni, è difficile fare pronostici sul futuro di Microsoft alla luce di quella che si può definire la più grande rivoluzione della sua storia. L’impressione è che il management stia lavorando per creare una realtà più improntata alla cultura di prodotto, che sappia lavorare su team specifici e ben organizzati e che sappia ignorare il rumore di fondo per concentrarsi con tutte le forze sulle aree d’interesse (cloud e mobilità su tutte). Di certo sarà una società che cercherà di eliminare tutti gli ingranaggi intermedi che in questi anni hanno troppo spesso rallentato il processo che porta dalle nascita delle idee alla loro concretizzazione sul mercato. La concorrenza - e il recente accordo fra Apple e IBM ne è l’ennesima riprova - sembra avere le idee molto chiare su ciò che vuole fare da grande. Meglio allinearsi subito prima che siano i numeri a svegliare, traumaticamente, l'azienda dal torpore.

 
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