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La rivoluzione di Revolut, diventata una banca italiana

La rivoluzione di Revolut, diventata una banca italiana

La compagnia britannica macina numeri e continua a lanciare novità, l’ultima è l’arrivo dell’IBAN italiano per i 3 milioni di clienti attivi nello Stivale

Una crescita numerica e di sostanza, perché ad aumentare sono i clienti ma pure i servizi offerti. Seguendo questa strategia Revolut è diventata a tutti gli effetti una banca italiana. Un piano avviato negli anni scorsi con l’operatività della licenza europea nello Stivale, e la conseguente protezione dei depositi fino a 100.000 euro sul conto Revolut, adesso il processo si completa con l’arrivo dell’IBAN italiano. Che sarà offerto a tutti i nuovi clienti che aprono un conto, mentre chi già da tempo si affida all’app finanziaria comparsa a Londra nel 2015 (all’inizio come servizio di cambiavalute senza commissioni) può migrare verso il nuovo codice alfanumerico.

La compagnia fondata da Nikolay Storonsky e Vlad Yatsenko ha avviato le operazione della succursale italiana di Revolut Bank UAB (autorizzata dalla Banca di Lituania e supervisionata dalla Banca Centrale Europea) il 18 novembre scorso e ora, conclusa la fase di test, è operativa. I conti e l’attività della filiale italiana saranno supervisionati dalla Banca d’Italia, oltre che dalla BCE. Il principale cambiamento generato dalla disponibilità dell’IBAN italiano è la scomparsa di dubbi, equivoci ed eventuali scetticismi verso Revolut da parte dei meno avvezzi agli strumenti finanziari digitali poiché, rispetto al precedente IBAN lituano, le transazioni quotidiane si semplificano e diventa tutto più chiaro, come ha spiegato Nicola Vicino, General Manager della succursale italiana. Ogni cliente può ricevere lo stipendio sul proprio conto, pagare le bollette e altri addebiti senza complicazioni ed elementi magari poco comprensibili. Oltre alla capacità di operare in parallelo sul mercato globale e attuare differenti strategie nei singoli Paesi per essere rilevanti anche a livello locale, l’IBAN italiano è stata negli anni una delle richieste più gettonate dei clienti italiani. Secondo uno studio che la stessa compagnia britannica ha commissionato a Dynata, per il 46% degli italiani l’IBAN locale è un fattore essenziale quando si sceglie la banca in cui aprire il conto principale.

I fondatori di Revolut: Vlad Yatsenko e Nik Storonsky

La rivoluzione di Revolut, diventata una banca italiana
I fondatori di Revolut: Vlad Yatsenko e Nik Storonsky

POS 

La rivoluzione di Revolut, diventata una banca italiana
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Nicola Vicino, General Manager Revolut Italia

La rivoluzione di Revolut, diventata una banca italiana
Nicola Vicino, General Manager Revolut Italia

In Italia Revolut conta poco meno di 3 milioni di clienti e l’asticella continua a essere spostata in alto, perché l’obiettivo è raggiungere quota 4 milioni entro la fine del 2025. Per raggiungere, avere e mantenere un simile tasso di crescita, Revolut si è affidata a una serie di servizi che nel tempo sono diventati un ecosistema mirato a premiare i clienti più fedeli (con i RevPoints) e attirare chi ancora non conosce una fintech che, nel complesso, nelle scorse settimane ha superato 50 milioni di clienti. Restando all’Italia, nei mesi scorsi sono stati avviati i prestiti personali, che permettono di ottenere fino a 50.000 euro restituibili con un massimo di 84 rate mensili (e si può anche cambiare la data delle rate). Dopo l’arrivo dei POS al costo di 49 euro e senza canone per il noleggio, con l’Italia terzo paese interessato dall’iniziativa dopo Regno Unito e Irlanda, per l’anno appena iniziato sono previste altre novità, tra cui i conti di risparmio remunerato e il lancio delle carte di credito.

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